II Domenica del Tempo Ordinario

II Domenica del Tempo Ordinario

Ven, 12 Gen 24 Lectio Divina - Anno B

Abbiamo appena concluso il Tempo di Natale, occasione che la Chiesa ci offre per rimanere ed accogliere il grande dono che il Padre ci ha fatto mandandoci il Suo Figlio Gesù. Il tempo in Dio non ha confini, non ha i nostri parametri umani, perché in Lui c’è l’eterno presente. La liturgia ci permette di innestarci in questo tempo di Grazia, nel kairos di Dio: non solo ieri Gesù si è incarnato, ma oggi ancora è vivo e concreto il Suo desiderio di venirci incontro.

Dio però non si impone mai: attende da parte nostra una libera adesione. Eccoci allora a questa seconda domenica del tempo ordinario in cui, dopo aver riconosciuto nel Bambino nato a Betlemme il Salvatore, ci viene chiesto di ascoltarlo, accoglierlo e seguirlo. La preghiera di Colletta, sintesi di tutta la liturgia della Parola, ci invita a supplicare il Padre che ha posto la sua dimora tra noi stabilmente e perpetuamente con l’Incarnazione del Figlio, ad accogliere con costanza la Parola che Gesù stesso ci annuncia per poter essere noi stessi Tempio dello Spirito.

L’invito, molto concreto, è quello di non essere spettatori passivi di un evento che capita fuori di noi, bensì di essere protagonisti, attori principali di quanto abbiamo appena vissuto. Maria ha accolto il Verbo nella sua carne, perché Egli potesse venire nel mondo: ora tocca a noi accogliere costantemente la Parola, Gesù stesso, per poter diventare, come Maria, grembo per Dio.

La liturgia non ci chiede questo impegno soltanto in linea teorica, ci indica anche alcuni criteri concreti per poterlo vivere.

Nella prima lettura ascoltiamo l’episodio del giovane Samuele (1 Sam, 3, 3b-10.19), che sente una voce che lo chiama ma non sa bene identificarla. Grazie a Dio non è solo, perché c’è una guida, il vecchio Eli, che lo aiuta ad orientarsi. Per poter accogliere il Verbo è allora importante anzitutto imparare a discernere quale voce, quale Parola viene realmente da Dio. Non tutto avviene “al primo colpo”; occorre avere pazienza, ritornare più volte e soprattutto non vivere mai questo discernimento da soli.

La Chiesa da sempre insegna l’importanza di avere qualcuno più saggio di noi nella vita di fede, che ci aiuti a riconoscere cosa viene realmente da Dio e cosa è soltanto una suggestione nostra o anche del nemico. Una volta capito questo, è importante dare la nostra adesione: “Parla, perché il tuo servo ti ascolta!”, dice Samuele. Ascoltare la Parola significa farla nostra, obbedire, aderire, credere che quello che il Signore ci sta suggerendo è una buona notizia anzitutto per noi!

La seconda lettura, tratta dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi, ci ricorda che noi, nella nostra integrità di spirito, anima e corpo, siamo fatti per Dio: con la venuta del Figlio il Padre ha ristabilito la relazione con noi; e nella misura in cui ascoltiamo la Parola, la buona notizia, noi stessi diventiamo riflesso della Luce che illumina ogni uomo. Siamo tempio dello Spirito Santo! Pertanto l’altro criterio che ci insegna oggi la liturgia è che se ascoltiamo e accogliamo la Parola, se siamo inabitati da Essa, diventiamo tempio di Dio, manifestazione di quanto Lui ha compiuto pagando a caro prezzo la nostra salvezza.

Infine eccoci al cuore delle letture domenicali: il Vangelo.

Siamo nel primo capitolo del Vangelo secondo Giovanni. La scena si apre con un altro Giovanni, il Battista, che indica a due suoi discepoli “l’Agnello di Dio”. Essi, sentendolo parlare così, subito seguono Gesù. Anche loro, come Samuele, ascoltano una parola e si fidano di una guida, in questo caso Giovanni. Troviamo un ulteriore passaggio che diventa per noi in questa riflessione un altro criterio: non è sufficiente ascoltare la Parola, non è sufficiente nemmeno accoglierla e diventarne Tempio: serve anche seguirla.

I due discepoli di Giovanni, infatti, accolgono la provocazione del Precursore e fanno in prima persona passi decisi e concreti. Si smuovono dal punto in cui erano arrivati e si lasciano interrogare. Non si accontentano di seguire il più grande dei profeti, si mettono ancora in gioco per crescere ulteriormente. Quanto è necessaria anche a noi questa continua conversione! E quanto anche noi non ci possiamo accontentare delle nozioni imparate al catechismo, o della vita di fede che avevamo anni fa!

La fede è come la vita naturale: ha la sua evoluzione e necessita di continue evoluzioni e passaggi, altrimenti, proprio come la vita psicologica, rischia di essere imbrigliata in regressioni e circoli viziosi, che non permettono di vivere la relazione con Dio da adulti ma ci blocca in stadi infantili.

Gesù allora, vedendo i due che lo seguono, pone loro una domanda: “Che cosa cercate?” Anche a noi oggi, per mezzo della liturgia Gesù pone lo stesso interrogativo: “Perché mi segui? Perché vieni a messa? Che cosa cerchi?”

I due discepoli vogliono sapere dove dimora Gesù, dove è il suo domicilio. Non dimentichiamo che hanno già capito chi è ascoltando le parole di Giovanni. Sanno che Lui ha qualcosa in più degli altri, che non è uno qualunque. Vogliono dunque sapere qual è il Suo segreto più intimo; conoscerlo meglio per comprendere il suo pensiero. Gesù accoglie ben volentieri questo loro desiderio e li invita a stare con Lui per poterlo scoprire. Questi pochi versetti ci danno un insegnamento importante: non vale tanto il “che cosa” si fa, bensì il “con chi” si sta.

Infatti il vangelo non ci dice che cosa sono andati a fare, ma che “rimasero con lui”; e questo scatto qualitativo è riconosciuto dalla memoria dettagliata dell’orario. Da lì è iniziata una novità inaspettata, una relazione che cambierà completamente la vita di questi poveri pescatori. Andrea vive uno subbuglio così forte che lo va a dire subito al fratello, Simon Pietro. È un vangelo di sguardi: Giovanni prima fissa lo sguardo su Gesù e ora, a “effetto domino”, Gesù fissa lo sguardo su Pietro, il quale poi, a sua volta, lo volgerà a tanti altri, ad uno storpio in primis (“allora Pietro fissò lo sguardo su di lui” At 3,4).

Questo dettaglio ci dice che se abbiamo incrociato lo sguardo di Gesù, il Salvatore che ha dato gusto e sapore alla nostra vita, tanto che non può più essere la stessa, non possiamo non volgerlo sugli altri. Rimanendo con Lui, impariamo che ciò che conta veramente non è cosa facciamo o non facciamo, se siamo riconosciuti o meno, se abbiamo posti di prestigio o se svolgiamo umili servizi; se ascoltiamo la Sua Parola, la facciamo nostra e rimaniamo nella relazione con Lui, riconosciamo che la sua Persona e l’unica che può dare pienezza autentica alla nostra vita.

 

Per la riflessione personale:

  • Perché segui il Signore?
  • Hai qualcuno che ti aiuta a discernere nella tua vita di fede?
  • Che Parola di conversione senti che il Signore ti sta rivolgendo?