Salmo 150

Salmo 150

Ven, 28 Feb 20 Lectio Divina - Salmi

Il Salmo 150 è da considerarsi come una grande dossologia che, sotto forma di invito a lodare Dio, conclude il salterio. Il Salmo è semplicissimo, composto di dieci acclamazioni, più una acclamazione finale. Le dieci acclamazioni cominciano tutte con la parola "lodate", che dà il ritmo della composizione.

Se ricordiamo che "lodate" in ebraico si dice "hallel" e che l'abbreviazione del nome di Jahweh è "Ja", vediamo che il salmo è ritmato sull'Hallelu-ja": dieci volte più una ripete l'alleluja e lo pone come sigillo del salterio. Abbiamo dunque dieci imperativi: "Lodate", più un ottativo (in ebraico un iussivo, cioè un invito indiretto): "Ogni vivente dia lode", che ripete in maniera universale questo comando.

L'imperativo di lodare è seguito, all'inizio e alla fine, da un oggetto: chi si loda? All'inizio il verbo "lodate" è seguito dal nome di Dio, in ebraico El, abbreviazione di Eloim, il nome arcaico cosmico con cui l'ebreo indicava Dio come l'Altissimo, l'Inaccessibile, Colui che è al di là di ogni nostra capacità di pensare e di immaginare.

L'ultima lode ha come oggetto il nome di Jahweh. La traduzione non rende troppo questa diversità. Bisognerebbe tradurre all'inizio: "Lodate Dio nel suo santuario", e alla fine: "Ogni vivente dia lode a Jahweh".

Jahweh è il nome storico di Dio: significa Colui che è, che sta con l'uomo, che è vicino nella prova, che ha passato il Mar Rosso con Israele. Dunque l'oggetto della lode all'inizio è Dio nella sua espressione di creatore della natura, signore dell'universo; e alla fine Dio come signore della storia, come Colui che guida gli eventi umani.

Negli imperativi del resto del Salmo, invece, il nome ineffabile di Dio non è più detto, ed è sostituito da un pronome: "Lodate Lui nel firmamento, lodate Lui per i suoi prodigi...".

Dopo l'imperativo e l'indicazione dell'oggetto della lode, seguono alcune determinazioni che riguardano: il luogo della lode, il motivo della lode, lo strumento della lode.

Luogo della lode. A chi si rivolge il Salmo, a chi è dato l'imperativo della lode? Se consideriamo il luogo della lode, possiamo comprenderlo. "Lodate Dio nel suo santuario ". I destinatari di questo imperativo sono, dunque, coloro che stanno nel santuario: i sacerdoti, i leviti e tutto il popolo che prega; il popolo di Dio nel momento cultuale. La seconda indicazione del luogo ci porta ad altri destinatari: "Lodatelo nel firmamento della sua potenza". È il cielo inteso come trono di Dio, come tempio celeste. Dunque i destinatari di questo comando sono non solo gli uomini, ma tutta la realtà di Dio che è con Lui: gli uomini, gli angeli, il mondo intero. Come alla nascita di Gesù gli angeli cantano: "Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini" e come, con lo stesso schema, diciamo nel Padre nostro: "Sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra", così qui la lode diventa cosmica; è una lode terrestre a cui risponde la lode celeste. Il Salmo intende, dunque, dire che la lode che noi facciamo risuona in tutto l'universo.

Infine i destinatari di questo comando sono, dopo il popolo nel santuario e gli angeli in cielo, tutti i viventi (nell'ebraico, "ciascuno che respira", "ognuno che ha respiro"). Dovunque esista respiro di vita deve nascere la lode al Signore.

Le motivazioni della lode. "Lodatelo per i suoi prodigi, lodatelo per la sua immensa grandezza". L'ebraico dice più chiaramente: "Lodatelo per le sue forti imprese". Quali sono le forti imprese? Per l'ebreo che legge il Salmo sono evidenti: l'esodo, il passaggio del Mar Rosso, l'ingresso nella terra promessa, la costituzione del popolo, la legge. Il Salmo 106 (2. 9. 15) dice: "Chi può narrare i prodigi del Signore, far risuonare tutta la sua lode? Minacciò il Mar Rosso... concesse loro quanto domandavano". E il Salmo 136 (1. 5. 16) specifica: "Lodate il Signore perché è buono, eterna è la sua misericordia... ha creato i cieli con sapienza... guidò il suo popolo nel deserto". Vengono evidenziate con vigorosi esempi le forti imprese di Dio che quest'ultimo Salmo 150 brevemente richiama.

Si può dunque dire che il Salmo 150 è una sintesi di tutti i Salmi di lode. Tutte le motivazioni concrete e storiche che Israele ha voluto cantare al suo Dio, sono riassunte in questa semplice espressione finale: "Lodate Dio per i suoi prodigi, lodatelo per la sua immensa grandezza". Dio è grande perché sono grandi le sue opere. È questo il tema cantato da Maria nel Magnificat: "L'anima mia riconosce grande il Signore" (Luca 1, 46).

