Francesca Saverio Cabrini

Francesca Saverio Cabrini

Dom, 03 Feb 19 Maestri di vita spirituale

Il fenomeno della mobilità umana è sempre stato una sfida in ogni epoca; oggi come nel passato assistiamo a migrazioni di massa, motivate da condizioni di povertà, di violazione dei diritti umani, di violazione della propria dignità. Ovunque, e soprattutto nei paesi del sud del mondo, la miseria, le guerre, le dittature impongono pesanti gioghi sulle spalle dei più deboli e indifesi. Molti uomini con donne e bambini affamati di pace e di cibo, attratti dalla libertà, solcano mari e percorrono strade per una vita meno dura.

Le parole di Gesù per noi cristiani sono una provocazione continua: “Ero forestiero e mi avete ospitato… Quando ti abbiamo ospitato nella nostra casa? In verità vi dico tutte le volte che avete fatto questo ad uno dei miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (cf Mt 25).

Queste stesse parole devono avere risuonato nell’animo di Francesca Cabrini molte volte, sono diventate carne in lei, sono divenute forza nell’annunciare e nell’edificare il Regno di Dio proprio lì dove la povertà di tanti fratelli la sollecitava ad operare.

Ma chi era questa donna, semplice e determinata? Ella nacque a Sant’Angelo Lodigiano, vicino a Milano, il 15 luglio del 1850, ultima di dodici figli e a soli 11 anni, facendo voto di verginità, aveva già deciso la sua vita: voleva essere missionaria in Cina; ma era di salute cagionevole e molti istituti religiosi non avevano accolto la sua richiesta.

Divenne maestra e insegnò per qualche tempo a Castel Vidardo. In lei però continuava a crescere la vocazione missionaria, nonostante fosse contrastata da alcuni parroci, che contavano sul suo aiuto per le attività parrocchiali. Dopo varie difficoltà fondò nel 1880 a Cotogno una piccola Congregazione, le Suore missionarie del sacro Cuore, con finalità missionarie; un’iniziativa a quel tempo strana per un istituto femminile, che dice però forza e volontà nel perseguire i progetti di Dio. Nel 1886 Francesca si recò a Roma e il 25 settembre dello stesso anno, nella Chiesa del Gesù, sull’altare di S. Francesco Saverio, fece voto di andare in missione in Oriente. L’incontro e l’amicizia con il Vescovo Scalabrini, che le descrisse la situazione miseranda degli emigrati in America, le fece cambiare idea, sollecitata anche da Papa Leone XIII che in un’udienza le disse: “Non a Oriente, ma a Occidente!” Francesca si decise a partire: aveva 39 anni, era malata di polmoni e i medici le avevano pronosticato due anni di vita.

Madre Cabrini partì dunque nel 1889 con sette suore, attraversando l’Atlantico insieme a 900 emigranti, che occupavano la terza classe della nave. Possiamo ben immaginare in quali condizioni erano costretti a viaggiare, uomini, donne e bambini; nel passato come oggi le situazioni di povertà non cambiano, rispetto a ieri noi siamo spettatori di folle umane cariche di dolore, di paure, di speranze che spesso si arenano lungo le nostre coste. Barche stracariche di miseria e di voglia di vivere, processioni di volti spauriti. Sono cambiati i tempi, ma le povertà rimangono le stesse.

Francesca Cabrini raggiunse gli Stati Uniti lo stesso anno per assistere gli immigrati italiani in America, dove erano considerati “schiavi bianchi”. Le cronache raccontano che giungevano a centinaia di migliaia all’anno [si calcola che tra il 1901 e il 1913 emigrarono in America 4.711.000 italiani, di cui 3.874.000 dal sud d’Italia; un vero morbo sociale, un salasso, un esodo di miseria infinita in cerca di fortuna], insidiati già alla partenza e all’arrivo da loschi procacciatori che ne sfruttavano l’ignoranza e il bisogno; privi di protezione, erano disponibili a tutto. Vivevano senza scuole, senza ospedali, senza chiese, rintanati nelle loro “piccole italie”, quartieri che proliferavano ai margini delle grandi città. Madre Cabrini dinanzi a tanta miseria scrisse: “Poveri italiani senza Dio, senza Patria, senza pane”.

Spinta dalla compassione li avvicinò nei porti, nei ghetti, nei miseri tuguri delle “piccole italie”, nei posti più malfamati e pericolosi, dove neppure la polizia osava avventurarsi. A tutti portò una briciola d’Italia...