Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore

Domenica di Pasqua - Risurrezione del Signore

Ven, 02 Apr 21 Lectio Divina - Anno B

La liturgia della veglia pasquale, “madre di tutte le veglie”, ci ha introdotti nella piena luce di questo giorno di Pasqua, al seguito di Cristo, Luce che non tramonta e con la sua risurrezione ci apre gli orizzonti del compimento della nostra speranza.
Il percorso biblico ci ha guidato a rievocare la storia della salvezza, con gli interventi solleciti e teneri di Dio verso il suo popolo e l’intera umanità. Dalla prima creazione (Genesi 1, 1 e 2) ci ha fatto giungere a questa inedita e nuova creazione che brilla nel Risorto, facendoci passare attraverso la prova della fede di Abramo (Genesi 22, 1-18), l’uscita dalla schiavitù (Esodo 14, 15ss), l’esperienza della tenerezza e pietà di Dio redentore (Isaia 54, 5-14), l’alleanza eterna stabilita con chi viene a Lui (Isaia 55, 1-11) camminando allo splendore della sua luce (Baruc 3,9-15) purificati e rinnovati nel cuore (Ezechiele 36, 16-17a); fino all’annuncio della sconfitta definitiva della morte (Romani 6,3-11) perché crediamo la bella notizia che Gesù Nazareno, il Crocifisso, è risorto (Marco 16, 1-7).
Il fulgore del cero pasquale si incontra con la trepida luce dell’alba del giorno che non tramonta, ed in questo giorno glorioso i testi biblici della Messa del giorno di questo anno B ci aprono anzitutto la pagina degli Atti degli Apostoli (10, 34a. 37-43), che riporta la testimonianza di Pietro; è l’esperienza pasquale di quei prescelti da Dio che hanno avuto il privilegio di mangiare e bere con Gesù dopo la sua risurrezione e, inviati ad annunziare al popolo che la fede in Lui ottiene la remissione dei peccati, vogliono comunicare a tutti la loro gioia.
La seconda lettura, a scelta tra Colossesi 3, 1-4 (Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù) e 1 Corinti 5, 6b-9 (Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova) prepara il testo evangelico di Giovanni, sul quale vogliamo soffermarci.

v.1 Nel giorno dopo il sabato, Maria di Magdala si recò al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro. La connotazione temporale che l’evangelista precisa ci mostra che il grande giorno, sacro a tutto il popolo ebraico, si conferma come giorno del riposo di Dio; Egli ha custodito infatti nelle profondità della terra il riposo del Figlio Amato, dopo il suo operoso percorso di obbedienza alla volontà del Padre. Ormai però viene in primo piano “il giorno dopo”, testimone di un evento inaudito: il dispiegarsi della nuova, potente operosità di Dio che risuscitando il Figlio realizza la nuova creazione.

Il primo versetto del capitolo 20 si caratterizza per la forte tensione drammatica causata da una situazione inedita e umanamente inspiegabile. Vediamo in azione anzitutto Maria di Magdala, che si è messa in cammino senza indugio non appena la legge del riposo sabbatico glielo ha consentito. La stessa forza d’amore che l’ha tenuta immobile sotto la croce di Gesù ora la spinge a ricercarlo… Anche se tutto ancora è avvolto dal lenzuolo funereo della notte, anche se nell’intimo sente molto più densa dell’oscurità esteriore la tenebra che avvolge il suo cuore; anche se brancola nel buio senza riuscire a darsi ragione della tragedia consumatasi così rapidamente, così inesorabilmente, Maria, interamente protesa verso il suo Signore, non sa stare lontana da Lui; vuole stare con Lui almeno nella casa dei morti, il sepolcro muto…  La scoperta della pietra ribaltata appare ai suoi occhi come una profanazione ulteriore della dignità del suo amato. Non riesce a fermarsi per riflettere, non cerca di verificare... Corre!

v.2 Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!"  La corsa affannosa ha una meta precisa: i due apostoli più vicini a Gesù. Pietro, il capo del collegio apostolico, e Giovanni, che detiene il primato nel lasciarsi amare, devono essere subito informati di quella violazione inquietante… Maria infatti non ha dubbi sull’accaduto, la sua persuasione interiore non può essere che la verità: qualcuno, ignoto, ha portato via il Signore! Non le resta neanche un luogo in cui poterlo piangere?!… Questo è il dramma della Maddalena e delle altre donne che il Vangelo di Giovanni sottintende presenti con quel plurale “non sappiamo” che si ricollega al racconto dei Sinottici.
La Maddalena, personificazione della discepola che ama profondamente e teneramente il Cristo, anticipa la confessione di Tommaso sulla signoria di Cristo Risorto, padrone della vita e della morte.

