Salmo 9-10

Salmo 9-10

Gio, 30 Nov 17 Lectio Divina - Salmi

I salmi 9 e 10 del TM (Numerazione ebraica) sono riuniti in un solo salmo dai LXX, per cui la numerazione greca (seguita dalla Volgata) risulta d’ora in poi e fino al salmo 148 di una unità in meno rispetto a quella ebraica. Ma la diversità dei temi trattati (liberazione dell’indigente dai nemici; potestà giudiziaria e regale di Jahwèh su tutti i popoli; la sicurezza dell’empio quale tentazione per la fede dei deboli) rendono molto problematica l’unità del salmo.

Genere letterario: Genere misto, ringraziamento individuale, inno a Jahwèh re, lamentazione individuale, riflessione sapienziale.

Divisione: Introduzione (2-3); gratitudine per l’intervento divino (4-5); Jahwèh giudice delle genti (6-9); Jahwèh, roccia di scampo per i perseguitati (10-11); annunzio fra le genti della salvezza e del giudizio di Jahwèh (12-17); preghiera perché tutte le genti non dimentichino il Signore, ma si convertano a lui (18-36); la sicurezza dell’empio, una tentazione per il giusto (10, 1-7)

vv.2-3: “Loderò il Signore…”(v. 2): il salmo è introdotto da espressioni di ringraziamento. Le gesta meravigliose operate da Jahwèh hanno fatto nascere nel salmista un sentimento di profonda gratitudine che lo spinge ad esternare la sua gioia in un canto di lode. “Le tue meraviglie” (v. 2) sono tutti i prodigi dell’esodo, della creazione e i gesti di salvezza di Dio per il giusto fedele. “O, Altissimo” (v. 3) è l’appellativo divino, attribuito a Jahwèh, che mette in risalto l’aspetto universale della sua regalità e appare per la prima volta in Gn 14,18. La sua menzione qui serve ad annunciare uno dei temi principali di questo salmo: Jahwèh giudice del mondo e sovrano signore di tutti i popoli.

vv.4-9: Il salmista, perseguitato, si è rifugiato nel santuario, ha esposto a Jahwèh la sua causa ed egli in modo meraviglioso è intervenuto in difesa del suo fedele (vv. 5-9). Il Signore è il Dio d’Israele, il suo protettore da tutti i nemici; le genti, cioè tutte la nazioni straniere che vivono fuori dall’Alleanza, sperimentano con sconfitte e distruzioni i segni della sua “giustizia” punitrice.

vv.10-15: L’esperienza personale del salmista e quella collettiva d’Israele sono un invito per tutti i fedeli di Jahwèh (“quanti conoscono il tuo nome”) a rifugiarsi in lui, l’unico “rifugio sicuro” di salvezza “in tempo di angoscia” (v. 10).
Il salmista (v. 14) ritorna al pensiero iniziale della salvezza portata da Jahwèh che l’ha strappato da un pericolo mortale e sente perciò il bisogno di esprimere la sua gioia riconoscente “alle porte della città di Sion”, cioè di Gerusalemme, che sono l’immagine della vita e della vicinanza di Dio (v. 15).

vv.16-21: Dio mette in atto il principio della “nemesi storica”; fa, cioè, che il malvagio cada vittima della sua stessa malvagità (v. 17). –“Tornino gli empi negli inferi” (v. 18): gli “inferi” è la patria naturale (luogo di origine e luogo di destinazione) di quanti, individui o collettività, vivono sulla terra nella completa dimenticanza di Dio; è il luogo e il destino degli empi, dove l’uomo ridotto a una esistenza evanescente e larvale (Sal 6,6) non può lodare Dio. Chi non ha voluto e ricordato Dio nella vita terrena non lo può neanche nell’oltretomba. –“Il povero non sarà dimenticato”: il “povero”, soprattutto nei salmi ha un posto particolare e appare come il perseguitato che, vittima della prepotenza umana, cerca rifugio nel Signore; egli è descritto come “misero”, “indigente”, “oppresso”, “vittima” dell’ingiustizia umana. –“…le genti che sono mortali” (v. 21): contro la superbia che fa dimenticare all’uomo i limiti della sua condizione umana, il Signore deve riempire “di spavento” tutti i dimentichi di Dio e ricordare loro che “sono mortali”, cioè in una condizione umana fragile e debole, destinata alla morte.

vv.22-25: "Perché, Signore, stai lontano?". Il salmista, passando a riflettere sullo spinoso problema della felicità degli empi e della cattiva sorte che spesso tocca ai deboli e agli innocenti, si rivolge a Dio con la caratteristica domanda del giusto perseguitato: come mai Dio, giusto giudice, pare assente alle tristi vicende del “misero”, “del povero”, vittima dell’arroganza dell’empio? –“Dio non se ne cura: Dio non esiste” (v. 25): non si tratta della negazione dell’esistenza di Dio (l’ateismo teoretico è estraneo agli antichi orientali), ma della negazione del suo intervento a difesa degli oppressi. Si tratta di ateismo pratico (cf. Sal 14). Le parole dell’empio negano l’interessamento e l’intervento di Dio a favore dell’uomo.

vv.26-32: In questi versetti è espressa tutta la falsa sicurezza e tracotanza dell’empio, il quale è convinto che realmente le “sue vie” prospereranno e che “le sue imprese riescono sempre” (v. 26). L’empio viene descritto in modo infernale e con armi mortali; ha la bocca piena di frodi e “sotto la sua lingua sono iniquità e soprusi” (v. 28); sotto la sua lingua si nasconde un veleno letale. –“Sta in agguato dietro le siepi” (v. 29): con l’immagine della caccia, utilizzata spesso dal Salmi, si descrive il metodo subdolo ed insidioso che usa l’empio per opprimere e sopprimere l’innocente. Nei vv. 26-32 si descrive la mentalità e l’atteggiamento dell’empio che, negando l’interessamento di Dio per l’uomo, disprezza le sue leggi opprimendo con inganni, tranelli, agguati, violenza e soprusi il misero. L’empio pensa: “Dio dimentica, nasconde il volto” per non vedere “più nulla” (v. 32). Questo è il peccato dell’empio: non ha voluto vedere il volto di Dio.

vv.37-39: Il Salmo si conclude con un inno di esaltazione a Jahwèh re, che debella tutti i nemici del suo popolo, ascolta il grido dei poveri e difende l’orfano e l’oppresso. –“Il Signore è re in eterno, per sempre”: Il Signore re e creatore dell’universo è nello stesso tempo re e Signore del popolo di Israele; questo è il tema proprio dei “Salmi regali” (cf. Sal 24). Il Salmo si chiude con una professione di fede nella giustizia di Dio che salva “l’orfano” e “l’oppresso”, ma riduce al nulla l’uomo che, dimentico della sua condizione di creatura, ha osato sfidarlo.

Riflessione personale:
Cosa penso e come mi comporto davanti alle palesi ingiustizie sociali ed individuali che vedo sparse nel mondo?
Pongo sempre tutta la mia fiducia e sicurezza nella Provvidenza di Dio?
Quali reazioni provoca in me il male che vedo nel mondo? Mi turba il fatto che il “buono” è spesso nella sofferenza, mentre il “cattivo” vive nelle gioie di questo mondo?
Quale valore do alla sofferenza?
Come reagisco davanti all’empio, cioè all’ateo che non crede e combatte la religione?