Il clima e gli atteggiamenti del discernimento… sono gocce di rugiada

Il clima e gli atteggiamenti del discernimento… sono gocce di rugiada

Lun, 27 Nov 17 Discernimento

Parlare del clima e degli atteggiamenti del discernimento spirituale è un po’ come fermarsi a guardare delle gocce di rugiada, per coglierne il prezioso e nascosto lavorio, che uno sguardo distratto o poco allenato non vede, né può immaginare: la rugiada mantiene alto il livello di umidità, è benefica per la vegetazione, per ogni superficie d’acqua…

Anche il discernimento spirituale richiede attenzione, uno sguardo allenato e una sensibilità sempre più delicata. Come ogni realtà che coinvolge l’essere umano, ha bisogno di essere nutrito e rafforzato da piccole gocce di rugiada: ogni giorno. Infatti la scelta di ricercare e compiere la volontà di Dio conosce ostacoli e fatiche, per cui sono necessari punti di riferimento e di ristoro che consentono di perseverare nel cammino.

Ecco allora gli atteggiamenti e il clima fondamentale del discernimento:

Fiducia. La fiducia è l’ambiente vitale in cui il discernimento spirituale si genera e si sviluppa. È importante valutarla nella sua dimensione bilaterale, cioè considerarla sia dalla prospettiva di Dio sia dalla prospettiva dell’essere umano. Forse non riflettiamo abbastanza sul fatto che Dio consegna la Sua volontà all’uomo. Eppure la consapevolezza che Dio pone la Sua fiducia in noi, si fida di noi, ci colloca su un piedistallo così alto da consegnarci la Sua volontà, ci rende capaci di entrare in un dialogo ininterrotto con Lui, realizzando un’avventura da vivere insieme; così si respira il clima del discernimento.

Umiltà. L’umiltà è la seconda parola, non meno importante, che descrive il clima del discernimento. Anche l’umiltà è importante valutarla sia dalla prospettiva di Dio sia dalla prospettiva dell’essere umano. Possiamo definire l’umiltà come la radice dell’azione di Dio, che ha il suo apice di rivelazione nell’evento Cristo. Infatti il «Figlio dell’uomo» descrive una parabola di umiltà che nessuna mente umana avrebbe mai potuto neppure immaginare: dall’Incarnazione del Verbo al mistero Pasquale.

Ascolto. La dimensione dell’ascolto è essenziale nel cammino di ricerca della volontà di Dio: chi ascolta si apre verso l’esterno ed attende di ricevere qualcosa che non è predefinito dalle sue misure. Ascoltando, infatti, l’Io più che concentrarsi su di sé, tenta di comprendere quello che è al di fuori di sé. La natura del discernimento spirituale richiede la disponibilità all’ascolto dello Spirito, per essere sempre interiormente aperti alla relazione con il Padre. L’ascolto inoltre non è fine a se stesso, ma è il presupposto per il fare: ascolto è infatti obbedienza a quanto si è ascoltato. Anche nel Deuteronomio l’ascoltare e l’agire sono sempre coniugati insieme: «Così Dio dice a Mosè: Raduna il popolo… perché ascoltino… e mettano in pratica tutte le parole di questa legge» (Dt 31,12).

Docilità. Il discernimento si pone come chiave interpretativa del linguaggio di Dio per la persona considerata nella sua unicità e irripetibilità. Dal momento che l’operazione del discernere ha come soggetto principale e primo attore lo Spirito Santo, se uno vuole cogliere la volontà di Dio deve, prima di tutto, rendersi docile all’azione dello Spirito Santo. Una relazione direttamente proporzionale intercorre tra la docilità della persona allo Spirito e la capacità di discernimento: più è grande l’obbedienza di una persona allo Spirito di Dio, più aumenta la sua abitudine a captare e seguire le sue luci e ispirazioni, tanto migliore sarà il suo discernimento. Dalla docilità, cioè l’obbedienza, bisogna distinguere la docibilitas, ossia l’atteggiamento contrassegnato dalla disponibilità ad imparare: imparare ad imparare. È l’atteggiamento che caratterizza il nostro essere discepoli, cioè chiamati a mettere i nostri piedi dentro le orme di Gesù, nostro Maestro.

Gratitudine. È un ulteriore elemento che alimenta la dinamica del discernimento: un cuore capace di rendere grazie si rende sensibile alla presenza di Dio e al suo agire, facendo crescere la fiducia in Dio. Avere un cuore grato è tanto importante quanto avere un cuore docile. La gratitudine e la fiducia verso Dio sono il fondamento di ogni vita spirituale, perché senza di esse l’incontro con Dio rimarrebbe solo sul piano dell’esteriorità e della formalità.