XVI Domenica del Tempo Ordinario

XVI Domenica del Tempo Ordinario

Lun, 15 Lug 19 Lectio Divina - Anno C

Gesù mette al primo posto l’atteggiamento di Maria. Questo vuole dire che il primo atteggiamento necessario per il discepolato non è “fare”, ma “ascoltare”. Il discepolato non è il risultato di un nostro sforzo, di un impegno per costruire qualche cosa di grande. Il discepolato è per noi prima di tutto accogliere il Signore nella nostra vita. Accoglierlo come Signore, perché solo in questo modo la nostra vita viene unificata intorno al rapporto e all’obbedienza a Lui. L’ospitalità alle Querce di Mamre (prima lettura) rivela un Abramo generoso e solidale non solo verso i parenti, come voleva la mentalità dell’epoca, ma accogliente e ospitale anche nei riguardi degli stranieri. L’ospitalità di Abramo è indizio di una sua disponibilità all’altro che è in realtà apertura all’Altro, a quel Dio che chiede di essere accolto nella nostra vita tramite la fede. Dopo un grande darsi da fare, Abramo rimane in ascolto silenzioso, in piedi davanti ai suoi commensali. Il suo silenzio è figura della fede che ascolta, che attende e si abbandona con fiducia alla parola di Dio.

v.38: Che Gesù accolga l’invito di una donna ad andare a casa sua è contro le norme seguite da un buon rabbino. Ancora più grave, per la mentalità del tempo, risulta l’infrazione di voler insegnare alle donne. Il comportamento di Gesù è in questo senso anomalo. Maria si presenta come colei che intende assumere un ruolo, quello dell’ascolto, che spetta solo agli uomini. È utile ricordare che il precedente brano del buon samaritano era stato provocato proprio dalla questione del primo dei comandamenti, dove amore di Dio e del prossimo vengono strettamente associati. Ma l’amore per Dio, come insegna già l’Antico testamento nel celebre “Ascolta Israele” è concretamente l’ascoltare la parola divina, il lasciare che essa plasmi il nostro cuore e diventi forza concreta di azione.

Quando Gesù entra in una casa, si dice il nome di coloro che sono in casa: c’è Marta e c’è Maria. Lo si può legare a quella Chiesa che vive la dimensione capillare del suo essere, che permette che le persone si conoscano per nome.

v.39: In Maria si manifesta quello che è l’atteggiamento più consono alla presenza di Gesù. La presenza di Gesù porta Maria a tenere nei confronti di Gesù l’atteggiamento del discepolo. Lei si siede ai piedi di Gesù per ascoltare la sua parola. La presenza di Gesù induce Maria a due atteggiamenti: un atteggiamento di discepolato (sedutasi ai piedi di Gesù) e un atteggiamento di ascolto della parola di Gesù. Il sedersi ai piedi di Gesù e ascoltare la sua parola dichiara la volontà di Maria di dare risalto a Gesù stesso. Il sedersi ai piedi e ascoltare la parola sono i gesti del servizio. Maria non fa niente, guarda e ascolta il Signore. Certamente non si può vivere di ascolto, prima o poi dovrà anche alzarsi e servire; ma l’inizio, l’origine, la sorgente, è lì nell’ascolto ai piedi del Signore. Perché l’identità del discepolo è un dono che ci viene fatto da Lui; dalla premura, dall’attenzione, dall’amore con cui ci viene incontro. È significativo: Maria è ai piedi del Signore per ascoltarlo; ma che cosa ascolta? Non si dice che cosa il Signore gli abbia insegnato. Le ha insegnato ad essere discepola, a riconoscere Gesù come il suo maestro.

