
Maria Santissima Madre di Dio
Lun, 29 Dic 25 Commento alla Parola - Anno A
“I pastori andarono senza indugio”
I pastori, persone semplici, che per sopravvivere e garantire la sopravvivenza del gregge si spostano con esso, non hanno una casa fissa, sono nomadi; vegliano nella notte per assicurare l’incolumità e la salute delle loro pecore, sono prefigurazione dei pastori che vegliano e accudiscono il gregge della Chiesa.
I pastori rispondono senza indugio all’annuncio degli angeli che li invitano a contemplare il miracolo della nascita del Verbo divino e vi si recano subito, credendo ciò che viene loro annunciato. I primi a mettersi in cammino sono dunque i semplici, gli umili, coloro che vegliano, ascoltano l’annuncio e accolgono l’invito con fede.
“Trovarono Maria, Giuseppe e il Bambino”
I pastori vedono e incontrano una famiglia, ricoverata in un luogo di fortuna, tanto che il neonato è posto nella mangiatoia degli animali. Rimangono in contemplazione del bimbo appena venuto alla luce. I pastori vanno a verificare quanto detto loro dagli angeli e si trovano a contemplare la Verità, la vera Luce, la Vita. Un bambino appena nato non parla, ma inequivocabilmente comunica un “esserci”, una “presenza” e chiama all’ascolto: chiede all’altro di “indovinare” i suoi bisogni, di comprendere ciò che è a volte incomprensibile all’adulto, troppo spesso chiuso nei suoi schemi. Un bambino neonato porta ad avvicinarsi a lui, ad entrare nella sua piccola esperienza del mondo.
“Dopo averlo visto, riferirono”
Dopo aver contemplato la salvezza i pastori non riescono a tenere la notizia per sé: sentono il bisogno di diventare loro stessi annunciatori, trasmettitori di ciò che hanno udito e contemplato con i loro orecchi e i loro occhi. Chi fa esperienza personale del Verbo eterno, non può che condividere ciò che ha dato senso, gioia e speranza alla sua vita per proseguire il cammino quotidiano.
“Tutti quelli che udivano si stupirono”
Chiunque è raggiunto dal racconto e dalla testimonianza dei pastori riguardo a quella nascita straordinaria reagisce con stupore e meraviglia. Stupore e meraviglia sono reazioni “disarmate”, un “fermo immagine”, un momento che sospende dal tempo e dallo spazio chi le prova. Quando capita, è difficile da simulare; ci si sente “presi” senza poter opporre resistenza; si allarga la visione e il cuore si orienta verso ciò che è stato udito o visto. Lo stupore è il primo passo del cambiamento profondo dell’animo.
“Maria, custodiva e meditava”
La Madre di Gesù osserva, non stacca lo sguardo dal Bambino e imprime nel suo cuore il ricordo della visita dei pastori, la loro reazione, la loro gioia, la loro testimonianza; il canto degli angeli e la grazia che si è manifestata con generosa abbondanza in quella notte santa. Questo Figlio è davvero la Salvezza diventata carne e impersona il significato del suo nome, Gesù, che significa: salvezza.
“I pastori tornarono, glorificando e lodando Dio”
Da quella notte tutta la Chiesa, insieme ai pastori glorifica e loda Dio, che attraverso la disponibilità della Vergine Maria e dell’amorevole sostegno di Giuseppe è venuto al mondo. Non cessiamo di glorificare e lodare Dio per la sua venuta, anche oggi, nel nostro piccolo mondo. Preghiamo per rimanere nella semplicità e nella veglia, come gli umili pastori; per essere disponibili come Maria, che accoglie, custodisce e medita dentro sé il Verbo, la Parola che ci è donata; per esserci, ed essere presenti, come Giuseppe, nella contemplazione di questa nascita che dà stupore, meraviglia, ed opera in noi il cambiamento della vita.
