Un interrogativo cruciale: quale immagine abbiamo di Dio?

Un interrogativo cruciale: quale immagine abbiamo di Dio?

Gio, 20 Set 18 Discernimento

Nel discernimento spirituale possiamo utilizzare la categoria relazione per rispondere alla domanda. Questa chiave d’interpretazione permette di cogliere il dinamismo che si realizza nella vita spirituale: si tratta di entrare in una dimensione di dialogo, in cui Dio e l’uomo s’incontrano. Tale prospettiva coinvolge necessariamente sia l’immagine di Dio che quella dell’uomo.

Diventa pertanto inevitabile la domanda: quale immagine abbiamo di Dio?

Non possiamo ignorare che nel nostro contesto globalizzato, fortemente dominato dalla secolarizzazione, spesso la scelta di estromettere Dio dalla propria vita è frutto di precomprensioni mai verificate o di pregiudizi. Di conseguenza si sviluppano molteplici atteggiamenti: dalla resistenza, all’indifferenza e persino al rifiuto di Dio.

Ma anche un credente, dal momento che è figlio di questa cultura edonistica e autoreferenziale, può custodire un’immagine di Dio che non rispecchia la verità. Se scaviamo nel profondo di noi stessi possiamo renderci conto che spesso non siamo immuni dalla tentazione di farci un’immagine di Dio a proprio uso e consumo; è una tentazione più forte di quanto potremmo sospettare e che bussa sempre alla nostra porta.

Ci sono alcune immagini di Dio che nel sentire comune hanno preso piede. Egli può essere percepito come un Dio geloso, che non vuole condividere nulla: una sorta di tiranno, che toglie qualcosa all’uomo e lo controlla in ogni suo passo, chiedendogli il resoconto delle sue azioni.

Si può covare l’idea che Dio è nemico della gioia e noioso: pertanto non può esserci gusto nell’incontro con Lui. Dio può essere avvertito anche come un mago che sistema tutto al momento opportuno e toglie il male con la Sua bacchetta magica, permettendoci di bypassare ogni forma di sofferenza, sforzo, fatica.

È importante saper guardare in faccia le immagini distorte di Dio che possono essersi annidate nel nostro pensiero e nel nostro cuore, perché da esse prendono vita inevitabilmente anche relazioni deformate. Una persona può pensare di ricorrere a Dio per comprare qualcosa, come in un grande supermercato: una guarigione, una grazia, la felicità, il successo. Oppure può sentirsi in dovere di conquistare i favori di Dio attraverso i propri meriti: ecco l’accumulo di preghiere, di sacrifici, di promesse di buona condotta... con tutta la frustrazione e la rabbia che ne conseguono quando le proprie richieste non vengono ascoltate.  

Lungo la storia non sono mai venute meno alcune domande: chi è Dio per noi? Cosa ci chiede? Dove vuole condurci?

Come e cosa rispondere?

Le diverse forme di società e culture, succedutesi nel tempo, hanno elaborato la propria risposta.

L’idea più antica di Dio sembra essere quella di un burattinaio: Egli tiene le fila della vita e del destino dell’essere umano, la cui risposta dev’essere di passiva accoglienza. Portata agli estremi, questa concezione arriva a negare del tutto la libertà e la responsabilità dell’uomo, per affermare l’assoluta signoria di Dio.

Un approccio più moderno, frutto del razionalismo, nell’illusione che la tecnologia possa controllare e capire tutto da sola pensa a Dio come ad un orologiaio: ha lasciato nel mondo l’impronta della Sua esistenza, ma non ha più alcun legame con le sue creature e si disinteressa completamente di loro.

La rivelazione biblica ci consegna una luce nuova circa l’immagine di Dio: Egli è il Padre di figli adulti. L’esperienza genitoriale, per analogia, può farci capire come vivere il rapporto in tale prospettiva. Il genitore maturo gioisce e avverte come compiuta la propria missione nei confronti del figlio, quando, adulto, lo vede realizzato in un’indipendenza responsabile.

Da parte sua, il figlio è riconoscente per quanto ha ricevuto dal genitore, del quale può confessare la sapienza di vita, pur essendo al tempo stesso autonomo, capace di scegliere responsabilmente la direzione della propria vita: genitore e figlio possono incontrarsi come veri amici.

La spiritualità cristiana si muove all’interno di tale logica di profonda e feconda relazione reciproca…