II Domenica di Avvento

II Domenica di Avvento

Sab, 04 Dic 21 Lectio Divina - Anno C

Il Grido della misericordia del Padre ha una Voce.
Il brano di questa seconda Domenica d’Avvento dell’anno C ci porta subito in un’epoca storica ben precisa: il dominio dell’impero romano sulla Palestina, così come leggiamo in Lc 2,1-3. Immediatamente però il modo di narrare cambia, diventa un racconto di fede da parte dell’evangelista, perché alla fine del v. 2 introduce la Parola di Dio nella storia degli uomini, con occhi di credente.

Domenica scorsa ci è stata indicata la via per “redimere il tempo”, per trascorrere la nostra esistenza dentro il tempo; perché questo è già stato visitato dal Signore quando è venuto a porre la sua dimora fra noi. Noi possiamo vivere nel tempo aspettando che si compia oggi in ciascuno di noi quella salvezza già accaduta nella morte e risurrezione del Signore.

Come? «Prego... perché possiate distinguere sempre il meglio ed essere integri ed irreprensibili per il giorno di Cristo” (Fil 1, 10).

Vivere dunque nel tempo presente esercitando un acuto discernimento per conoscere che cosa è “santo, giusto, gradito al Signore” nelle situazioni storiche in cui viviamo; e questa capacità di discernimento cristiano nasce e si “arricchisce sempre più in conoscenza e in ogni genere di discernimento” (Fil 1,9) grazie alla carità, perché l’Amore di Dio è il dinamismo interiore che ci spinge a riconoscere in ogni situazione ciò che è conforme alla Sua volontà e così a “non conformarci alla mentalità di questo mondo ma a trasformarci rinnovando la nostra mente, per poter discernere la volontà di Dio, ciò che è buono, a Lui gradito e perfetto” (Rom. 12, 1-2).

Lectio
v.2:
“La parola di Dio scese su Giovanni Battista nel deserto”
e, come è avvenuto anche per tanti altri profeti (Ger 1,2.5; Os 1,1; Ez 1,3), proprio quel tempo diventa “il” tempo della Parola Divina per la Chiesa. La sua sterilità di un tempo ora è mutata, perché “i figli della derelitta sono più numerosi dei figli della maritata” (Is 54, 1).
Adesso può e deve esultare, perché non è più desertta: “Prorompi in canti di gioia, o deserto” perché Dio con la Sua parola scende, la chiama, la riveste, la adorna come uno sposo fedele con la sua sposa e le dice “deponi le vesti del lutto e dell’afflizione… Sorgi, Gerusalemme, ed avvolgi il manto della mia giustizia… Sta’ in piedi, ti riconduco i tuoi figli… ti spiàno ogni alta montagna e la terra, ti colmo ogni valle perché tu, Israele, proceda sicuro” (Bar 5.1-9).
La Parola di Dio “scende” sempre, Lui scende su coloro che docilmente gli aprono il cuore, su coloro che si lasciano “attirare a Lui, condurre nel deserto e parlare al proprio cuore” (Os 2,16), senza “indurirlo come a Meriba, come nel giorno di Massa nel deserto” (Sal 95,8) e si pongono in ASCOLTO come “Maria, la quale sedutasi ai piedi di Gesù ascoltava la sua parola” (Lc 10,39).

vv.3-4: Prima di “venire ad abitare in mezzo a noi”, prima di essere chiamato Emmanuele… “la Parola di Dio scende” sull’uomo vestito di peli di cammello, mangiatore di locuste e miele selvatico e che, adesso più che mai, ama dar voce a Colui che ha lodato saltellando e scalpitando quand’era ancora nel grembo di Elisabetta.
Giovanni Battista, che mantiene i legami tra il popolo dell’attesa e quello della realizzazione della salvezza, vive e percorre il deserto indicando la necessità per ciascuno di noi di vivere nel silenzio, perché solo in esso, esteriore ed interiore e dal valore d’incalcolabile preziosità che sembra perduto e nel quale nulla ci distrae, può risuonare ed essere udita la parola nuova che ci rigenera.

vv.4-6: Sin da “bambino sarai chiamato profeta dell’Altissimo perché andrai innanzi al Signore a preparargli le strade, per dare al suo popolo la conoscenza della salvezza nella remissione dei suoi peccati” (Lc 1,76-77); ed oggi, in questa domenica, Giovanni Battista è la voce di uno che grida “predicando un battesimo di conversione per la remissione dei peccati”.
Esprime questa richiesta attraverso un segno, un battesimo appunto di conversione (in greco metanoia) ossia un cambiamento di mentalità, di sentimenti, che conduca a pensare e vivere secondo Dio; e dove le parole da sole non bastano… occorrono le “opere degne di conversione” (v.8). Bisogna stare attenti a non “appesantire il nostro cuore in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita”, come ci ha ricordato Luca domenica scorsa (Lc 21, 34).

Giovanni Battista incita a preparare la via del Signore, a raddrizzare i propri sentieri, perché l’uomo deve in primo luogo riconoscere il suo peccato, dal momento che “ogni uomo vedrà la salvezza di Dio”.
A ciascuno è offerto il tempo presente come il tempo della “misericordia e giustizia del Signore” (Bar 5,9). Teniamo lo sguardo del cuore su Gesù, “grido” della misericordia di Dio verso l’uomo, che “esclama ad alta voce: Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me” (Gv 7,37-38).

Per meditare
Sappiamo riconoscere che il tempo di Dio è per noi il “tempo favorevole” per essere giardino e non più deserto?
Oltre a “vedere la salvezza”, vi accorriamo accettando di essere salvati?
Abbiamo il coraggio di essere Chiesa profetica, sacerdotale e regale e “gridare” la misericordia di Dio agli uomini?
Ci impegniamo ad aprire “la nostra bocca al sorriso e sciogliere la nostra lingua in canti di gioia”?