Ascoltare è la base, l’inizio e il fondamento, e da questa parola deve nascere tutto il resto, tutta la vita cristiana. Nella vita dell’uomo e nella vita del cristiano, ricevere è più radicale che dare. L’uomo è chiamato a dare ma prima deve ricevere. La vita incomincia con il ricevere non con il dare. La vita incomincia con il ricevere quello che vale per la vita fisica umana, perché vale per la vita di fede cristiana. Si tratta di ricevere per dare e di ascoltare per potere dire. È giusto e fondamentale che io dica, ma per dire devo avere ascoltato. Quindi, all’inizio ci sta l’ascolto: una parola di Dio che plasma la comunità cristiana, che le dà i lineamenti fondamentali, la regola di crescita. La comunità cristiana cresce secondo una regola che è scritta nella parola di Dio. Pensate all’immagine classica del seme che il Nuovo Testamento usa in modo frequentissimo per indicare la parola di Dio, oppure a quello che S. Paolo dice del nutrimento dell’Eucaristia che va nella stessa direzione. Da questo punto di vista, Parola e Eucaristia, sono parallele, cioè sono ascoltare e ricevere: Ascoltare, quello che il Signore ha da dire, è ricevere la forza del suo amore che è l’Eucaristia.

v.40: Servire è sempre un essere lasciati soli, perché la croce è sempre un essere lasciati soli. Anzi, tanto più si è soli, tanto più si è in comunione. Marta non coglie, nel suo essere lasciata sola, come di fatto il suo servizio è il servizio della croce.

La chiave del discorso non sta tanto nella frase che Gesù dice a Marta, quanto piuttosto a ciò che la provoca. Signore, non ti curi che mia sorella mi ha lasciato sola a servire? Perché questa è una frase importante? Gesù non dice: “smettila di servire”. Gesù piuttosto dice: “vivi il servizio come vivi lo stare ai miei piedi”. C’è un servizio che non è il mettersi ai piedi; c’è un servizio che domina, un servizio per il quale si avanzano delle pretese. Questo non è il servizio che ci è chiesto. Il servizio che ci è chiesto è il servizio vissuto come ascolto. Tu fai tante cose: bene. Allora vivile ai piedi, vivile ascoltando. Sappi cogliere che di tutto ciò che fai, che va fatto, ciò che va tenuto è la possibilità che questo servizio ti dà di ascoltare. Si può essere uomini e donne di potere nella misura in cui si è una Chiesa che pretende per il servizio che svolge. Questo non è l’atteggiamento. Il servizio induce all’ascolto e nasce dall’ascolto. Si tratta di fare tante cose come chi sta ai piedi del Signore. Perché il servizio è essenzialmente il servizio che Gesù ci rende. Qualsiasi servizio, soprattutto il servizio di condivisione con la povera gente, è un mettersi al servizio. Allora proviamo a pensare al servizio legato ai diaconi. Se i diaconi sono animatori del servizio, sono animatori di questo servizio. Non si tratta di non fare le cose, ma di fare con quella condizione di chi sta ai piedi, riconoscendo che in ogni servizio la cosa migliore non è quello che facciamo noi, ma è quello che fa lui, cioè l’ascolto di Lui.

v.42: Dobbiamo condurre attraverso l’ascolto i nostri comportamenti verso l’unità. Non si tratta però solo di diminuire la quantità di azioni che facciamo, perché l’unità di cui parla il vangelo è un’altra ed è l’unità della persona innamorata. L’amore dà davvero unità a tutta la vita. È l’amore del Signore ciò che dà unità alle diverse attività e comportamenti. È questo che il Signore ci chiede ed è questo di cui Maria è il modello. Maria che, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola, è il modello di una vita cristiana che nasce dall’ascolto, che è contemplativa sempre, quando prega ma anche quando agisce, perché quando opera sta alla presenza del Signore e le cose le fa sempre per il Signore, secondo la sua volontà e nell’ottica del piacere a lui.

C’è la definitività di un dono. Questa parte che Maria si è scelta se la dovrà tenere e non le sarà tolta. È una garanzia, ma non necessariamente una garanzia di successo: a volte il Signore diventa ingombrante nella vita. Questa dimensione che Maria vive è la parte di un tutto: Maria si è scelta la parte migliore. Non c’è mai nessuno che, ascoltando o servendo, non sia parte di un tutto che è la Chiesa.