Domenica di Pentecoste, un po’ di storia

Domenica di Pentecoste, un po’ di storia

Lun, 03 Giu 19 Formazione liturgica

Nell’Antico Testamento e nel calendario ebraico cinquanta giorni dopo Pasqua si celebra la festa delle settimane chiamata Shavuot (Esodo 19,1). Di cosa si tratta?

Shavuoth è la festa delle offerte per eccellenza: è chiamata anche giorno delle primizie, perché era il giorno in cui, da tutto il Paese, ci si recava al Tempio di Gerusalemme per offrire al Santuario le primizie dei campi.

SHAVUOTH in ebraico significa settimane: cade infatti 50 giorni (sette settimane dopo il giorno di Pesach); questa parola nella lingua greca viene tradotta in Pentecoste, che significa il 50° (giorno).

Anche nel calendario cristiano 50 giorni dopo la Pasqua festeggiamo la Pentecoste. Pertanto sia nell’ebraismo che nel cristianesimo per la Pentecoste sono significativi i 50 giorni e il riferimento alla Pasqua.

In Esodo 23,16 Shavuoth è presentata come una delle tre feste del Pellegrinaggio e del raccolto, in cui l’ebreo osservante si recava al Santuario ad offrire le primizie dei campi.

In Deuteronomio 16,9-12 viene collegata sia con il Tempio di Gerusalemme sia con la promulgazione dei 10 Comandamenti sul Sinai.

In Levitico 23,15-22 Shavuoth è la festa della Legge, la Torah. Si festeggia il momento in cui il popolo accolse le Tavole dell’Alleanza, ed è la festa della libertà, morale e spirituale.

Libertà non è soltanto poter coltivare i propri campi per offrire le primizie a Dio; libertà non come indipendenza, ma come obbedienza alla Parola di Dio, alla Legge.

Sintetizzando, lo scopo primitivo di questa festa era il ringraziamento a Dio per i frutti della terra, cui si aggiunse più tardi il ricordo del più grande dono fatto da Dio al popolo ebraico, cioè la promulgazione della Legge mosaica sul Monte Sinai.

Secondo il rituale ebraico, la festa comportava il pellegrinaggio di tutti gli uomini a Gerusalemme, l’astensione totale da qualsiasi lavoro, un’adunanza sacra e particolari sacrifici; era una delle tre feste di pellegrinaggio (Pasqua, Capanne, Pentecoste), che ogni devoto ebreo era invitato a celebrare di persona a Gerusalemme.

Anche nell’era cristiana il 50° giorno chiude le celebrazioni pasquali, perciò si assegna a questo giorno una PIENEZZA particolare. Giovanni Crisostomo la chiama la metropoli delle feste. Essa è come un riflesso della Pasqua, per l’uso sia dell’amministrazione del battesimo ai catecumeni che non avevano potuto riceverlo a Pasqua, sia di una vigilia di preghiera.

È la festa dello Spirito Santo, per cui la Pentecoste viene chiamata anche Pasqua dello Spirito Santo e Pasqua di rose (soprattutto in Italia, dove in vari luoghi si usava rappresentare la discesa dello Spirito Santo attraverso una pioggia di petali di rosa).

Per la Chiesa Cattolica è la festa che ricorda la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli riuniti nel Cenacolo con Maria, secondo la narrazione degli Atti al capitolo 2.

Ed è proprio nel Nuovo Testamento che avviene la rivelazione della personalità e della divinità dello Spirito Santo; specialmente nel Vangelo di san Giovanni, dove Gesù afferma di pregare il Padre perché mandi il Paraclito, che rimanga sempre con i suoi discepoli e li ammaestri nella verità (Giovanni 14-16); e in san Paolo, dove la dottrina dello Spirito Santo è congiunta con quella della divina redenzione.

Il Magistero della Chiesa insegna che lo Spirito Santo, Terza Persona della Santissima Trinità, procede dalla Prima (il Padre) e dalla Seconda (il Figlio), come da un solo principio, come loro reciproco Amore; che lo Spirito Santo è inviato per via di missione nel mondo e che inabita nell’anima di chi possiede la Grazia santificante.

Concesso a tutti i battezzati (1Corinzi, 12,13), lo Spirito fonda l’uguale dignità di tutti i credenti; nello stesso tempo, in quanto conferisce carismi e ministeri diversi, l’unico Spirito costruisce la Chiesa con l’apporto di una molteplicità di doni.

L’insegnamento tradizionale, seguendo un testo di Isaia (11,1ss.) enumera sette doni particolari: sapienza, intelletto, consiglio, fortezza, scienza, pietà e timore di Dio. Essi sono donati inizialmente con la grazia del Battesimo, confermati dal Sacramento della Cresima, sviluppati nella fedeltà quotidiana alle ispirazioni dello stesso Spirito.

Lo Spirito Santo rarissimamente è stato raffigurato sotto forma umana. Nell’Annunciazione e nel Battesimo di Gesù viene rappresentato sotto forma di colomba e nella Trasfigurazione come una nube luminosa; più volte preannunciato nei Vangeli da Gesù, è stato soprattutto assimilato al fuoco (nella Pentecoste è esplicitamente indicato come lingue di fuoco) che come l’acqua è simbolo paradossale di vita e di morte. Nel Vangelo di Giovanni (20,22) è donato come “soffio”.

La Pentecoste cristiana viene celebrata già nel periodo apostolico (cf. Il settimo frammento attribuito a Sant'Ireneo). Tertulliano (De baptismo, XIX) è il primo a parlarne, come di una festa già ben definita, in onore dello Spirito Santo. Alla fine del IV secolo, la Pentecoste è una festa solenne, durante la quale, come già accennato, era conferito il Battesimo a chi non aveva potuto riceverlo durante la veglia Pasquale.

Già le Costituzioni Apostoliche (IV secolo) testimoniano dell’istituzione di una Ottava di Pentecoste per l’Oriente, mentre in Occidente compare in età carolingia (IX secolo). L’Ottava liturgica si conservò fino alla riforma di Paolo VI, che mantenne soltanto l’ottava di Pasqua.

La Festa di Pentecoste è festa mobile, nel senso che la sua data dipende dalla data della Pasqua e dal relativo calcolo della Pasqua. Essendo la Pasqua celebrata in date diverse dalle varie confessioni cristiane, di conseguenza anche la Pentecoste è celebrata in date diverse dalle tradizioni occidentali ed orientali del cristianesimo.