Gli strumenti della lode. Segue l'enumerazione degli strumenti dell'orchestra per lodare Dio: trombe, arpe, cetre, timpani, danze, corde, flauti, cembali sonori e squillanti. È la lista dei pochi strumenti che Israele possedeva per esprimersi in musica. Ma anche qui si scorge un certo ordine. La tromba, che più probabilmente è il corno, quello suonato attorno alle mura di Gerico, è lo strumento tipico dei sacerdoti; l'arpa e la cetra sono gli strumenti usati dai leviti, mentre gli altri sono quelli utilizzati per accompagnare tutto il popolo che canta, danzando, a Jahweh nelle grandi processioni del tempio.

Attraverso questi strumenti sono indicate tutte le possibili modalità dell'uomo di quel tempo per esprimere con il corpo, con le braccia, con la bocca, con la danza, la lode al Dio Altissimo.

Consideriamo che cosa c'è ancora dietro alle parole: "cembali squillanti" o "cembali di acclamazione" come dice il testo ebraico. Questa acclamazione è una parola tecnica, è il grido di guerra che precedeva l'assalto.

Poi questo termine è passato a esprimere la lode del Signore riconosciuto come Re, Salvatore, Messia. È la parola gridata nei giorni di festa: "Nell'ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù si alzò in piedi e gridò" (Giovanni 7, 37 = Gesù alla festa delle Capanne). Questo grido è il modo con cui l'entusiasmo veniva espresso nei momenti culminanti della lode. E Giovanni ci ricorda ancora che "Gesù gridò a gran voce: "Chi crede in me, non crede in me, ma in colui che mi ha mandato " (12, 44). Gesù assume la festosità del tempio per esprimere il suo messaggio.

La lode cristiana. Il luogo della lode cristiana non è più il tempio di Gerusalemme, ma è Gesù Cristo, tempio del Padre. In Cristo noi lodiamo, Cristo è il luogo mistico ma reale della nostra lode. "In Cristo, per Cristo e con Cristo, a te, Dio Padre Onnipotente, ogni onore e gloria!". In Cristo troviamo il luogo della lode perfetta. E noi che in Cristo siamo Chiesa, suo mistico corpo, realtà visibile di Cristo nella storia, siamo il luogo della lode perfetta.

A partire da questo luogo della lode che è il Cristo, che è la Chiesa suo Corpo, anche il tempio diviene luogo della lode; non luogo primario, ma luogo riflesso, luogo dipendente da noi, però luogo testimone di lode.

Luogo di lode del cristiano è anche il mondo, non solo nella sua realtà fisica, ma in quanto vivificato da Cristo, in quanto corroborato e abitato dall'Eucaristia. A partire dall'Eucaristia e nel Cristo, tutto l'universo, redento dal Cristo, diviene luogo della lode perfetta.

Le motivazioni cristiane della lode. La traduzione cristiana più perfetta del Salmo è il Prefazio eucaristico: "È veramente giusto lodarti, o Signore, per Gesù Cristo, per i suoi doni, per i doni dati alla tua Chiesa, per i doni dati ai tuoi santi, per i prodigi manifestati nella storia". Il Prefazio che è il momento iniziale della preghiera eucaristica, è un'applicazione neotestamentaria delle lodi di Dio espresse nei Salmi.

Gli strumenti della lode cristiana. Prima di tutto il corpo dell'uomo. San Paolo scrive: "Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale" (Romani 12, 1). Questo culto spirituale lo rendiamo a partire dal nostro corpo: la nostra bocca, le nostre mani, le cose che sono opera delle nostre mani. Tutto ciò che costruiamo col nostro lavoro può divenire strumento di lode, sempre a partire da noi stessi.

"Ogni vivente dia lode al Signore". Ogni uomo è fatto per lodare Dio. Anche tutti quelli che non ci pensano, anche tutte le persone che sembrano così lontane da una situazione di lode, sono in realtà fatte per questo. La lode è lo stupore di non essere noi il centro dell'universo, è la gioia che ci sia Qualcuno più grande di noi che ci ama senza limiti. Qualcuno che ama ogni uomo.

Domande per l'approfondimento personale e per il discernimento:

  • L'uomo d'oggi sa lodare Dio? Oppure sta perdendo il senso di Dio?
  • Per lodare bisogna fare una scelta, decidere di voler lodare, assumere la lode come atteggiamento fondamentale, evitando di scegliere la rabbia o la rassegnazione. Io so lodare Dio, cioè so vedere il mondo con scelta d'amore?
  • Per che cosa voglio lodare Dio? Per le persone che amo, che incontro ogni giorno; per quelli che soffrono, per ogni creatura umana? So piangere con chi piange e gioire con quelli che godono?
  • I mali che minacciano l'uomo sono sotto gli occhi di tutti: Sono capace di dare un senso positivo, di vedere tutto questo male con gli occhi di Dio, oppure mi limito a imprecare con rabbia?
  • Sono in grado di ricostruire con la carità il male che incontro ogni giorno?
  • Come esprimo questo desiderio di lode?
  • Sono capace di riscattare una pena mia e altrui con un gesto semplice come un sorriso?