Charles de Foucauld

Charles de Foucauld

Gio, 15 Feb 18 Maestri di vita spirituale

La preghiera dell'abbandono

Padre mio,
Io mi abbandono a te:
fa' di me ciò che ti piace!
Qualunque cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.

Sono pronto a tutto,
accetto tutto,
purché la tua volontà si compia in me
e in tutte le tue creature.

Non desidero niente altro, mio Dio.
Rimetto la mia anima
nelle tue mani,
te la dono, mio Dio,
con tutto l'amore del mio cuore,
perché ti amo.

Ed è per me un'esigenza d'amore
il donarmi,
il rimettermi nelle tue mani
senza misura,
con una confidenza infinita,
poiché tu sei il Padre mio.

 

Ho davanti l’immagine di Charles De Foucauld e guardandola avverto una sorta di “timore”… quello che si prova dinanzi alla santità. Ci sono icone che nella loro essenzialità esprimono pace e silenzio; due parole spesso assenti nei nostri vocabolari quotidiani.

Non posso iniziare a raccontare quanto ho letto se non partendo da questa bella “preghiera di abbandono”, composta da fr. Charles. Meriterebbe un’esegesi! Inizia e si chiude con una consegna: Padre mio! Leggiamola adagio e impariamola a memoria, così da ripeterla quando siamo assaliti dal dubbio, dall’egoismo che rende orfani.

Leggendo alcune biografie di De Foucauld rimango sorpresa dalla sua vita avventurosa e stravagante; eppure Dio entra profondamente nella vita di questo uomo che nasce a Strasburgo in Francia, il 15 settembre 1858; rimasto orfano all’età di 6 anni con sua sorella Maria vive dal nonno e come lui seguirà la carriera militare. Gli studi secondari li compie a Nancy e poi a Parigi dai Gesuiti, dove ottiene il diploma di maturità. Nel 1876 s’iscrive alla Scuola Speciale Militare di Saint Cyr, senza però ottenere risultati significativi; anzi, ritenuto pigro e indisciplinato, viene rimandato a casa e non perde tempo a dilapidare un’ingente eredità ricevuta alla morte del nonno.

In questo periodo si lega anche ad una ragazza ritenuta di dubbia reputazione, conducendo una vita “sregolata”… Sono tempi difficili per il giovane, che verso i 16 anni afferma di non avere fede e di quel periodo dice: “Mi allontanavo da Te, Signore! La fede era scomparsa dalla mia vita”.

Nel 1880 il suo reggimento viene inviato in Algeria. Carlo si unisce ai commilitoni portandosi dietro anche la ragazza, facendola passare per sua moglie, ma viene scoperto e invitato a rimpatriarla; si rifiuta però di obbedire, preferendo essere sospeso temporaneamente dall’esercito, e ritorna in Francia. Nel 1881, venuto a sapere del pericolo che in Africa corre il suo esercito, abbandona la donna e chiede di raggiungere i compagni. Per alcuni mesi, Carlo, dimostra impegno e dedizione, ottenendo apprezzamenti dai suoi amici e capi, ma questo atteggiamento dura poco, perché nel 1882 abbandona tutto stabilendosi ad Algeri, dove prepara con entusiasmo un viaggio di esplorazione in Marocco, imparando l’arabo e l’ebraico.

Da questi brevi tratti possiamo scorgere i lineamenti precisi di una personalità forte e intraprendente che lo fa essere audace fino a rischiare la vita, come quella volta che, travestito da rabbino, perché colpito dal modo di pregare dei musulmani, percorre in modo clandestino il paese. Da uomo volitivo e passionale qual era, s’innamora ancora di una ragazza, che deve però lasciare per l’ostilità della famiglia.

Il 1885 è un’altra data importante: è l’anno in cui gli viene consegnata una medaglia d’oro dalla Società francese di Geografia, per il suo contributo scritto sul viaggio di esplorazione in Marocco; viaggi che continua l’anno successivo, nelle oasi dell’Algeria del sud e della Tunisia. Senza dubbio questi continui spostamenti nelle regioni desertiche africane hanno contribuito a lavorarlo interiormente: la conoscenza dei popoli, degli usi differenti, la lingua e soprattutto la povertà… Chissà quale fessura si è aperta in lui: una salutare ferita da cui non guarirà più!

Difatti, rientrato in Francia nel 1886, inizia a vivere in modo sobrio e austero. Questa volta i suoi percorsi sono meno visibili: le geografie che intraprende sono quelle del cuore. Charles comincia a interrogarsi, fa silenzio… entra nelle chiese e implora: “Mio Dio, se esisti, fa’ che ti conosca”. Da vero esploratore, allora, si mette a cercare, ed è verso la fine di ottobre del 1886 che entra nella chiesa di Sant’Agostino, a Parigi, per chiedere a P. Huvelin delle lezioni di religione.

Bella coincidenza! Agostino e lui: due cercatori dell’Assoluto che hanno calpestato le vie più tortuose prima d’individuare la Via giusta. Così è per chiunque cerca Dio, magari annaspando, cadendo e rialzandosi. La vita cristiana è una strada in salita, piena di sorprese, dove nulla è scontato, poiché il Signore è sempre oltre, oltre ogni recinto e ogni orizzonte...