Introduzione all'Evangelista Luca

Introduzione all'Evangelista Luca

Mar, 27 Nov 18 Formazione liturgica

Con il nuovo Anno Liturgico l’itinerario che la Chiesa, nostra madre e maestra, ci propone lo compiamo con l’aiuto di Luca, il poeta medico evangelista che ci accompagnerà lungo tutto l’anno ad eccezione di qualche Solennità.
È patrono di artisti e pittori ma soprattutto di medici e chirurghi. La Chiesa universale lo festeggia il 18 ottobre. 

Una lunga tradizione lo vuole originario di Antiochia, tanto da essere denominato “il medico antiocheno”. Come è noto, questa importante città, corrispondente all’attuale Antakia nella Turchia sudorientale, fu fondata quale capitale del regno di Siria nel 301 a.C.; vi fiorì una numerosa colonia giudaica divenendo sede di una delle più antiche comunità cristiane. Luca, il cui nome è probabilmente abbreviazione di Lucano, era pagano quindi non era discepolo di Gesù di Nazaret; si convertì dopo, pur non figurando nemmeno come uno dei primitivi settantadue discepoli. Divenne membro della comunità cristiana antiochena, probabilmente verso l’anno 40. Fu poi compagno di San Paolo in alcuni suoi viaggi. Luca è dunque l'autore del terzo Evangelo; è il Vangelo più lungo con sua spiccata originalità, in quanto riporta in esclusiva oltre 600 versetti; una buona metà del suo scritto non ha riscontro negli altri due vangeli sinottici di Matteo e di Marco e nemmeno in quello di Giovanni. La fonte sono i testimoni che hanno visto, quelli che hanno ascoltato Gesù lungo le strade, sulla riva del lago o alle falde della collina delle beatitudini.

Il terzo Vangelo non porta nessuna firma; però fin dalla metà del secondo secolo d.C. la testimonianza è unanime nell’attribuire questo scritto a Luca; testimonianza presente nel canone Muratoriano, negli scritti di Ireneo, di Tertulliano, di Origene. Di Luca non conosciamo molto, era un pagano convertitosi al cristianesimo. Luca appartiene quindi ai cristiani della seconda generazione e, secondo l’opinione oggi più comune, scrisse il Vangelo verso gli anni 70-90. Probabilmente si trovava ai Antiochia, così come Barnaba e di Paolo (At 11,19-30). Paolo nelle sue lettere lo definisce «il caro medico» (Col 4,14), suo «collaboratore» (Flm 24), che gli è rimasto fedele anche nella sua ultima prigionia (2Tm 4,11).

Essendo uomo di cultura greca, Luca scrive secondo lo stile degli scrittori greci, cioè facendo riferimenti alla storia profana e premettendo alla sua opera una introduzione o prologo. Appassionato di storia collega sempre l’incarnazione di Gesù in una realtà storica concreta, veramente accaduta: “Al tempo di Erode, re della Giudea» (Lc 1,5); «In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. Questo primo censimento fu fatto quando Quirinio era governatore della Siria» (Lc 2,1-2); «Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturea e della Traconìtide, e Lisània tetrar-ca dell’Abilene, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto» (Lc 3,1-2).

Dante ha definito Luca scriba mansuetudinis Christi, grande narratore della tenerezza di Cristo per l’uomo, ogni uomo e quindi della misericordia di Dio. L’autore del terzo vangelo è lo scrittore per eccellenza interprete della bontà del Padre che probabilmente ha sperimentato lui stesso nella sua vita di pagano.
E per concludere preghiamo, cantiamo insieme come Maria quando, gravida del Figlio di Dio, arrivò cantando dinanzi a sua cugina Elisabetta.

Anche noi all’inizio del nuovo anno liturgico ci muoviamo cantando:

“L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome:
di generazione in generazione la sua misericordia si stende su quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato a mani vuote i ricchi.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva promesso ai nostri padri,
ad Abramo e alla sua discendenza, per sempre” (Luca 1,39-56).