
Nell’unità dell’Unica Fede
Sab, 24 Gen 26 Magistero Via Ecumenica Conoscere la Chiesa
A conclusione della Settimana di preghiera per l’Unità dei cristiani è bello rileggere la Lettera Apostolica che Papa Leone ha scritto poco prima del suo viaggio in Turchia: In unitate fidei.
Si tratta di un documento prezioso che ripercorre, a 1700 anni dal Concilio di Nicea, il “Credo” che fin da allora esprime la fede di tutti i seguaci di Cristo. Dopo aver descritto il contesto della nascita di questa confessione di fede (nn. 2-5), il santo Padre ne commenta brevemente le varie espressioni, così come sono state definite a Nicea e nel successivo Concilio di Costantinopoli (nn.6-8); quindi ne rileva il significato per oggi, ponendoci alcune domande, che sono l’invito ad un esame di coscienza (9-11).
A conclusione, nel n.12 riconosce l’altissimo valore ecumenico del Concilio di Nicea e del Credo, che da allora tutti i cristiani riconoscono come espressione autentica della propria fede: “Anche se la piena unità visibile (…) non ci è ancora stata donata, il dialogo ecumenico ci ha portato, sulla base dell’unico battesimo e del Credo niceno-costantinopolitano, a riconoscere i nostri fratelli e sorelle in Gesù Cristo nei fratelli e sorelle delle altre Chiese e Comunità ecclesiali e a riscoprire l’unica e universale Comunità dei discepoli di Cristo in tutto il mondo”. Per due volte in questo stesso paragrafo il santo Padre parla dell’ “unica Comunità cristiana universale” che va riscoperta perché “condividiamo infatti la fede nell’unico e solo Dio, Padre di tutti gli uomini, confessiamo insieme l’unico Signore e vero Figlio di Dio Gesù Cristo e l’unico Spirito Santo, che ci ispira e ci spinge alla piena unità e alla testimonianza comune del Vangelo” e che “in un mondo diviso e lacerato da molti conflitti, può essere segno di pace e strumento di riconciliazione contribuendo in modo decisivo a un impegno mondiale per la pace”.
La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che abbiamo appena celebrato ci ha riuniti infatti intorno al versetto di Efesini 4,4: “Uno solo è il Corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati”. Nella presentazione teologica leggiamo: Uno solo è il Corpo evidenza la natura della Chiesa. Il cristianesimo trascende i confini culturali e nazionali, e aggiungerei anche i confini ecclesiastici. Il legame spirituale che ci unisce come discepoli di Gesù è più forte delle nostre divisioni. Possiamo riconoscere, proprio per il Credo che professiamo, per lo Spirito che ci unisce, per il Padre nostro che invochiamo adorando il nome di Gesù Cristo nostro unico Signore, che siamo parte di un Corpo universale ed unico, proprio perché già apparteniamo ad una delle chiese cristiane, se pur tra loro ancora divise.
Siamo davvero figli e figlie di questa madre universale, di questa Comunità una ed unica per la quale Cristo Gesù ha dato se stesso morendo, Lui Dio incarnato, sulla croce per togliere il peccato del mondo e riunire tutti i figli di Dio dispersi. In questo senso parlare di ecumenismo oggi, secondo Papa Leone, è rivolgere lo sguardo non al passato delle nostre divisioni e nemmeno ad un “riconoscimento reciproco dell’attuale status quo della diversità delle Chiese e delle Comunità ecclesiali, ma piuttosto un ecumenismo rivolto al futuro, di riconciliazione sulla via del dialogo, di scambio dei nostri doni e patrimoni spirituali”.
Per leggere il documento puoi aprire questo link:
https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/apost_letters/documents/20251123-in-unitate-fidei.html