XXVI Domenica del Tempo Ordinario

XXVI Domenica del Tempo Ordinario

Lun, 21 Set 20 Lectio Divina - Anno A

Il Vangelo di questa domenica invita ad alzare cuore e mente per ascoltare ancora una volta la Parola che dona speranza.

Possiamo leggere il testo varie volte per assimilarne il contenuto facendo spazio alle parole, ai versetti che maggiormente ci risuonano dentro.

Per capire la parabola e, soprattutto, la sua applicazione bisogna avere presenti l'occasione ed il motivo che l’hanno provocata. Gesù era entrato trionfalmente a Gerusalemme (Mt 21 8-11) e, immediatamente, si era presentato nel Tempio compiendo un gesto eclatante: l'espulsione di quanti avevano ridotto il tempio ad un mercato. Successivamente nello stesso luogo santo cominciò ad insegnare provocando la reazione dei farisei e degli anziani (Mt 21,23-24).

Il brano odierno si colloca nel contesto delle dispute tra Gesù e i suoi avversari dopo l'ingresso a Gerusalemme (Mt 21,1-10); il tema che funge da legame è quello della vigna (che ritroveremo anche la prossima domenica (Mt 21,33-43). L'evangelista Matteo inserisce tre parabole nella sezione sinottica delle dispute a Gerusalemme (capitoli 21-22) che leggiamo di seguito nelle domeniche a seguire.

v.23 i capi dei sacerdoti e gli anziani del popolo si erano rivolti a Gesù, per interrogarlo, ed è quindi ad essi che viene indirizzata la breve parabola dei due figli, esclusiva di Matteo. Sono questi i rappresentanti ufficiali del popolo e i maestri della fede; sono coloro che dovevano vigilare come sentinelle sul popolo in attesa del Messia.

Ancora una volta Gesù è intento a “scomodare” tutte le persone che lo ascoltano e credono di essere migliori degli altri, sempre “giusti” e “bravi”; sempre pronti a mostrare a Lui e a tutti un’esteriorità che non corrisponde alle reali intenzioni del cuore.

Viene spontaneo pensare che a Gesù piace far cogliere in fallo chi ha davanti, chi crede di essere sempre nel giusto, chi ritiene che a sbagliare siano sempre gli altri!

Gesù utilizza questi esempi (le parabole sono più di semplici paragoni), per farci capire che gli occhi con cui Lui ci guarda sono occhi di amore e non di giudizio, di perdono e non di condanna.

 v.28 «Che ve ne pare?»: è una formula introduttiva, propria di Matteo, che fa da nesso con quanto precede; Gesù comincia con il chiedere il parere dei presenti tra i quali -abbiamo ricordato -stanno sacerdoti ed anziani (cfr. v. 23). Altre volte Gesù ha chiesto il parere di Pietro (17,25) e dei discepoli (18,12). Con questo cerca di interessare gli ascoltatori; qui il parere richiesto è su una parabola.

Che ve ne pare? Gesù spesso interroga i discepoli, la folla, i farisei… Interroga le nostre esistenze, scuotendoci dal torpore delle nostre abitudini per darci un sussulto di consapevolezza. Il Signore sollecita a riflettere, a prendere decisioni.

Noi, da che parte stiamo? Ci riconosciamo più nel primo o nel secondo figlio? A volte l’uno e a volte l’altro.

Avvertiamo tutti la difficoltà di essere coerenti con quello che crediamo, preghiamo, celebriamo. "Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna". Il termine greco adoperato dall'evangelista è pieno di tenerezza. Potremmo tradurlo meglio con “Figliolino mio”. È lo stesso verbo da cui nasce la parola “partorire”, e quindi è un verbo di grande tenerezza materna. «Oggi vai a lavorare nella vigna». La vigna -si sa- è immagine del popolo di Israele. "Egli rispose: 'Non ne ho voglia'. Ma poi si pentì e vi andò".

Quindi c'è un primo figlio che risponde di no all'invito del Signore, ma poi si pente. «Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: 'Sì, signore'». Questo secondo non ha un rapporto con il padre, non lo riconosce nella sua paternità”, dice “Sì, signore” perché per ui il padre è un signore al quale obbedire.

«Ma non vi andò». Nelle parole di Gesù c'è l'eco della denuncia ripresa dallo stesso Gesù del profeta Isaia: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me”.

Il tema della vigna è classico nella Bibbia per indicare il popolo di Israele e quanti Dio incarica di prendersene cura … Proviamo a soffermarci proprio su questi figli e ad immaginare cosa ha provato il loro cuore. Tutti ci saremo facilmente immedesimati prima in uno e poi nell'altro… Il Signore questa domenica interroga anche noi… Noi gente comune, gente di chiesa …

“Gesù viveva mescolato con la gente, artigiani come lui, o lavoratori, vignaiuoli, pescatori del lago: gente che parlava di semenze, di pecore, di reti, di barche e di pesci; che osservavano il tramonto per strologare di vento e di pioggia. Egli sa che per farsi intendere dagli uomini semplici bisogna usare parole che designino le cose che giornalmente maneggiano: raccolgono, seminano, mietono col sudore della propria fronte.

E anche ciò che sorpassa queste cose non è compreso dalla povera gente se non per via di paragone con esse e per analogia: l’acqua del pozzo, il vino, il granello di senape, il fico, la pecora, un po’ di lievito, una misura di farina: non occorre altro perché gli umili comprendano la verità” (Francois Mauriac, Vita di Gesù)