Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe

Mer, 20 Dic 17 Lectio Divina - Anno B

La pericope evangelica, proposta per la Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe per l’anno B, ci è offerta dall’evangelista Luca, che ha scritto il Vangelo intorno agli anni 70 in lingua greca. Luca non è stato testimone oculare, ma ha seguito Paolo nell’annuncio della buona novella. Ha composto il Vangelo dopo aver fatto accurate ricerche su ogni circostanza fin dagli inizi, e ne ha fatto quindi un resoconto ordinato. Luca nel Vangelo sottolinea particolarmente la dimensione universale della salvezza, e i destinatari sono soprattutto i cristiani provenienti dal paganesimo.
Il brano (Lc 2,22-40), scelto per la liturgia di questa domenica, è composto di tre parti: presentazione di Gesù al tempio (vv. 22-24); incontro con Simeone e Anna (vv 25-38); conclusione (vv. 39-40).

vv.22-24 - Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione …
Subito, di fronte a questa affermazione, sorge un forte interrogativo, perché la purificazione, nell’ordinamento giudaico, riguardava solo la madre, la quale, dopo quaranta giorni dalla nascita del figlio, compiuti i giorni della sua purificazione, doveva recarsi al tempio che comportava un’offerta sacrificale. Perché Luca indica che la purificazione riguarda “loro” al plurale?
Loro! Chi? Gesù e Maria, o forse anche Giuseppe? Cosa vuole dire con questo “loro”?
È cosa buona porre delle domande al testo, dialogare con lui. Porsi sotto la sua luce per ricevere illuminazione, discernimento, comprensione. Non cerchiamo però di dare noi delle risposte, ma cerchiamole nel testo stesso, proseguendo una lettura attenta, impregnata di fede, sotto la guida dello Spirito Santo, rimanendo sulle ginocchia della Chiesa, con l’aiuto della Tradizione, del Magistero, dei Padri della Chiesa, con l’aiuto di altri passi della Parola che possono illuminare il testo stesso. Questa è Lectio.

vv.25-28 Incontro di Simeone con Gesù - Per tre volte nei due versetti 25-26 viene nominato lo Spirito Santo. Lo Spirito Santo era su di lui. Lo Spirito Santo gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Cristo del Signore. Mosso dallo Spirito, si recò al tempio.
Simeone è una delle grandi figure menzionate nel Vangelo da Luca accanto a Gesù bambino. È un vegliardo saggio, che attende con fiducia la venuta del Messia. Rappresenta tutto il popolo d’Israele, è un anawîm che, nella sua umile povertà, pone la sua fiducia in Dio. Lo Spirito Santo era su di Lui e Simeone è disponibile a quanto gli indica. Si reca al tempio non casualmente, ma mosso dallo Spirito, il quale gli aveva preannunciato che non avrebbe visto la morte senza aver visto prima il Cristo del Signore. E accoglie tra le braccia Gesù, riconoscendo il Lui Colui che il Signore gli aveva indicato.

vv.29-32 Nunc dimittis
La gioia di aver incontrato il Messia fa prorompere Simeone in un canto di ringraziamento. Simeone, preso da una grande esultanza, riconosce che ora il Signore può lasciare, sciogliere il suo servo perché vada in pace; in quella pace che viene proclamata al mondo dagli angeli al primo apparire del Messia deposto in una mangiatoia (cf. Lc 2,14), e lungo tutto il Vangelo fino all’incontro di Gesù con gli apostoli dopo la risurrezione, ai quali rivolge la parola dicendo “pace a voi!” (Lc 24,36).
Simeone gioisce per aver visto la salvezza del Signore preparata davanti a tutti i popoli: è luce per tutte le genti, offre a tutti la possibilità di vedere con chiarezza, è una luce che squarcia le tenebre e svela quanto nel buio non è possibile vedere. Tutto questo è a gloria del popolo d’Israele, scelto non perché il più grande, il migliore, ma perché così è piaciuto al Signore. E il Signore è fedele nell’amore e la sua parola è stabile.

v.33 Il padre e la madre di Gesù si stupivano…
Le parole di Simeone provocano stupore in Maria e Giuseppe. La nascita di Gesù Messia,ha causato fin dal primo momento stupore, meraviglia, gioia, lode. Questo versetto prepara l’annuncio dell’oscura profezia del futuro di questo bambino.

