Spiritualità: ne parliamo?

Spiritualità: ne parliamo?

Lun, 04 Dic 17 Discernimento

Un dato sociologico evidente è che l’uomo del nostro tempo è attratto dalla spiritualità: i monasteri sono presi d’assalto; le grandi religioni orientali esercitano il loro fascino. Ma come interpretare tutto questo? Turismo? Moda? In che senso possiamo parlare oggi di spiritualità? Che cosa cerchiamo?

C’è da dire che confusione e preconcetti circondano la parola spiritualità. È facile associarla al sentimentalismo, pensando che non abbia alcuna attinenza con la possibilità della ragione d’indagare e di comprendere. Oppure, nel versante opposto, la si pensa relegata ad una pura teoria, disincarnata, priva di ogni contatto con la quotidianità. In realtà la spiritualità rappresenta il dischiudersi di un orizzonte di vita, attraente, ragionevole, che prende in considerazione i movimenti dell’anima, in un dialogo fecondo con lo Spirito di Dio. È la voce della Libertà che ci attende, chiama, perché vuole spezzare le maglie che ci imprigionano nel nostro egoismo. Sollecitati ad andare verso quello spiraglio di Luce, possiamo riconoscere il nostro vero volto di creature infinitamente amate da Dio. Questo ci consente di non essere sopraffatti dalla sensazione di assurdità della vita… dall’affanno del lavoro e degli impegni di ogni giorno, per ritrovare la speranza.

In una cultura dominata dal suono, da un flusso ininterrotto di parole, entriamo nel cuore della sfida di ritrovare un luogo dove sostare per un breve attimo, per ricomporre i pensieri, per saper leggere quello che si muove dentro e intorno a noi, per prendere in mano la bussola della nostra vita. Questo luogo tanto desiderato è la nostra interiorità. È lo spazio di dialogo tra il profondo di noi stessi e Dio che ci fa scoprire il perché siamo su questa terra. Rompendo la nostra solitudine, impariamo che tutti siamo membra dell’unica famiglia umana, per cui non ci sono esistenze abbandonate, ma vite consegnate alla responsabilità reciproca. Niente è lasciato nel buio della dimenticanza: ogni esistenza ha un suono, però ci vuole un orecchio teso a percepire quel suono; tutto lascia un segno, però ci vuole un occhio capace di percepire quella bellezza. Aprirsi al mondo dello Spirito significa acquisire un occhio e un orecchio attenti a ciò che normalmente sfugge. Vuol dire imparare a codificare il linguaggio del cuore, perché si tratta di comprendere e vivere un’esperienza di relazione, che porta a cercare e riconoscere la volontà di Dio: è il terreno del discernimento spirituale.