
Epifania del Signore
Mer, 31 Dic 25 Commento alla Parola - Anno A
Epifania in greco significa apparenza esterna: quindi gloria, splendore, nome, fama.
Il verbo επιφαινω (epifaino) significa mostrare, apparire, presentarsi.
A differenza di Luca che focalizza la persona di Maria nell’evento dell’Incarnazione, Matteo illustra il ruolo di Giuseppe (Mt 1,19-25) e, nella visita dei Magi, la loro attenzione per proteggere la vita di Gesù. Essi da Oriente vanno a Gerusalemme seguendo la stella che, -ne sono convinti- vuole indicare la presenza di un nuovo Re, che vogliono adorare. Lo cercano perciò nel palazzo… ma Erode li invia a Betlemme e mentre si rimettono in cammino la stella che è loro apparsa li guida di nuovo e si ferma sul luogo dove c’è Gesù. Entrati nella casa, si prostrano davanti a Lui e lo adorano. Poi aprono gli scrigni e gli offrono i loro doni, che hanno un significato simbolico: l’oro evidenzia la sua regalità, l’incenso la divinità, la mirra la sua umanità/mortalità, anticipando il suo sacrificio.
Qui il verbo epifaino assume vari significati:
- È un segno del cielo, una stella, che fa da guida. Gli eventi capitano sulla Terra ma c’è un cosmo a guidarli e a viverli, come se la vita di Gesù Cristo, ma anche di noi uomini attraverso di Lui, acquistasse profondità; e la vita sulla Terra per una volta uscisse da quel sapore di cenere che è la sua caducità, abbracciando la vita del cosmo e dell’infinito. E quindi epifaino è la rivelazione di un tempo immenso sopra di noi, un tempo meraviglioso: il tempo di Dio.
- Gesù non fa nulla per rivelarsi: apparentemente è semplicemente un bambino appena nato, deposto in una mangiatoia. Di fatto è la luce del mondo. Non si fa nulla per una luce, se non lasciarla brillare, in modo che illumini le tenebre. Così è per Cristo. Ma è proprio in questa semplicità il suo significato più grande: Lui È, gli basta esistere. È il messaggio più alto che si possa dare sull’apparenza, che qui non ha nessun connotato di superbia. L’uomo ha bisogno di sapere chi è Dio, allo stesso modo in cui un paziente ha bisogno di sapere chi è il medico che lo guarirà. Qui apparenza e sostanza coincidono, perché il mondo ha bisogno di riconoscere la salvezza.
- La stella suscita la “grandissima gioia” dei Magi. Quando si manifesta, al suo apparire, si sentono rinfrancati, anzi, felici. Sono trasformati e lo sentono. Anzi, hanno uno scopo in più: proteggere Gesù dalla furia di Erode. La narrazione di Luca ha un taglio diverso: se i Magi provano una gioia fortissima, i pastori avvertono invece una grande paura. Si presenta loro un angelo di Dio che li avvolge con la sua luce. Qui non si va per gradi. Il messaggio dell’angelo è perentorio. Ma anche i pastori, che volevano trascorrere la notte all’aperto come al solito, sentendo il messaggio dell’angelo che parla di una grande gioia, sono provocati a partire subito, ad andare a trovare il Bambino. Qui epifaino mantiene il suo senso di “mostrarsi verso”: verso gli uomini, verso occhi che hanno bisogno di vedere la gioia.
Su un altro registro, dal racconto della fuga in Egitto spicca la centralità delle figure dei Magi. Matteo modella una trama narrativa in cui traspare una vera e propria suspense: ogni cosa è come appesa ad un filo.
I Magi rappresentano le figure di studiosi, sapienti, capaci di interpretare i segni celesti come manifestazioni divine. Sono persone non ebree, che riconoscono la regalità e la divinità di Gesù, anticipando l’universalità del messaggio di salvezza cristiana. Essi nel loro cammino si rivolgono addirittura al nemico numero uno di Gesù: Erode. L’ironia qui è forte: nessuno sembra sapere che deve nascere Colui che ora non è più soltanto un Re, ma è addirittura diventato il Messia (2,4).
Gli esperti delle Scritture riescono a scovare un antico libro nel quale è scritta la profezia sul luogo dell’evento, che è Betlemme; la città che ha dato i natali al Re Davide, ma di fatto ormai ridotta ad un borgo.
Finalmente, i Magi arrivano alla casa, appagati da tutte le loro fatiche. Prima di tornare indietro, un sogno consiglia loro un’altra strada per il ritorno ed essi ci credono e obbediscono.
Tanti sono i registri con cui possiamo leggere il Vangelo di oggi. Quello cristologico: il Re-Messia è destinato a regnare, ma contro di lui vi è già un regno molto ostile.
Il livello teologico: i Magi con la conoscenza “naturale” delle stelle e con tutta la loro sapienza possono arrivare solo fino ad un certo punto: per giungere a contemplare Dio serve qualcuno, che conosca le Scritture e le sappia leggere.
Il livello della storia della salvezza: l’Antico Testamento è per Matteo profezia del Nuovo. Negli oracoli del profeta su Betlemme c’è chiaramente scritto che il Messia viene dalla casa di Davide: si porta così a compimento quanto scritto anche nel Secondo libro di Samuele (2Sam 7,11-13).
Stupisce però il fatto che né il re Erode, né i sommi sacerdoti, né tanto meno gli esperti della Scrittura, cioè gli scribi, si preoccupino di capire fino in fondo quello che sta accadendo. I sapienti, da lontano, dopo un lungo viaggio, chiedono aiuto e illuminazione, e proprio loro trovano risposta nelle Scritture, mentre nessuno a Gerusalemme fino a quel momento le aveva prese sul serio.
È un monito per noi: non ci accada che le Parole di Dio che sono nella Bibbia possano scivolare via, proprio nelle sedi che sono preposte ad ascoltarle.
