Costruire il futuro con i migranti ed i rifugiati

Costruire il futuro con i migranti ed i rifugiati

Gio, 15 Set 22 Formazione Ecclesiale Conoscere la Chiesa

Costruire il futuro con i migranti ed i rifugiati”: è il titolo del Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale di quest’anno (25 settembre 2022), semplice e chiaro, ove tutto si gioca in un cambio di preposizione.
Noi, infatti, i più comprensivi ed accoglienti, siamo abituati a fare qualcosa per loro, ma non con loro. Papa Francesco invece ci ricorda che non è più tempo di considerarci bravi e buoni perché ci prendiamo in qualche modo cura di questi poveri derelitti, ma è tempo di imparare a considerarci tutti fratelli, ognuno con il suo particolare contributo da offrire all’intera comunità.
È tempo – ci direbbe san Paolo – di svegliarci dal sonno (cfr. Rm 13,11) ed impegnarci ad edificare nella Chiesa e nella società una civiltà nuova, basata sul riconoscimento delle potenzialità di ogni suo membro.
“La città futura – scrive Francesco nel suo Messaggio - è una «città dalle salde fondamenta, il cui architetto e costruttore è Dio stesso» (Eb 11,10). Il suo progetto prevede un’intensa opera di costruzione nella quale tutti dobbiamo sentirci coinvolti in prima persona. Nessuno dev’essere escluso. Il suo progetto è essenzialmente inclusivo e mette al centro gli abitanti delle periferie esistenziali”.

Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati significa perciò riconoscere e valorizzare quanto ciascuno di loro può apportare in questa edificazione per il bene di tutti.

             Soprattutto nella Chiesa siamo invitati a comprendere il dono del Battesimo - come già il Papa ha ricordato nel Messaggio dello scorso anno - quale esso è realmente: un “certificato di appartenenza” ad ogni comunità ecclesiale, ovunque nel mondo, ovunque ognuno si trovi anche non per sua scelta. Con tale sguardo ci potrà essere più facile comprendere il grande dono che le giovani comunità etniche, vive e rumorose, possono essere per le nostre scarse assemblee invecchiate e sonnolente. I nostri fratelli africani, ad esempio, sono abituati ad esprimere la loro fede con tutto il corpo, con le loro danze ed il volume alto dei loro canti e, se ci troviamo a celebrare insieme, ciò non potrà non essere un’iniezione di vitalità in tutta l’assemblea. Ed anche ci può essere di insegnamento, di aiuto a ritornare al primo significato della Processione dei doni il loro piazzare un cesto ai piedi dell’altare e recarvisi in processione cantando e danzando; tutti veramente tutti, anche i più piccoli e portando non solo un’offerta in moneta ma ciò che di più elementare possa essere utile per il celebrante o i poveri.
Così pure, avvicinare le comunità musulmane, conoscere la serietà con la quale si impegnano a vivere il mese di Ramadam -tempo prezioso non solo di digiuno ma di preminenza assoluta di Dio e di attenzione all’altro, tanto che se spezzo il mio digiuno devo preoccuparmi di spezzare anche il digiuno di un povero, offrendogli un pasto o la somma per esso- penso che potrà  condurci a vivere con maggiore serietà il nostro impegno quaresimale.

Il Papa si sofferma su una visione profetica del Profeta Isaia, ove gli stranieri sono considerati non invasori, ma coloro che aiutano nella ricostruzione della nuova Gerusalemme (cfr Is 60,10-11), le cui porte sono sempre aperte all’accoglienza dello straniero. Ciò è considerato fonte di ricchezza per tutti.
Ma noi oggi - si domanda il Papa -siamo capaci di fare altrettanto, di prendere esempio da Isaia? E ci sarebbe da aggiungere: siamo almeno capaci, disposti a costruire il domani con i nostri connazionali che la pensano non esattamente come noi? Il Messaggio di Papa Francesco è da meditare profondamente anche per edificare comunità di soli autoctoni più accoglienti, più aperte e serene.
Infine Francesco conclude rivolgendosi direttamente ai giovani e incitandoli a cooperare con Dio Padre per iniziare subito a costruire il futuro con i fratelli migranti e rifugiati. Perché il futuro comincia oggi e comincia da ciascuno di noi!
Ed affida a ciascuno una preghiera:

Signore, rendici portatori di speranza
perché dove c’è oscurità regni la tua luce,
e dove c’è rassegnazione rinasca la fiducia nel futuro.

Signore, rendici strumenti della tua giustizia,
perché dove c’è esclusione fiorisca la fraternità,
e dove c’è ingordigia prosperi la condivisione.

Signore, rendici costruttori del tuo Regno
insieme con i migranti e i rifugiati
e con tutti gli abitanti delle periferie.

Signore, fa’ che impariamo com’è bello
vivere tutti da fratelli e sorelle. Amen.

                                                                 Sr. Maria Grazia Pennisi