XXXI Domenica del Tempo Ordinario

XXXI Domenica del Tempo Ordinario

Lun, 28 Ott 19 Lectio Divina - Anno C

I brani della liturgia di questa domenica ci parlano di un Dio amante della vita e delle sue creature. Il suo amore per il mondo raggiunge l’apice nel dono del Figlio unigenito, che si ferma a pranzo a casa di un pubblico peccatore, Zaccheo. Il Salmo responsoriale e il canto al Vangelo riassumono e legano la prima e la terza lettura: la compassione di Dio, che ricopre il peccato degli uomini, trova un esempio formidabile in Zaccheo.

La conversione di Zaccheo, insieme alla parabola del samaritano e del padre misericordioso, si può considerare un “Vangelo nel Vangelo”, nel senso che ne esplicita gli elementi fondamentali.

Fin da subito la buona notizia è che al centro della scena troviamo Zaccheo, un uomo con un identikit ben preciso: capo dei pubblicani e ricco. Non viene detto prima che è ricco, ma prima che è capo dei pubblicani. È facile pensare quindi che le ricchezze che possiede sono conseguenza dell’essere capo dei pubblicani ed effettivamente il testo ce lo confermerà alla fine. Pensiamo quindi a quanto odio aveva contro di sé quest'uomo. Frodava gli altri per arricchire se stesso. Nonostante queste premesse poco rassicuranti, scorgiamo in Zaccheo un appiglio verso il bene: “cercava di vedere chi era Gesù”. Pertanto lo conosceva, tuttavia solo per nome e aveva sicuramente sentito parlare di questo uomo un po’ controcorrente; però non era entrato mai in relazione diretta con lui, il rapportodi conoscenza era molto superficiale.

Anche a noi, da piccoli o da grandi, hanno parlato di Gesù e può anche essere che non abbiamo ancora avuto lo slancio di vedere con i nostri occhi CHI È. Ci accontentiamo forse delle parole che altri ci dicono di Lui, ma non facciamo nessun tentativo per conoscerlo a tu per Tu. Anzi, un primo ostacolo che Zaccheo e che anche noi possiamo incontrare, è la folla. Ciascuno dà un nome diverso a questo “muro”: la paura, il disinteresse, il conformarsi al “così fanno tutti”, “mi basto, non ho bisogno che Dio entri nella mia vita”, “mi vergogno, meglio che rimanga dove sono”…

Corse avanti: Zaccheo fa una fatica in più rispetto agli altri. Non si accontenta, come la folla, di vederlo a distanza; si prende per tempo, anche se questo gli costa uno sforzo maggiore in fiato ed energia. Non è difficile pensare che qualche altro tra la gente si sia messo a saltare sul posto, allungando il collo e gli sarebbe bastato dicendosi magari anche che un tentativo l’aveva pure fatto. Zaccheo invece è deciso. Quello che gli avevano detto su Gesù gli era bastato per capire che non doveva assolutamente perdere un’occasione così importante per conoscerlo non solo di nome, ma faccia a faccia.

“Era piccolo di statura”: la sua altezza naturale non gli basta, non ha in se stesso la possibilità per vedere Gesù. Ha però l’ingegno per trovare altre vie. Si fa aiutare: sale su qualche cosa che deve essere più saldo di lui, altrimenti c’è il rischio di cadere. Si fa aiutare da qualcosa di certo, sicuro, che non lo lascia a terra nel momento più importante. Non è difficile attribuire un significato simbolico a questa pianta di sicomoro: la Chiesa. È questa la Madre che, silenziosamente, è presente nella nostra vita, ha radici che sprofondano in duemila anni di Tradizione ed è presente con l’unico scopo di farci incontrare con Cristo; con discrezione, non per obbligo, ma se vogliamo. La Chiesa è il luogo dove il nostro sguardo si può incrociare con quello del Signore. Lui che si è abbassato fino alla morte, non con superiorità, ma nell’umiltà profonda, ci guarda.

Non possiamo immaginare lo sguardo sorpreso di Zaccheo nel vedere che Gesù guardava proprio nella sua direzione! Quando il Papa passa in piazza san Pietro o nei raduni in giro per il mondo, l’unico desiderio dei pellegrini è incrociare il suo sguardo. Si sente subito dire: “Mi ha visto!” “Ha guardato me!” Possiamo solo immaginare un po’ lo stupore e la gioia di questo incrocio di sguardi del Vangelo: “Ha guardato me e mi ha chiamato per nome!” avrà detto il cuore di Zaccheo, colmo di gioia. Che meraviglia sapere che Cristo non chiama per nome solo Zaccheo ma anche ciascuno di noi! Pensiamo: se la papa-mobile si fermasse e il Papa, a nostra insaputa, dicesse: “Ehi, ciao Giuseppe! Vengo a mangiare da te!” ci sarebbe quanto meno il rischio di un infarto! Immaginiamoci la scena, entriamo nei personaggi, sentiamoci chiamare per nome dal Signore. Egli non lo chiama per dirgli: “Scendi, perché noi due dobbiamo fare i conti!”. No! Guai a noi se pensiamo che Dio voglia entrare in relazione con noi soltanto per farci pagare tutto il male che commettiamo, tutti gli errori e i peccati fatti! Lui semplicemente ci guarda negli occhi senza vergognarsi, perché il suo unico desiderio è stare con noi, senza né se né ma. Chissà se Zaccheo ha fatto un salto dall’albero per correre in fretta a casa?!

Fa impressione sentire poi il mormorio della gente: “Guarda, fra tutte le brave persone di Gerico, è andato proprio dal peggiore, da quello che ruba a tutti!”... e chissà quante altre maledizioni hanno detto. Non è facile gioire per la gioia degli altri, soprattutto se non sono secondo i nostri canoni e ancora di più se ci hanno frodato. “Casa mia è sicuramente più in ordine della sua” “Sono una brava cuoca… da me avrebbe mangiato meglio!”... Al centro delle persone che mormorano non c’è il fatto che Gesù è andato da Zaccheo, ma da uno “peggio di me”, da un peccatore. Se la folla si rendesse conto che ciascuno di noi è un peccatore, avrebbe gioito, perché il pensiero che ne scaturiva sarebbe stato: “È andato da un peccatore! Allora può venire anche da me!” ma l’invidia e il giudizio hanno la meglio.

Questo sguardo travolgente di Gesù, senza che Egli faccia niente se non accogliere Zaccheo così com’è, ha una forza inimmaginabile: suscita un cambiamento radicale. Prima agiva in un modo, ma ora che ha incontrato la bellezza della Bontà, dell’Onestà, dell’Accoglienza non può fare a meno di diventargli simile il più possibile; è implicito nello stesso imperativo categorico dei primi versi “Oggi devo fermarmi a casa tua, non posso non farlo!” E così ora Zaccheo: “Devo cambiare stile di vita, non posso non farlo!”.

Il Signore a braccia larghe include tutti, non esclude nessuno. Chiediamogli di ascoltare la sua voce che ci chiama per nome, il suo autoinvito a casa nostra, chiediamogli di avere i suoi stessi sentimenti!