Camillo de Lellis

Camillo de Lellis

Sab, 07 Apr 18 Maestri di vita spirituale

È una scoperta arricchente avvicinare figure di uomini e donne divenuti santi, che nella loro piccola o grande esperienza sono stati innamorati di Dio. Ma come si fa ad amare? La risposta non è semplice. Sull’amore si continua a versare inchiostro, si mandano sms, si scrivono canzoni e letteratura di ogni genere. Oggi poi sembra essere un sentimento svuotato, snaturato, reso sterile da una società sempre più superficiale e consumista. Eppure il cuore dell’uomo di qualunque epoca necessita di amare e di essere ricambiato, di essere accolto e guardato. Potremmo attardarci nella riflessione ma vorrei che a spiegarci e a parlarci d’amore fosse un “antico” giovane dalla fisionomia attualissima: Camillo de Lellis.

Situiamoci in Abruzzo, a Bucchianico, in provincia di Chieti. Qui nella Pentecoste del 25 maggio del 1550 (era l’anno santo!) nasce Camillo. La sua nascita desta una certa meraviglia e fa pensare all’evento di Elisabetta e Zaccaria, perché la madre, Camilla de Compellis, lo partorisce quasi sessagenaria, ed esattamente in una stalla. Curiosa coincidenza, così come emblematico era stato un sogno della mamma che aveva visto il figlio Camillo, con una croce rossa sul petto, che precedeva una schiera di ragazzi. Qualcuno pensa che, data la vivacità e indocilità del fanciullo, sarà un capo di banditi… nonostante le preghiere assidue della madre.

La situazione in effetti peggiora quando Camilla muore lasciando il figlio di appena 13 anni; un’età difficile quella dell’adolescenza, piena di rischi e di fragilità com’è tipico in ogni tempo. Senza un riferimento sicuro Camillo aggrava la sua vita di nullafacente dedicando forza e tempo al gioco delle carte e dei dadi; il suo carattere già turbolento peggiora con il vizio, e la noia che lo assale. Sembra di intravvedere uno dei “tanti” giovani che percorrono le nostre strade: giovani insofferenti, giovani senza attesa di futuro, volti tristi che sostano nelle piazze parlando di niente. Dietro queste immagini c’è molto malessere e solitudine, ci sono famiglie inesistenti, lavoro incerto, affetti fragili. Questo corteo di giovani non sono forse la sintesi di tanti errori degli adulti?

Ma ritorniamo al nostro “antico” giovane… All’età di 17 anni Camillo decide di seguire il padre nel mestiere delle armi e con lui a Venezia pensa di arruolarsi nell’esercito della Repubblica Veneta contro i Turchi. Il dolore lo colpisce ancora, perché il padre si ammala gravemente e muore. Il giovane questa volta rimane totalmente solo e per di più ferito in modo serio ad un piede.

Grazie all’aiuto di uno zio materno riesce ad arrivare a Roma e trova ricovero presso l’Ospedale di S. Giacomo, rifugio dei malati più poveri e incurabili. Qui viene accolto come si presenta: un poveraccio senza nulla. In cambio delle cure gli viene offerto un posto d’inserviente, che è costretto ad accettare ma che fatica a mantenere, considerando il suo carattere inquieto e litigioso. Il lavoro e le fatiche non fanno per lui e, com’è immaginabile, perde tempo recandosi spesso al vicino porticciolo di Ripetta per giocare a carte con i barcaioli del Tevere. Ammonito, minacciato, riesce a farsi buttare fuori, sebbene ancora malato.

La passione per il gioco lo divora al punto da arruolarsi, nuovamente per denaro, contro i Turchi. Durante la navigazione verso Cefalù si ammala di tifo, ma guarisce anche questa volta e a Napoli riesce ad entrare nell’esercito di Spagna per una spedizione a Tunisi, in Africa. Nel rientro in città scampa miracolosamente ad un tremendo naufragio, così terribile da fargli promettere, se avrà salva la vita, di farsi frate… Una bella promessa da marinaio, che non viene ovviamente mantenuta, perché la passione per il gioco della carte lo assale al punto da giocarsi ogni cosa, perfino la camicia. Perde sempre, riducendosi nella miseria più nera…

Ci si può domandare: ma perché tanta irrequietezza? Quali sono le radici di questo disagio? Non ci vengono in mente forse alcuni dei nostri ragazzi addossati ai muretti a fumare illusioni? Non li vediamo sdraiati lungo le scalinate che imprecano, rivendicano… facendo branco? Quanta vitalità che si disperde per un dolore, una delusione, un’amarezza! La nostra società dovrebbe poter investire in positivo su tanta energia. L’amore dovrebbe andare oltre senza fermarsi alle apparenze, amare come Gesù ha amato quel giovane ricco, taciturno! Il Signore ha le sue vie per tutti e arriva prima o poi dove i nostri programmi e calcoli non arrivano...