Salmo 148

Salmo 148

Ven, 14 Feb 20 Lectio Divina - Salmi

Il Salmo è una lode solenne a Dio creatore e Signore dell’universo, da parte di tutte le creature animate e inanimate, del cielo e della terra, grandi e piccole, invitate a far parte di un unico grande coro.

Com’è indicato espressamente dalla rubrica finale del v. 14b (“lode per tutti i suoi fedeli”), questa composizione è una “lode”; con essa la comunità cultuale d’Israele invita cielo e terra, con tutti gli esseri che essi contengono, ad unirsi a lei nella celebrazione del nome di Jahwèh.

Come paralleli biblici si devono considerare Genesi 1,1-2, 4a; Giobbe 38,39; Siracide 43. In modo particolare il salmo 148 ha un’affinità tematica molto stretta con il canto dei “tre fanciulli” di Daniele 3,52-90. La datazione è bassa: IV sec. a.C.

Il Sal 148 si differenzia dagli altri Salmi simili per la struttura innica e per la posizione delle motivazioni, introdotte da “perché”. Queste, infatti, sono date solo alla fine di ogni parte delle due in cui si divide il Salmo e senza sviluppi: vv. 5-6, e vv. 13-14a. La brevità delle motivazioni contrasta con l’ampio sviluppo degli invitatori delle due parti: vv. 1-4 e vv. 7-13a.

Dal punto di vista stilistico l’autore fa ricorso a copie antitetiche come: cielo-terra, re-popoli, giovani-fanciulle, vecchi-ragazzi. Non rinuncia a qualche filone sapienziale. Il primo emistichio del v. 5 seguito da “perché” è identico a quello del v. 13, formando così un’inclusione e chiudendo con le motivazioni le due parti parallele del Salmo.

Per qualche studioso biblico il v. 14bc è addirittura il titolo del salmo seguente. È evidente che senza l’intero v. 14 il Salmo, data l’inclusione chiastica di “terra” e “cieli”, sarebbe più organico e strutturalmente più ordinato.

È stato osservato che dietro a questi “inni della natura” deve esserci l’influsso della sapienza egiziana la quale, con le sue ricerche nell’ambito delle scienze naturali, prima si è fatta sentire nella letteratura sapienziale d’Israele e poi nella stessa produzione lirica (in modo particolare nel Salmo 104).

Questo Salmo è recitato ogni mattina dai buoni giudei. Il cielo, la terra e tutta la creazione sono convocati per celebrare Jahwèh, restauratore del popolo eletto.

Genere letterario: inno.

Divisione: I parte, vv. 1-6: lode dei cieli: a) vv. 1-4: invitatorio; b) vv. 5-6: motivazioni; II parte, vv. 7-14a: lode della terra: a) vv. 7-13a: invitatorio; b) vv. 13b-14a: motivazioni; Appendice, v. 14bc (aggiunta posteriore).

vv:1-6: È la prima parte dell’inno, dedicata alla lode “dai cieli”; in essa ravvisiamo: la specifica introduzione (v. 1), gli inviti ai vari esseri celesti (vv. 2-4), la richiesta conclusiva di lode (v. 5a) seguita dalla motivazione (vv. 5b-6).

v.2: “Suoi angeli”: sono i ministri di Dio (cfr. Salmi 91,11; 103,20-21; 104,4b). La fede nell’esistenza degli angeli è entrata un po’ tardi nella teologia ebraica, quando non poteva creare ostacoli per il rigido monoteismo. Dal punto di vista letterario e storico, la Bibbia circa la rappresentazione degli angeli è dipendente dalle concezioni del Vicino Oriente.

– “Sue schiere”: letteralmente: “suo esercito”. L’espressione si può riferire, per la legge del parallelismo, agli stessi angeli del primo emistichio, ma destinati ad un altro ufficio, quello di difesa della divinità, come i cherubini babilonesi (cfr. Genesi 3,24), e incaricati di realizzare il giudizio di Dio (2Maccabei 3,24ss.) sebbene partecipino alla liturgia celeste (cfr. Salmi 29,1; 150,1; Tobia 12,12-15). In Genesi 2,1 e Isaia 40,26 le schiere del Signore sono le stelle (cfr. Baruc 3,34-35; Giobbe 38,7) che costituiscono l’esercito di Dio; ma qui non si possono identificare con esse, poiché le stelle sono nominate espressamente nel v. 3.

v.4: “Cieli dei cieli”: l’espressione è un superlativo semitico. Indica i penetrali più segreti della volta celeste, l’area stessa della presenza divina, secondo la concezione biblica ed orientale dei diversi ordini della sfera celeste.

– “Acque al di sopra dei cieli”: sono le “acque superiori”, quelle al di sopra del firmamento secondo la cosmologia biblica (Genesi 1,6-8).

v.5b-6: “Disse e furono creati”: si sottolinea l’efficacia della parola autorevole di Dio (cfr. Salmo 33,6.9).

– “Li ha stabiliti per sempre… una legge diede e non passa”: il salmista afferma la stabilità e l’ordine provvidente della creazione. Dio attraverso le leggi costanti del cosmo impedisce che il creato ripiombi nel caos o nel nulla da cui l’aveva tratto (cfr. Genesi 1,1-2,4a).

vv.7-14: In questa seconda parte dell’inno sono gli esseri “terrestri” ad essere invitati alla lode, come è indicato dalla formula introduttiva (v. 7a), e cioè: mostri e abissi marini (v. 7b); manifestazioni meteorologiche (v. 8), esseri della superficie terrestre e cioè monti e piani (v. 9), rappresentanti del mondo animale (v. 10) e l’uomo nelle sue varie età (v. 12).

v.7: “Mostri marini e voi tutti abissi”: i “mostri marini” già sono stati menzionati nel Salmo 74,13 e sono comuni nelle mitologie orientali. Gli “abissi” indicano più propriamente “il mare” (cfr. Salmo 107,26), l’oceano primordiale indicato di solito al singolare.

v.8: “Nebbia”: alla lettera: “fumo”.

– “Vento di bufera che obbedisce…”: il vento è visto come messaggero divino che obbedisce alla parola di Dio. Infatti, aleggia sulle acque nella creazione (Genesi 1,2); nella notte della fuga dall’Egitto fa dividere il Mare dei Giunchi (Esodo 14,21); è strumento delle comunicazioni divine (Salmo 104,4); è segno della presenza di Dio al profeta Elia (1Re 19,12-13).

v.11: “I re della terra…”: il salmista, nell’ambito del riferimento all’uomo (vv. 11-12), segue la via gerarchica discendente come nella prima parte, ove è partito dagli angeli (v. 29). Tutti i vocaboli del versetto sono in sostanza sinonimi per indicare le autorità costituite.

v.12: “I giovani e le fanciulle…”: queste due coppie antitetiche “giovani-fanciulle” e “vecchi-ragazzi” si riferiscono a tutta l’umanità, senza differenza di età e di sesso.

v.14: “La potenza del suo popolo”: letteralmente: “il corno” del suo popolo. Il corno è simbolo di potenza (cfr. Salmi 18,3; 75,11; 132,17).

v.14c: “Che egli ama”: alla lettera: “a lui vicino”. L’espressione può intendersi sia in senso soggettivo che in senso oggettivo. Può esprimere sia la vicinanza del popolo al Signore, sia quella del Signore al suo popolo per effetto dell’alleanza (Deuteronomio 4,7).