Il Triduo Pasquale

Il Triduo Pasquale

Mer, 28 Mar 18 Formazione liturgica

Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi (Lc 22,14-20). Gesù pronuncia questa frase riportata dall’evangelista Luca e nella sua brevità s’intravvede non solo l’amore che nutre per i suoi, ma anche la tensione emotiva che nasce dalla consapevolezza di sapere che sarà la sua ultima Pasqua terrena. Una Cena vissuta tra amici, che sarà celebrata e vissuta fino alla consumazione dei tempi. Attraverso la ricca liturgia dei prossimi giorni noi riviviamo – e non solo “ricordiamo”, quello che Gesù ha detto e fatto; siamo nutriti dall’eucaristia, in una Chiesa plasmata dall’Eucaristia, per fare della vita un’eucaristia.

Il Triduo è centro del mistero di Cristo e di tutto l’anno liturgico, è la sintesi della nostra storia di salvezza! Ripercorriamo se pur brevemente i tre giorni santi: Il giorno del Giovedì nella storia non è mai appartenuto al Triduo. Con la riforma del Vaticano II è entrato a farne parte, o meglio a esserne un’introduzione. Infatti il giovedì appartiene a due tempi liturgici: la Messa crismale, celebrata al mattino nella Chiesa cattedrale dal Vescovo con tutto il presbiterio; e verso sera la Messa nella Cena del Signore: preludio della Pasqua, in cui si pregusta la gioia pasquale (canto del Gloria, suono delle campane,  fiori), ma anche il dramma della morte, perché è la notte del tradimento del Corpo dato e del Sangue versato per amore.

Giovedì Santo
La Messa vespertina del Giovedì Santo si chiama in Coena Domini. Il Giovedì santo Gesù istituisce l’Eucaristia, anticipando nel banchetto pasquale il suo sacrificio sul Golgota. Per far comprendere ai discepoli l’amore che lo anima, lava loro i piedi, offrendo ancora una volta l’esempio in prima persona di come loro stessi dovranno agire. L’Eucaristia è l’amore che si fa servizio (Papa Francesco). La Messa si conclude con la riposizione della Santissima Eucarestia consacrata nell’Altare chiamato – appunto – della Riposizione. Non si tratta del “Sepolcro”! Gesù non è ancora morto. L’Eucaristia viene ‘riposta’ per essere adorata e consumata il Venerdì Santo, non essendoci in quel giorno altra celebrazione se non quella della contemplazione e adorazione della Croce.

Venerdì Santo
Il Venerdì santo rappresenta la manifestazione massima dell’amore di Cristo che si consegna e si dona fino alla morte: morte innocente! Oggi, in tutto il mondo, non si celebra la Messa; l’altare è senza tovaglia, senza croce, senza candele. Nudo in tutta la sua ‘crudezza’ di pietra, sembra un sepolcro sigillato. Ricordiamo la morte di Gesù. I ministri si prostrano a terra di fronte all’altare all’inizio della cerimonia come segno di obbedienza a Colui che si è fatto obbediente. L’umanità degradata e oppressa, e allo stesso tempo penitente, implora il perdono per i propri peccati. È il Venerdì Santo del XXI secolo. Il volto dell’uomo è schernito, ricoperto di sputi, percosso dall’uomo stesso: «Il capo coperto di sangue e di ferite, pieno di dolore e di scherno […] Il Venerdì Santo faremo memoria della passione e della morte del Signore; adoreremo Cristo Crocifisso, parteciperemo alle sue sofferenze con la penitenza e il digiuno. Volgendo "lo sguardo a colui che hanno trafitto" (cfr. Gv 19, 37), potremo attingere dal suo cuore squarciato che effonde sangue ed acqua come da una sorgente; da quel cuore da cui scaturisce l’amore di Dio per ogni uomo riceviamo il suo Spirito (Benedetto XVI).

Sabato Santo
La giornata del sabato è caratterizzata dal Silenzio, è il giorno della Madre Addolorata che cerca il Figlio, lo piange, aspettando che mantenga la Sua Parola: Il terzo giorno risusciterò! Nelle Chiese tutto tace, si aspetta la Notte delle notti, quando nel buio più profondo si vedrà la Luce! Sul far della notte del Sabato Santo ha inizio la solenne Veglia Pasquale, "madre di tutte le veglie". Dopo aver benedetto il nuovo fuoco, viene acceso il Cero pasquale, simbolo di Cristo che illumina ogni uomo, e risuona gioioso il grande annuncio dell’Exsultet. La Comunità ecclesiale, ponendosi all’ascolto della Parola di Dio, medita la grande promessa della definitiva liberazione dalla schiavitù del peccato e della morte. Seguono i riti del Battesimo e della Confermazione per i catecumeni, che hanno percorso un lungo itinerario di preparazione.
L’annuncio della risurrezione irrompe nel buio della notte e l’intera realtà creata si ridesta dal sonno della morte, per riconoscere la signoria di Cristo (Giovanni Paolo II).

Finalmente possiamo cantare: Alleluia, alleluia, alleluia.

Esulti il popolo in festa,

esulti l’assemblea dei santi nel cielo,

un inno di gloria

saluti il trionfo del Signore risorto.

Questa è la vera Pasqua,

in cui Cristo, il vero Agnello,

libera i fratelli dalla schiavitù del peccato.

Questa è la notte in cui Cristo, vera luce,

consacra i fratelli all’amore del Padre

e li unisce nella comunione dei santi…