Salmo 31

Salmo 31

Mer, 03 Gen 18 Lectio Divina - Salmi

Nella presente composizione, che rivela una trattazione complessa e movimentata, sul tema di fondo, che è quello della supplica, s’innestano motivi abbastanza contrastanti, come quello dell’afflizione, caratteristico dei salmi di lamentazione, quello della fiduciosa attesa, come nei salmi di fiducia, e quello della gioiosa gratitudine, proprio dei salmi di ringraziamento. Come nei Salmi 22 e 28 l’azione del nostro salmo comprende due fasi: l’una di afflizione, in cui predomina la supplica, e l’altra di gioia, in cui il salmista, per l’assicurazione dell’esaudimento ricevuta nel tempio da parte dei rappresentanti di Jahwèh, dà sfogo ai sentimenti di gratitudine verso il suo divino benefattore.

Genere letterario: lamentazione individuale, con motivi di fiducia e di ringraziamento.

Divisione: fiducia (vv. 2-9); supplica (vv. 10-19); ringraziamento (vv. 20-23); esortazione conclusiva (vv. 24-25).

vv.2-9: In questa prima parte l’orante, che nella sua afflizione (v. 8) ha cercato scampo nel tempio presso Jahwèh, esprime innanzi tutto la sua fiducia nella protezione divina (vv. 4-5.7) e la certezza che la sua preghiera sarà esaudita (vv. 8-9).
v.2: “In te, Signore, mi sono rifugiato”: è la frase tecnica con cui nei Salmi si indica il ricorso del perseguitato, o di uno colpito da mali fisici o morali, all’asilo protettivo del santuario, ossia il tempio (cf. Sal 7,2; 11,1; 16,1).
v.5: “Scioglimi dal laccio che mi hanno teso…”: la nuova immagine, tratta dall’ambiente della caccia, fa intravedere che l’orante, che cerca scampo nel santuario, è un perseguitato (cf. v. 9); si tratta forse del “laccio” della calunnia in cui è caduto, e cioè della falsa accusa di idolatria (cf. v. 7)?
v.6: “Mi affido alle tue mani: tu mi riscatti, Signore, Dio fedele”: il salmista perseguitato si affida incondizionatamente al giusto e benevolo giudizio del Signore, da cui dipenderà la sua vita o la sua morte. Tutta la frase è stata posta sulla bocca di Gesù morente dall’Evangelista Luca (Lc 23,46) e anche sulla bocca del protomartire Stefano (At 7,59). Ma mentre nel nostro salmo essa è, oltre che una dichiarazione di fiducia, una protesta d’innocenza, sulla croce e sotto il cumulo dei sassi vuole sottolineare piuttosto, agli uomini e a Dio, l’accettazione totale dell’estremo sacrificio.
v.7: “Tu detesti chi serve idoli falsi”: il salmista ricordandosi che il Signore ha in odio (forma antropomorfica) gli idolatri, afferma la sua fedeltà in lui. “Idoli falsi”: espressione tecnica con cui si designano gli idoli e il loro culto (cf. Sal 24,4; Ger 18,15: Os 12,12).
v.8: “Esulterò di gioia per la tua grazia”: abbiamo qui un’anticipazione del tema della seconda fase (vv. 20-23), che è quello della gratitudine per l’esaudimento avvenuto (o assicurato).

vv.10-19: In questa sezione centrale del salmo abbiamo la lamentazione propriamente detta, in cui il salmista prima presenta a Dio l’“angustia” che lo stringe, e cioè: mortale oppressione, abbandono degli amici, persecuzione dei nemici (vv. 10-14); poi fa salire a lui la sua supplica fiduciosa (vv. 15-19). In quest’ultima pericope ritornano press’a poco gli stessi motivi della prima sezione del salmo.
v.14: Tutto il primo emistichio si trova letteralmente in Geremia 20,20; mentre l’espressione: “il terrore mi circonda” è una caratteristica espressione di Geremia (cf. 6,25; 20,3; 46,5; 49,29), il profeta che più degli altri incarnò la figura del giusto perseguitato.
v.17: “Fa’ risplendere il tuo volto sul tuo servo”. Questa petizione è improntata su uno dei voti augurali della benedizione sacerdotale di Numeri 6,24-26: “Ti benedica il Signore e ti protegga…”. L’illuminazione del “volto” di Dio sul fedele equivale alla divina protezione sperimentata nel tempio, sede della divina presenza (=volto).

vv.20-23: Siamo al secondo tempo della preghiera, quello dell’esaudimento ottenuto (o assicurato), in cui il salmista esprime la sua riconoscenza con una celebrazione della divina bontà, sicuro rifugio per quelli che temono Dio (vv. 20-21), e con una benedizione di ringraziamento alla divina misericordia, causa della sua salvezza (vv. 22-23).
v.20: “Quanto è grande la tua bontà, Signore”: si tratta qui non tanto della divina bontà in sé, quanto piuttosto dei gesti della divina liberalità, che nel nostro caso sono quelli della difesa e della protezione per quanti nella vita sono oggetto di oppressione e di ingiusta persecuzione.
v.21: “…Al riparo del tuo volto”: con questa espressione e simili (cf. Sal 61,5: “all’ombra delle tue ali”) si accenna alla virtù protettiva della divina presenza dimorante nella “tenda” dell’alleanza, a cui è subentrato poi il tempio di Gerusalemme.

vv.24-25: Il salmo si chiude con un’esortazione rivolta ai “fedeli di Jahwèh” perché restino saldi nel loro amore verso Dio, senza dubitare minimamente della sua volontà remunerativa, in quanto il Signore protegge, ripaga oltre ogni misura… Il v. finale 25 è un incoraggiamento fatto all’orante dal sacerdote (o profeta) a conferma dello stato del suo animo già traboccante di fiducia: è una appropriata e degna conclusione a tutto il salmo. “Amate il Signore”: quest’esortazione ad amare il Signore, in questi termini, è unica nel salterio e richiama Deuteronomio 6,5: “Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze”.