v.3 Uscì allora Simon Pietro insieme all’altro discepolo, e si recarono al sepolcro. La notizia sconcertante mette in moto i due apostoli, che vanno a constatare di persona l’accaduto. L’evangelista sottolinea che vanno insieme e che anche per loro la prospettiva è quella della morte: si recano al sepolcro, dove la nemica dell’uomo sembra avere detto l’ultima parola.

vv.4-5 Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Non c’è competizione in questo correre ansimante verso una verifica dolorosa; tutte le energie di ciascuno sono tese al traguardo in questa gara d’amore; è normale che il discepolo amato, più giovane, abbia le ali ai piedi e voli in un certo senso, proteso verso Colui che lo attrae sempre, al di là dei lacci della morte che sembrano aver precluso ogni relazione.
Egli si china a guardare. Si tratta, secondo il testo greco, di uno sguardo di semplice constatazione, come quello di Maria di Magdala (per entrambi si usa il verbo blepei): il riscontro di una realtà oggettiva. Il fatto che egli non entri, da molti esegeti e Padri viene inteso come un atteggiamento di deferenza verso Pietro, più anziano e ritenuto spesso portavoce del gruppo dei Dodici. Questa capacità di attesa e di riflessione sugli eventi è significativa e merita attenzione anche per noi oggi.

vv.6-7 Giunse intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra, e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un luogo a parte. Di tutt’altra natura è il vedere che l’evangelista attribuisce a Pietro, che al termine della sua corsa entra per primo al sepolcro: il verbo greco utilizzato è theoreo, che indica la contemplazione piena di stupore di un fatto impensabile e inaspettato. Non soltanto le bende per terra, ma l’ordine perfetto dei lini funebri stesi con cura e in particolare la disposizione del sudario, che ha un posto speciale a parte, non può in alcun modo rimandare ad un furto affrettato…

v.8 Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Pietro, nella sua contemplazione silenziosa, non lascia trapelare nessun sentimento: è come immobile davanti al mistero. Dell’altro discepolo, invece, l’evangelista dice che, vedendo, crede. Il verbo greco usato, orao, indica il vedere proprio della fede. In effetti, egli non vede nulla più di Pietro, eppure scatta la comprensione interiore, l’adesione a tutto quanto il Maestro aveva preannunciato. Si tratta di un atto di fede globale, completo, senza incertezze: un fatto che si pone come una roccia solida nel cammino dei fedeli.

v.9 Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che Egli cioè doveva risuscitare dai morti. La Scrittura nel suo complesso è preannuncio del Messia e del progetto di salvezza del Padre attuato attraverso lo Spirito. L’Evangelista non cita un passo speciale dell’Antico Testamento, perché ora tutta la Scrittura si apre alla comprensione del Mistero, preannunciato e attuato nel momento della Risurrezione, che i due Apostoli hanno toccato con mano.
Possiamo dedurre che solo dopo la risurrezione di Gesù, accertata dai testimoni oculari, è possibile capire la Scrittura, che tutta parla di Lui. Finché non ci si converte a Cristo Signore, rimane un velo sul volto di chi legge la Scrittura, mentre questa si chiarisce e si apre a chi contempla l’amore di Cristo e si affida a Lui credendogli incondizionatamente.
Gli esegeti del capitolo 20 di Giovanni infatti sono concordi nel ritenere che il racconto delle apparizioni operi una “inclusione tematica” sui verbi credere e vedere. Come afferma Silvano Fausti nel suo commento al vangelo di Giovanni, l’evangelista è consapevole di essere tra gli ultimi testimoni oculari e nel suo Vangelo si preoccupa di mostrare l’importanza di “credere senza vedere”.
Ogni evento, unico e irrepetibile, è visto soltanto da chi è vicino nel tempo e nello spazio; tuttavia la parola di chi lo testimonia lo rende presente anche a chi lo ascolta. Pertanto chiunque crede, abbia o non abbia visto, fa la medesima esperienza: aderisce con amore al Signore risorto e vive nel suo Spirito.
I primi discepoli, contemporanei di Gesù, credono in Lui non solo perché lo hanno visto risorto, ma anche perché hanno sperimentato cosa significa per loro che Lui sia risorto.
I cristiani che vengono dopo di loro credono sulla loro parola e accogliendo la loro testimonianza, anch’essi lo vedono presente e operante nella sua gloria di Risorto.