IV Domenica di Avvento

IV Domenica di Avvento

Mar, 19 Dic 23 Lectio Divina - Anno B

Ciò che accade al momento dell’Annunciazione coinvolge tutti. Dio sceglie di entrare nella nostra storia e nel mondo attraverso una vita umana piccola, disponibile e fiduciosa. Visita Maria, la illumina, la invade, la riempie: come, neanche lei lo sa.

Potremmo pensare che Dio “ha sbagliato” la sua scelta. Come può scegliere Maria? Una ragazza sconosciuta, in un paesino sperduto, polveroso. Impensabile! E invece Dio sceglie la piccolezza.

Mi chiedo quali pensieri percorressero la mente di Maria, quali tremori suscitassero in lei le parole dell’Angelo che mai, prima di allora, erano state rivolte ad una donna.

Penso al cuore di Maria: un cuore ampio, spazioso, luminoso, come una casa accogliente ed aperta. Me la immagino, questa casa, con le finestre spalancate, con tende lievi, svolazzanti. Una brezza leggera entra ed accarezza ogni angolo.

Per dire “sì”, ci vuole libertà, quella vera, ci vuole apertura.

Per dire, “Eccomi!”, per lasciarsi fare e lasciarsi amare, per dare una disponibilità totale e definitiva bisogna creare spazio; e, in quello spazio, un caldo silenzio accogliente, che fa arrivare le parole come seme nel proprio buio e le fa adagiare piano per ospitarle e custodirle, affinché possano generare.

Timore? Si.

Inevitabile, ma il cuore di Maria dà retta più a Dio che a sé stessa. Un cuore grande, semplice, sincero: un cuore libero. Ha fiducia Maria, pur nel tremore, nell’incertezza e nella difficoltà di capire fino in fondo. I progetti di Dio sono così, tanto grandi che non possiamo comprenderli.

Il punto focale è sapersi fidare di Dio.

Anche oggi, Dio prende l’iniziativa e bussa alle porte del nostro cuore.

E noi, ci fidiamo? Riusciamo a dire: “Sia fatta la tua volontà!”?

Maria incarna le parole della preghiera che ci ha insegnato Gesù, il Padre nostro.

E noi? Noi che preghiamo quelle parole, sappiamo renderle vive e vere nella nostra vita?

Il saluto dell’Angelo non è un semplice saluto, dentro vibra ciò che tutti cerchiamo: la gioia. “Rallegrati”, le dice e poi, la abbraccia con le parole: “Il Signore è con te!”. È con te, perché ti ama; e non ti abbandonerà, qualsiasi cosa accada. Avrà cura di te. Maria, avrai un figlio tuo, di terra e di cielo, come dice Padre Ermes Ronchi.

Maria non può capire: “Come accadrà?”. Il Mistero lascia a volte disorientati, a volte increduli, Anche Maria chiede il senso, il come: l’Angelo la esorta a non temere, e Lei accetta. È duttile, Maria, si lascia plasmare come creta nelle mani abili e sicure del suo artista.

E noi, di fronte al Mistero, come reagiamo?

Poniamo il nostro rifiuto? Rispondiamo con la nostra rabbia?

Oppure ci poniamo in una condizione di attesa trepidante ed accogliente?

Come gestiamo la paura ed il timore?

Le parole dell’Angelo Gabriele: “Non temere!” sono un invito ad andare oltre la paura. “Concepirai un figlio”: è l’immenso che diventa piccolo in te. Maria è chiamata ad una storia di brividi e di coraggio e pur se giovane, ne avvertiamo la dignità e la maturità. Pone domande, chiede il senso, il come, e Gabriele le spiega l’inspiegabile. Parla di discesa dello Spirito e di copertura con l’ombra della potenza del Signore, come nella storia di Dio alle origini; e così la invita a pensare più in grande. Dio ha cercato un piccolo grembo buio per venire alla luce e così, dalla gioia dell’annuncio, affrontando la paura, si genera la vita.

Adesso, ancora, Dio cerca madri! Sta ad ognuno di noi aiutare il Signore ad incarnarsi nelle nostre strade, nelle nostre case, nei nostri incontri. Dio vive e vivrà per il nostro amore.

Quest’anno la IV domenica di Avvento cade il giorno prima di Natale, e così meditiamo in un giorno la maternità di Maria, la scoperta dell’attesa, la gioia e la paura che ne derivano; e il giorno dopo contempliamo la nascita, la venuta alla luce di Gesù, vita nuova. Gioia e timore, stupore ed incertezza. Una realtà tanto grande da far tremare; una tenerezza, altrettanto grande, ricca di gratitudine e lode.

È inevitabile per me, pensare alla mia vita, alla mia maternità.

Quando mio marito ed io abbiamo realizzato che non avremmo potuto avere figli, abbiamo fatto domanda di adozione. Abbiamo atteso sei lunghi anni, con tante vicissitudini e ostacoli, senza mai ottenere una risposta positiva.

Quando ormai avevamo perso ogni speranza, ci chiamano dal Tribunale di Ancona. Eravamo convocati per un bimbo da adottare, insieme ad altre cinque coppie. Il mercoledì facemmo il colloquio, ed il venerdì, Manuel, così lo abbiamo chiamato, era a casa nostra. Un giorno per capacitarmi di essere madre.

Questa particolare data, quest’anno, mi fa riflettere sulla mia vita, sui miei timori, sulle mie paure e sulla gioia immensa che ho provato. Sui tempi così stretti, sul cambiamento di vita così immediato e inaspettato. Da sempre questo Vangelo mi suscita commozione, ma ancor più, in questa particolare circostanza.

Le parole di don Alessandro Deho’ nel libro: “Maria. Un cammino” esprimono bene questa emozione: “La forza di amare così tanto la vita da trovare delle possibilità di mettere al mondo speranza, anche quando questa sembra impossibile”. Come non ringraziare Dio?!

 

L’Annunciazione ci porta alla partenza di un viaggio.

È il cammino di chi, ricevuto l’annuncio, diventa Annunciazione.

Solo annunciando Lui, solo raccontando e portando Lui possiamo comprendere ed amare l’uomo.

Per questo non ci resta che dire davvero GRAZIE a Dio, alla sua umanità imprevista e Grazie a Maria, per la sua umile disponibilità e accoglienza.

È bello pensare che è possibile “diventare annunciazione di una storia nuova, diventare annunciazione di un volto, di una speranza, diventare casa accogliente …” (Dehò)