Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo

Nostro Signore Gesù Cristo Re dell'universo

Lun, 19 Nov 18 Formazione liturgica

La Solennità di Cristo Re dell’Universo chiude e riapre l’anno liturgico, per ogni cristiano paragonabile ad una scuola perennemente aperta che consente di essere in ascolto e operosi, a servizio dell’Unico Signore nei giorni e nei tempi che si susseguono: tempi forti come l’Avvento, la Quaresima, la Cinquantina Pasquale, considerate le ‘corsie preferenziali’ in cui lo Spirito del Signore desidera incontrarci oltre ogni spazio e confine.

Sono questi i momenti favorevoli, le possibilità di un recupero costante, proprio come si fa in ambito didattico. Non è Gesù il vero e autentico nostro Maestro?

La Solennità di Cristo Re ci propone una verifica su come abbiamo vissuto l’anno che sta per finire (non solo quello civile), ma anche questo propriamente liturgico. La domanda di fondo è: Chi dice la gente che io sia? ... e tu? Il nuovo anno, che inizia con la prima domenica di Avvento, sollecita la nostra risposta personale e comunitaria; una risposta donata giorno dopo giorno secondo i ritmi e le tappe che giorno dopo giorno percorriamo.

“Cristo alfa e omega": così si intitola il paragrafo che conclude la prima parte della Costituzione pastorale Gaudium et spes del Concilio Vaticano II: “Nel suo Spirito vivificati e coadunati, noi andiamo pellegrini incontro alla finale perfezione della storia umana, che corrisponde in pieno col disegno del suo amore: «ricapitolare tutte le cose in Cristo, quelle del cielo come quelle della terra» (Ef 1,10)" (GS, n. 45).

La solennità di Cristo Re è stata introdotta da Pio XI con l’enciclica Quas Primas dell’11 dicembre 1925, a conclusione del Giubileo che si celebrava in quell’anno. Per papa Ratti era “un rimedio efficacissimo a quella peste che pervade l’umana società. La peste dell’età nostra è il cosiddetto laicismo, coi suoi errori e i suoi empi incentivi”. Perché il Papa abbia avvertito il bisogno di istituire una ricorrenza specifica dedicata a questo mistero, risulta chiaro dal testo della stessa enciclica: “Se comandiamo che Cristo Re venga venerato da tutti i cattolici del mondo, con ciò Noi provvederemo alle necessità dei tempi presenti, apportando un rimedio efficacissimo a quella peste che pervade l'umana società”.

L'origine della regalità di Cristo in quanto uomo - prosegue Pio XI - è duplice: Egli infatti è re non solo per diritto (nativo) di natura, poiché la sua umanità appartiene alla Persona del Verbo divino, ma anche per diritto (acquisito) di conquista, “in forza della Redenzione”, cioè per aver riscattato col suo Sangue il genere umano dal peccato. "Dal che segue che Cristo non solo deve essere adorato come Dio dagli Angeli e dagli uomini, ma anche che a Lui, come Uomo, debbono essi esser soggetti ed obbedire: cioè che per il solo fatto dell'unione ipostatica Cristo ebbe potestà su tutte le creature".

Leggendo questi testi viene spontaneo pensare che, pur cambiando le epoche, c’è un ripetersi di difficoltà, di ‘pesti’ che affliggono soprattutto la nostra società occidentale, spesso malata per mancanza di princìpi, valori, malata di relativismo, come scrive O. Fallaci: "L’Occidente è malato. Malato del cancro; dal Pacifico all’Atlantico, dall’Atlantico al Mediterraneo, dal Mediterraneo al Mar Artico, l’Occidente è malato di una malattia che nemmeno miliardi di cellule staminali potrebbero guarire: il cancro morale, intellettuale e morale [...] Proprio a causa di quel cancro non comprendiamo più il significato della parola Morale, non sappiamo più separare la moralità dall’immoralità o dall’amoralità".

L’uomo deve ritornare a porsi domande, a guardare il cielo camminando sulla terra!

La Solennità di Cristo Re è occasione da non perdere per ri-orientarsi, guardando il Crocifisso, non solo come un simbolo appeso alla parete, ma soprattutto contemplando il Re spodestato dal potere umano;un Re obbediente, chinato sulle piaghe dell’umanità, riconosciuto da un ladro, un ‘poco di buono’, forse un assassino, drogato, fallito: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno "… La regalità di Cristo capo, è stata trasmessa a noi mediante il dono del battesimo, con il quale siamo immersi nella Pasqua di morte e risurrezione di Cristo;  mediante l'unzione con il crisma noi diventiamo in Cristo Re, Sacerdoti e Profeti. Infatti, ci ricorda l'Apostolo Giovanni nel Libro dell'Apocalisse che "Gesù Cristo è il testimone fedele, il primogenito dei morti e il sovrano dei re della terra. A Colui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, che ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il suo Dio e Padre, a lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli. Amen".

Le parole di un grande scrittore russo esprimono quello che spesso non sappiamo dire sulla bellezza del Crocifisso:
"Quanti crudeli tormenti mi è costato e mi costa tuttora quel desiderio della fede che nell’anima mi è tanto più forte quanto sono in me motivazioni contrarie! Tuttavia Dio talvolta mi manda momenti nei quali mi sento assolutamente in pace. In tali momenti, io ho dato forma in me ad un simbolo di fede nel quale tutto è per me chiaro e santo. Questo simbolo è molto semplice, eccolo: credere che non c’è nulla di più bello, di più profondo, di più ragionevole, di più coraggioso e di più perfetto di Cristo e con fervido amore ripetermi che non solo non c’è, ma non può esserci. Di più: se qualcuno mi dimostrasse che Cristo è fuori della verità, mi dimostrasse che veramente la verità non è in Cristo, beh, io preferirei lo stesso restare con Cristo piuttosto che con la verità" (Fëdor Dostoevskij).

Insieme ora possiamo pregare la Colletta propria che introduce con una pennellatadi luce la solennità odierna:

O Dio, fonte di ogni paternità, che hai mandato il tuo Figlio
per farci partecipi del suo sacerdozio regale,
illumina il nostro spirito, perché comprendiamo che servire è regnare,
e con la vita donata ai fratelli confessiamo la nostra fedeltà al Cristo,
primogenito dei morti e dominatore di tutti i potenti della terra.
Egli è Dio, e vive e regna con Te per i secolin dei secoli.