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Assunzione della Beata Vergine Maria

Assunzione della Beata Vergine Maria

Dom, 09 Ago 26 Commento alla Parola - Anno A

Contemplando il mistero dell’Assunzione della Beata Vergine Maria, potremmo dire che il cielo entra nella vita e la vita sale al cielo.

È una festa di luce, una celebrazione che ci invita a guardare oltre la superficie delle cose, oltre la fatica dei giorni, oltre la fragilità del corpo. In Maria vediamo ciò che Dio desidera per ogni uomo e ogni donna: una vita piena, una storia salvata, un corpo glorificato.

La liturgia ci accompagna in un percorso che unisce la promessa della risurrezione, la lotta contro il male, la gioia del Magnificat, e la speranza del cielo. È un itinerario che parla alla nostra vita concreta, alle nostre paure e alle nostre attese.

Il libro dell’Apocalisse, nella prima lettura, ci presenta una scena grandiosa: una Donna luminosa, avvolta dal sole che la riveste, ma anche minacciata da un drago che tenta di divorare il figlio che sta per nascere. È un’immagine potente, che racconta la tensione tra la vita che nasce e il male che tenta di soffocarla.

Maria è questa Donna: colei che genera Cristo nel mondo, colei che porta la luce dove le tenebre sembrano prevalere e che vince il male. Ma la Donna è anche la Chiesa, e in un certo senso è ogni credente che cerca di custodire il bene in mezzo alle difficoltà.

La fuga nel deserto non è una sconfitta: è la protezione di Dio. L’Assunzione è la conferma che il bene non viene mai abbandonato, che ciò che nasce da Dio è custodito fino alla gloria.

Nella seconda lettura, San Paolo ricorda che Cristo è “primizia di coloro che sono morti”. Maria, assunta in cielo, è la prima creatura che partecipa pienamente a questa promessa. Se Cristo è primizia, Maria è compimento.

La sua Assunzione non è un privilegio isolato, ma un segno: ciò che Dio ha compiuto in Lei è ciò che desidera compiere in noi. Il corpo non è un peso da abbandonare: è parte della nostra vocazione eterna. In Maria vediamo che la fragilità può essere glorificata, che le ferite possono diventare luce, che la storia non finisce nella morte.

Il Vangelo dell’Assunzione è quello della Visitazione: il Magnificat come sguardo nuovo sulla vita. È sorprendente! la Chiesa, nel giorno in cui celebra Maria glorificata, ci porta non sul monte della gloria, ma in una casa semplice, quella di Elisabetta.

Maria “si alza e va in fretta”: la fede non la chiude in sé stessa, la spinge a muoversi, a servire; a portare Cristo e, con Lui, la gioia!

Infatti, appena Maria entra nella casa di Elisabetta, il bambino nel grembo sussulta e “danza”. È un dettaglio che dice tutto: dove arriva Maria, arriva Cristo; e dove arriva Cristo, nasce la gioia. Così Elisabetta, colmata di Spirito Santo, riconosce chi è Colei che le sta davanti e lo proclama:

  • Maria è “benedetta”,
  • il suo grembo è “benedetto”,
  • Lei è “madre del mio Signore”,
  • ed è “beata perché ha creduto”.

La fede di Maria non è un’idea: è un movimento, un cammino, un gesto concreto. La fede vera non rimane chiusa nel cuore: diventa visita, presenza, vicinanza.

La risposta di Maria, il Magnificat, cuore del Vangelo e della festa, è il canto di una donna che ha compreso che Dio opera nella storia, anche quando la storia sembra oscura.

Ella canta la vittoria di Dio prima che sia visibile. Canta la giustizia di Dio mentre vive in un mondo ingiusto. Canta la misericordia di Dio mentre affronta povertà, incertezze, fatiche.

Il Magnificat è il canto di chi vede l’invisibile:

  • i superbi dispersi,
  • i potenti rovesciati,
  • gli umili innalzati,
  • gli affamati saziati,
  • i ricchi a mani vuote.

Papa Leone XIV, nella sua omelia del 15 agosto 2025, così lo definisce:

«Il Magnificat rafforza nella speranza gli umili, gli affamati, i servi operosi di Dio… Quando nascono i legami con cui opponiamo al male il bene, alla morte la vita, allora vediamo che nulla è impossibile con Dio».

Maria può cantare ciò che Dio farà, perché ha già visto ciò che Dio può fare. Il Magnificat è un’apertura di cielo nella vita quotidiana: trasforma la cronaca nera in storia di salvezza, permette di scorgere un bene nascosto dove tutti vedono solo ingiustizia.

Maria non è una figura distante, angelicata, irraggiungibile. È una donna concreta, che cammina, che incontra, che ascolta, che soffre, che ama.

La sua Assunzione non la allontana da noi: la rende ancora più vicina, perché ora vive nel cuore stesso di Dio. Maria è la donna che ha vissuto una vita piena e proprio per questo tutto di Lei è stato salvato.

La sua festa ci invita a:

  • attraversare le nostre montagne interiori,
  • vincere i draghi dell’immobilismo e della rassegnazione,
  • cercare gli squarci di infinito nella nostra quotidianità,
  • credere che la nostra storia può essere trasfigurata.

Maria è già nella gloria, ma continua a camminare con noi. E ci ricorda che il cielo non è lontano: inizia quando lasciamo che Dio illumini la nostra vita.

Potremmo farci tre domande allora:

  1. La mia fede mi aiuta a vedere la luce anche quando la vita sembra oscura?
  2. Credo davvero che anche il mio corpo sia destinato alla gloria?
  3. Mi metto in cammino verso gli altri, come Maria che va da Elisabetta “in fretta”?