Salmo 8

Salmo 8

Gio, 30 Nov 17 Lectio Divina - Salmi

Il salmo 8 è un inno di lode, ma non solo; e può essere diviso in tre parti:

  1. 2a = invito alla lode in forma di esclamazione;
  2. 2b - 9 = motivi: il salmista si sofferma a contemplare la grandezza del "nome" di Dio nel creato e, soprattutto, nell'uomo di cui il Signore "si ricorda".
  3. 10 = Conclusione. Vi si riprende, materialmente, l'esclamazione iniziale.

1. Invito alla lode
v.2 L'esclamazione alla grandezza del nome, benché sia provocata dalla creazione del mondo degli esseri inanimati (cielo e terra), è rivolta non semplicemente a Dio onnipotente creatore del tutto, ma "al nostro Dio", al Dio cioè, che fa parte della storia del popolo, il "Dio dei Padri".

2. Motivi della lode (vv. 2b - 9).
v.3 La grandezza del nome di Yahwè è talmente evidente (almeno quanto il brillio delle stelle), che perfino un bambino non ancora svezzato la riconosce. Qui abbiamo una nota polemica contro gli empi che, nella loro superbia, credono di poter sostituirsi a Dio. Come un tempo il Signore è stato capace di dominare il caos (Gen. 1), così ora può, per bocca di un bambino, mettere a tacere tutti i nemici e i ribelli. I "piccoli" comprendono e accolgono, mentre la superbia e la tracotanza accecano i "grandi".
v.4 "Se guardo il cielo ... ". Il salmista è pervaso di religioso stupore. Immergendo la propria anima nell'immensità e nella maestà del creato, si autopercepisce come un punto. Sullo sfondo di questa immensità gli sale alle labbra una domanda:
v.5 "Che cosa è l'uomo", legato alla polvere da cui è stato formato? Ma nella domanda che sembra esprimere solo lo smarrimento e lo sgomento, c'è già implicita la risposta. Se Iddio ha un pensiero per ciò che riguarda l'immensità del cielo e della terra "opere delle sue dita", di fatto, si ricorda e si prende cura soprattutto dell'uomo che, solo apparentemente, è una tra le più piccole creature.
v.6 "Eppure l'hai fatto poco meno di un dio". L'uomo è una piccola creatura; è la sola ad essere intelligente, la sola ad essere creata ad immagine di Dio (Gen. 1,26); l'unica che con i propri occhi può contemplare e ammirare la luna e le stelle.
vv.7 – 9 Questi ultimi versetti specificano la relazione di sovranità dell'uomo nei confronti del creato. Dallo smarrimento iniziale si giunge alla proclamazione della grandezza dell'uomo come sovrano del tutto: la grandezza dell'uomo torna a vantaggio della grandezza di Dio: "l'hai fatto, l’hai coronato… hai dato, hai posto". Tutto ciò che l'uomo è, o ha, è puro dono di Dio.
v.10 La conclusione è identica all'esclamazione spontanea alla vista del ciclo stellato. La gloria deve tornare a Dio.

3. L'esperienza di Davide. Questo salmo è nato dall'esperienza di uno, Davide, il quale fuggendo nel deserto, perché forse perseguitato dal Saul, contempla il cielo stellato e pensa: "Come è grande Dio e come è piccola la mia vicenda". E mentre si immerge in questa contemplazione si placa, dimentica i suoi affanni e pensa: "Io sono amato da Dio, perché questo meraviglioso universo è per me". L'uomo che sente la sua povertà, improvvisamente si scopre al centro dell'universo. L'uomo Davide - e l'uomo che prega con questo salmo - di fronte all'immensità dell'opera di Dio si accorge di essere amato, di essere in questo universo soggetto di predilezione attenta da parte di Dio.

4. L'uomo nel piano di Dio. Da questa esperienza nasce gradualmente in Davide la chiarezza che il mondo è suo: "Tutto hai posto sotto i suoi piedi ...", e allora ritrova la sua libertà. Il salmo diventa un salmo di lode a Dio. L'espressione che apre e chiude il salmo non è semplicemente uno sguardo contemplativo sulla creazione, ma un'esperienza profonda dell'uomo che si sente amato e quindi ritrova il suo giusto posto nel cosmo, nella storia; ritrova il suo cammino in mezzo alle cose e sopra le cose.
Il centro generatore del salmo sta in quello stupore che è espresso nell'interrogazione centrale: "Che cosa è l'uomo perché te ne ricordi...?". Tutta l'antropologia che sottostà ai salmi, ruota attorno a questi tre grandi concetti: Dio creatore, l'uomo sommamente amato, l'universo -opera di Dio- affidato all'uomo.
Se la visione che ci sta davanti fosse soltanto quella dell'uomo di fronte all'universo così complesso, l'uomo ci potrebbe apparire o schiacciato dalle cose, oppure pieno di tensione eroica nel tentativo di soggiogare l'universo e di spadroneggiare.

5. II cantico delle creature. In questa visuale recuperiamo quella del cantico delle creature di S. Francesco. Non è il cantico di un uomo che nella tranquillità di una visione pacifica contempla l'universo, ma il cantico di un uomo cieco e moribondo, stremato dalla malattia, che ha ancora la forza di riconoscere la grandezza di Dio, la sua bontà, la presenza dell'amore nella sua vicenda di vita.

Domande di approfondimento personale:
* Chi sono io in questa mia vicenda personale?
* So riconoscere, o Signore, la tua grandezza quando penso che tu ti ricordi di me?
* So onorare veramente ogni uomo?
* So rendere onore a coloro che Dio mi ha messo vicino?

Trasposizione cristiana.
Cristo realizza il senso del salmo nella sua incarnazione (cf 1 Cor. 15,26; Mt. 11,25); giunge alla pienezza dell'umanità come uomo adulto (cf Ef. 4,13), come Figlio di Adamo per antonomasia ed immagine piena e perfetta di Dio. Nel contempo Egli conserva sempre l'originalità e la spontaneità infantili. In braccio a Maria egli si presenta come figlio dell'umanità, "nato da donna" (Gal. 4, 4). Questo atteggiamento di semplicità, di meraviglia e di lode, egli lo conserva per tutta la vita. "Chi non ritorna bambino, non entrerà nel regno dei cieli" (Mt. 18, 3). Ci insegna a vedere con occhi nuovi, ingenui e limpidi la creazione, ci dà la capacità e il candore della sorpresa.

Si può rileggere il salmo riconoscendo nel Cristo risorto questo "figlio dell'uomo", fragile, eppure ricolmato da Dio, nella sua risurrezione, di gloria e di onore:
* So riconoscere Cristo, Signore della storia e della vita?
* Come riconosco Cristo, Signore della mia vita?
* Chi è questo Dio che visita ciascuno di noi, uomini poveri, che si cura di noi, che si ricorda di noi? È il Cristo eucaristico, centro della vita della Chiesa.
* "Signore, chi siamo noi perché tu ti ricordi"? Come posso io ricambiare questo tuo ricordo per noi? (cf Monconi - Martini - Schokel).