Skip to main content
III Domenica di Avvento

III Domenica di Avvento

Mar, 09 Dic 25 Commento alla Parola - Anno A

L’antifona d’ingresso alla liturgia eucaristica di oggi, citando un passo della lettera di S. Paolo ai Filippesi (Fil. 4,4), ci esorta “Rallegratevi sempre nel Signore: ve lo ripeto, rallegratevi!”. “Rallegrarsi” è lo stesso termine usato dall’arcangelo Gabriele nel salutare Maria all’Annunciazione. Lì, il motivo di quel saluto era “il Signore è con te”; Paolo invece lo motiva affermando “il Signore è vicino”. Ed infatti in questa domenica, la terza di Avvento, detta “Gaudete” il Signore è proprio vicino.

La narrazione di Matteo ci presenta ancora Giovanni Battista, ma lo colloca non nel luogo della libertà che è il deserto (contesto che egli si era scelto e dove era a lungo vissuto), ma nel luogo della costrizione, il carcere, dove era stato rinchiuso da Erode a causa della sua franchezza nell’usare parole di verità. In questo luogo di tenebre, che annebbiano la vista e il cuore, Giovanni non riesce più a vedere bene, a comprendere chi sia davvero Gesù….

Credeva di saperlo, ma ora, in quel luogo di oscurità, anche il volto di Gesù gli appare confuso. Lui che era stato il primo a riconoscerlo e lo aveva additato come l’Agnello di Dio, ora non riesce più a comprenderlo. Gli giungono infatti notizie su Gesù che non corrispondono a ciò che si aspettava di sentire. Il Battista aveva sempre descritto il Messia come un uomo forte, pugnace, severo nel punire i peccatori, uno che avrebbe fatto piazza pulita di ogni ingiustizia. Invece le informazioni che gli arrivano parlano di un Gesù che accoglie i peccatori e li perdona.

Cosa pensare? Nel suo carcere Giovanni capisce di non capire: deve accogliere l’idea di un Messia diverso, oppure ha solo sbagliato persona? Per evitare un’ermeneutica sbagliata ed inutili perdite di tempo, cerca di andare direttamente alla fonte e invia i suoi discepoli dal diretto interessato per sapere se è davvero Lui l’atteso o se occorre aspettare un altro.

Con questa domanda il Battista rappresenta gli uomini di tutte le epoche che coraggiosamente esprimono i loro dubbi, che si mettono in discussione con serietà, che vanno alla ricerca di risposta alle loro domande.

“Sei tu, o è un altro?” È la domanda drammatica con la quale il Battista sembra cominciare a dubitare di Gesù e gli chiede di venire allo scoperto.

Gesù non risponde in maniera diretta: invita gli inviati di Giovanni a riferire semplicemente quello che hanno visto, cioè i segni della presenza del Regno di Dio; questi sono, per così dire, le sue credenziali. L’invito è a ripercorrere e leggere in modo profetico (in particolare rifacendosi ad alcune profezie di Isaia) ciò che Egli ha compiuto. Anzi, di più: i verbi “udite” e “vedete” usati all’indicativo descrivono un’azione che si sta svolgendo ora, in questo momento e che tende a continuare nel futuro. Enumerando i prodigi da Lui compiuti, ieri come oggi, Gesù invita non solo Giovanni, ma i discepoli di ogni tempo a leggere i segni dei tempi per riconoscervi la sua presenza di Messia e Salvatore. Ci sono ciechi che vedono, zoppi che camminano, sordi che odono, morti che risuscitano.... Ma l’affermazione più forte è: “Beato colui che non trova in me motivo di scandalo”, rivolta anche a noi; cioè: beato chi riesce a superare lo sconcerto davanti a un Messia povero e disarmato, che – accogliendo con misericordia i peccatori – delude le aspettative di Giovanni e anche dei suoi discepoli, che attendevano certamente un cambiamento radicale, ma inserito nelle istituzioni giudaiche.

La parola “scandalo”, derivata dal greco skandalon, si riferisce alla pietra d’inciampo preparata per colpire una persona di sorpresa. Lo scandalo di cui parla qui Gesù è quello che deriva dal vivere il Vangelo, quello che ci scuote dalle nostre abitudini di vita e dai nostri rigidi schemi mentali. E richiama tutti noi, a nostra volta, a scandalizzare il mondo con lo scandalo del Vangelo; a vivere rifiutando compromessi che provocherebbero ingiustizie; a preoccuparci dei poveri e degli ultimi. Ecco, dunque, la risposta di Gesù alla domanda del Battista “Sei tu o un altro?”. Dipende da te. Ti scandalizzi di me? Accetti questa mia debolezza disarmata? Accetti la mia misericordia come metro del Giudizio di Dio? Allora sì, sono io quello che aspetti e beato te se non ti scandalizzi di me.

Ascoltiamo con attenzione anche ciò che Gesù dice di Giovanni, mentre i suoi discepoli si allontanano. “Cosa siete andati a vedere nel deserto? Una canna agitata dal vento?”. No, certamente. La canna, infatti, al soffio più lieve di brezza si piega secondo la direzione del vento. È l’allegoria dell’animo umano carnale che si piega da una parte o dall’altra a seconda che venga sfiorato dalla lode o dal biasimo, inorgogliendosi nell’un caso e struggendosi nell’altro. Certo Giovanni non era una canna agitata dal vento, non si lasciava allettare dai favori né abbattere dal biasimo e nessuna vicissitudine umana riusciva a smuoverlo dalla fermezza del suo annuncio. È grande l’elogio che Gesù fa del suo Precursore: egli è il discepolo fedele che Lo ha annunciato con schiettezza, gridando alla coscienza di ciascuno; la sua solidità interiore è tale che non si è lasciato sviare da venti contrari, ma si è lasciato muovere unicamente dallo Spirito.

La gente aveva riconosciuto in Giovanni Battista un profeta, ma nessuno era intervenuto quando Erode lo aveva imprigionato. Ora Gesù rincara la dose: egli era ancora di più che un profeta, era il precursore che preparava la sua venuta. Lui era la Voce, Gesù la parola; lui battezzava con l’acqua, Gesù con lo Spirito e con il fuoco.

Giovanni tra i nati di donna il più grande perché con lui si apre una nuova epoca e Gesù qui ne fa un vero e appassionato elogio. Tuttavia, nonostante la sua grandezza, il più piccolo del Regno dei Cieli è più grande di lui, perché è rimasto alla soglia del nuovo testamento. Giovanni non vide mai la Crocifissione di Cristo e la sua gloriosa resurrezione, che pure ha con tanta passione e determinazione annunciato. Ecco perché anche il più piccolo nel Regno dei cieli, che conosce questi eventi e ne comprende l’immensa portata, è più grande di lui.

Guardando alla nostra vita, a volte può accadere anche a noi che la mancanza di visione, la nebbia che avvolge tutto non ci facciano vedere il volto del Signore ed il suo progetto su di noi. Pensavamo di conoscere Dio, di essere certi che Lui ci sorregge e aiuta nelle difficoltà, ma quello che accade non lo vorremmo, non è quello che desideriamo. Abbiamo sbagliato a fidarci di Lui? Gesù ci invita a vedere i segni della presenza del Regno nella nostra vita, nelle cose buone che accadono. Possiamo continuare a fidarci di Lui, come Lui si fida di noi anche quando non siamo capaci di riconoscerlo.