XV Domenica del Tempo Ordinario

XV Domenica del Tempo Ordinario

Gio, 12 Lug 18 Lectio Divina - Anno B

L'assemblea è riunita per celebrare il mistero pasquale del Signore nel quale ogni cristiano è chiamato a divenire ciò che celebra.

Marco è la guida per tutto l'anno "B" e la Chiesa ha preparato per noi il brano che inizia i discepoli alla missione: Mc 6,7-13. Si potrebbe chiamare, questa domenica, la domenica del viaggio.

Marco non è presente quando il Signore Gesù dà il mandato della missione ai dodici. Egli vive, di domenica in domenica, l'esperienza della convocazione della prima comunità cristiana. Marco ascolta, vede, conserva, racconta e scrive per noi.

È il giorno della consegna del potere: Dava loro il potere sugli spiriti immondi. È l'autorità stessa di Dio su malattie incomprensibili, psichiche, non volute da Dio. Questo potere è la Parola di Dio: Viva, efficace, tagliente come spada a doppio taglio.

Non pane devono portare, perché essi portano l'unico pane: Gesù.

Portano il bastone: ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che il bastone. I padri antichi invitano a sostare sul senso del bastone. I padri antichi rievocano l'evento del passaggio del mar Rosso. Prendi il bastone, è detto, alludendo al potere della croce del Signore. Prendi il bastone e percuoti il mare, cioè apri il mare perché il popolo passi all'asciutto, al di là del mare.

Il mandato di oggi segue la prima tappa del racconto di Marco definita dagli esperti la tappa della fede: Gesù dorme sulla barca, mentre attraversa il mare.

È necessario sostare sull'insieme della tappa che prende il mandato della missione. Il linguaggio catechetico dell'evangelista Marco, quell'attraversamento del mare acquista il valore simbolico di un viaggio attraverso il cuore dell'uomo. Il comportamento di Gesù dormiente testimonia il sonno confidente del figlio, che riposa nel cuore del Padre. È esattamente per riposare con lui che ha convocato i discepoli e ha fondato la comunità: per raccogliere attorno a sé una comunità di ascoltatori della Parola, che si affidano all'iniziativa del Padre.

"Non avete ancora fede?” (4,40) Così Gesù si rivolge ai discepoli, quando questi lo svegliano spaventatissimi per quello che sta succedendo in seguito alla tempesta scoppiata sul mare. Non avete ancora fede? Nel seguito della narrazione, fino al capitolo 6, Gesù dimostra di essere il signore del cuore umano, andando al di là, e poi ritornando al di qua del mare; dall'altra parte del cuore e da questa parte del cuore per essere maestro della fede, ossia maestro dell'ascolto della Parola. Così Gesù realizza da parte sua, la possibilità di una vita nuova, liberata dalla malattia della morte. Eppure (nel vangelo di domenica scorsa) Gesù si meraviglia della loro incredulità. Erano i suoi concittadini, i suoi parenti, i suoi fratelli e le sue sorelle che si scandalizzano di lui. Ma in questa incredulità sono implicate, in prima istanza, proprio i suoi discepoli. Gesù constata che i suoi discepoli non sono disposti a stare dove sta lui, a riposare dove riposa lui, sul seno del Padre. Non sono disposti a fidarsi così come l'ascolto della Parola esigerebbe. D’altra parte, sono increduli, perché sono sordi e non ascoltano, bisognosi di una loro iniziativa autonoma, non riposano; increduli non sono disposti a stare con il Figlio in obbedienza all'iniziativa paterna di Dio.

Ma Gesù riprende in mano la situazione e rilancia sua iniziativa pedagogica. Il Vangelo di oggi è la seconda tappa del suo programma di insegnamento.

Oltre che per "stare" con lui li ha chiamati "per mandarli". È la pedagogia della missione.

Gesù è in viaggio. E il viaggio dei discepoli si inserisce nel contesto del viaggio di Gesù. È Gesù che è itinerante, mentre va sviluppando il suo insegnamento di villaggio in villaggio: il viaggio dei discepoli è appoggiato sul viaggio di Gesù, anzi è incastonato in esso, così da prender senso in quanto reticolo delle strade percorse da Gesù ne costituisce il disegno portante.

I discepoli ora sono fisicamente lontani dal maestro e affrontano strade che li espongono a situazioni nuove, ma quando Gesù li invia in missione, il suo intento è esattamente quello di costruire eventi, di suscitare momenti validi per un'esperienza di comunione. Il viaggio dei discepoli costituirà l'occasione propizia per rendere attuale la comunione tra Gesù, che è in viaggio, e i discepoli, adesso inviati.

Se Gesù li allontana da sé, inviandoli in missione, è per costringerli a sperimentare quale sia l'intenzione missionaria del maestro, ossia quale sia l'intenzione di Gesù nell'adempimento del suo viaggio. Tutto questo dovrebbe consentire ai discepoli di sintonizzarsi con il viaggio del maestro.

Inviando i discepoli Gesù sta costruendo con molta sapienza e molta misura situazioni che dovrebbero condurre i discepoli a vivere esperienze di comunione con lui, come fino a questo momento non è stato possibile. Proprio l'esperienza del viaggio dovrebbe diventare per i discepoli l'occasione di condividere quelle intenzioni che sono nel cuore del maestro viandante.

Ecco, i discepoli sono partiti; ritorneranno.

L'orante della colletta di questa domenica ci fa pregare così: Donaci o Padre, di non avere nulla di più caro del tuo Figlio, che rivela al mondo il mistero del tuo amore e la vera dignità dell'uomo; colmaci del tuo Spirito, perché lo annunciamo ai fratelli con la fede e con le opere.

È lui, Gesù l'olio che lenisce le ferite della vita; è lui l'unico pane che sazia la fame.

È lui il bastone che, picchiando la roccia, ne fa scaturire l'acqua per la vita.