vv.34-35 Simeone li benedisse e a Maria, sua madre disse…
Simeone offre la benedizione prima di annunciare la terribile profezia che coinvolge Maria assieme al Figlio. Questi versetti sono di una densità impressionante. Per comprenderli bene è necessario farsi illuminare dal testo con le parole usate nella lingua in cui è stato scritto.
Cerchiamo di entrare nel testo con il desiderio di conoscere quanto il Signore desidera comunicare con la seguente frase detta da Simeone, per poter incamminarci dietro a Lui, Gesù: luce delle genti.
“Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione – e anche a te una spada trafiggerà l’anima – , affinché siano svelati i pensieri di molti cuori”. Questa è una traduzione corretta, ma alcuni termini, offerti in italiano in modo da essere più comprensibili, tolgono la luce che offrono i termini nella lingua originale.
Vediamo subito il primo verbo della frase: “Ecco, egli è qui” Certo è qui, ma come? In greco viene usato il termine “keimai” con il significato di: “giace, è disteso, riposa, è posto, è adagiato, è deposto”. Il verbo “keimai” è lo stesso che troviamo in Lc 2,12 quando l’angelo annunzia ai pastori che troveranno un bambino avvolto in fasce che è adagiato (keimai) in una mangiatoia. Viene ripetuto al v. 16 dello stesso capitolo quando i pastori giunsero e trovarono il bambino adagiato “keimai” nella mangiatoia. Lo stesso verbo troviamo in Lc 23,53 per indicare quando, dopo aver deposto dalla croce il corpo di Gesù e averlo avvolto in un lenzuolo, Giuseppe di Arimatea lo pose “keimai” in un sepolcro scavato nella roccia. È un verbo che abbraccia Gesù dalla nascita alla sepoltura, dall’esser posto avvolto in fasce in una mangiatoia all’essere posto avvolto in un lenzuolo in un sepolcro. Ed è di fronte a Lui, che contempliamo giacente in una mangiatoia e in un sepolcro, che emerge la verità di Colui che è immagine del Padre, disposto a farsi pane nella mangiatoia e testimonianza di amore totale abbandonato in un sepolcro. Le bende giacenti “keimai” viste da Simon Pietro entrato nel sepolcro dove era stato posto Gesù (Gv 20,6), sono per Pietro la testimonianza della Risurrezione del Signore. L’immagine impressa con colori di sangue nel lenzuolo che aveva avvolto il corpo di Gesù, sono la testimonianza di quanto il Signore, benedetto Egli sia, è disposto a fare per noi!!! È il Signore vivente, innamorato di ciascuno di noi, un segno di contraddizione di fronte al quale si prende posizione. Di fronte a Lui si gioca la nostra caduta o la nostra risurrezione. Credere in Lui che vuole solo il nostro bene e quindi avere la vita piena, o rifiutarlo e andare verso la morte.

Anche noi siamo chiamati ad essere luce per il mondo. Gesù afferma: “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che è adagiata ‘keimai’ sopra un monte” (Mt 5,14). Anche Maria, la madre di Gesù, è coinvolta nelle sofferenze del Figlio: “- e anche a te una spada trafiggerà l’anima-, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori”. Gesù e Maria sono interamente consacrati a Dio, e non alla sofferenza e alla morte. Il disegno del Padre non è quello di addossare loro le sofferenze più immani: “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. (Gv 3, 16). Dio desidera immensamente la nostra salvezza, desidera con tutta la forza del suo amore che troviamo la via della vita piena: “Questa è la vita eterna (la vita piena): che conoscano te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato Gesù Cristo” (Gv 17,3). Per poter far comprendere all’umanità, immersa “nelle tenebre e nell’ombra della morte” (Lc 1,79) su quale via è necessario incamminarsi per trovare la vita autentica ha inviato il proprio Figlio, quale icona, manifestazione dell’amore del Padre, amore donato, donante e perdonante, che anche sulla croce non fa morire l’amore, neppure verso i suoi crocifissori. È un amore appassionato che non disdegna le sofferenza più atroci per conquistare ciascuno di noi alla vita, all’amore. Sulla croce ha vinto l’Amore! Guardando Gesù e Maria sul Calvario ogni intimo pensiero che sale dal cuore è svelato. Non si può barare. Il nostro amore è frammisto di tanta cenere fatta di tornaconto, egoismo, ricerca di sé, desiderio di supremazia, ripiegamento su se stessi, opinione esagerata di sé e disprezzo degli altri, invidia nei confronti del prossimo, gelosia che porta alla rivalità… ecc.
Dalla luce emersa dal testo si comprende quale risposta è possibile dare alla domanda posta all’inizio della Lectio: “perché Luca indica che la purificazione riguarda ‘loro’ al plurale; cosa vuol dire con questo loro? Chi vuole indicare?”. Abbiamo visto che Gesù e Maria hanno un amore che non viene meno nemmeno di fronte alle sofferenze più atroci. Non hanno bisogno di purificazione, anzi, ci fanno strada per capire da che cosa dobbiamo purificarci, per quale via è importante che ci incamminiamo. Allora la purificazione riguarda noi, e lo possiamo fare immergendoci nell’amore del Signore, seguendo le sue orme come ha fatto Maria, la vera discepola che ha ascoltato il Maestro fin da quando lo ha portato nel grembo, e lo ha seguito con perseveranza fin sotto la croce. Qui la spada, predetta da Simeone, è stata veramente una spada enorme! Il termine usato in greco da Luca per indicare tale spada è: “romfaia”, che designa una larga sciabola a doppio taglio!

vv.36-38 La profetessa Anna… non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno
Luca è attento al mondo femminile, e nota la presenza della Profetessa Anna. Ella, per i lunghi anni trascorsi nel tempio a servire il Signore in digiuni e preghiere, ha la luce interiore per comprendere quale bambino le stava di fronte e lodava Dio e parlava del bambino a quanti aspettavano la redenzione di Gerusalemme.

vv.39-40 Fecero ritorno a Nazaret. Il bambino cresceva e si fortificava …
Come qualsiasi altra famiglia, dopo aver adempiuto ogni cosa secondo la legge, ritornarono a casa, a Nazaret, dove Gesù cresceva e si fortificava pieno di sapienza e la grazia di Dio era su di Lui.