
Mercoledì delle Ceneri
Gio, 12 Feb 26 Commento alla Parola - Anno A
Il significato dell’imposizione delle ceneri
La Quaresima è un tempo di purificazione e di ritorno a Dio; un'opportunità per rinnovare la propria fede e per intraprendere un cammino di conversione sincera. Papa Benedetto XVI affermava: «In genere, nell’opinione comune, questo tempo rischia di essere connotato dalla tristezza, dal grigiore della vita. Invece esso è dono prezioso di Dio, è tempo forte e denso di significati nel cammino della Chiesa, è l’itinerario verso la Pasqua del Signore». … «Il gesto austero dell’imposizione delle ceneri [...] ci ricorda la condizione della nostra esistenza umana: siamo creature limitate, peccatori bisognosi di penitenza e conversione» (Omelia del Mercoledì delle Ceneri – 9 marzo 2011). E ribadiva che «non si tratta di un gesto puramente esteriore, ma di un atto che coinvolge profondamente la coscienza, che tocca il cuore. (Omelia del 13 febbraio 2013).
Le ceneri pertanto sono espressione visibile della decisione interiore di intraprendere un cammino spirituale di conversione e riconciliazione con Dio, per rinnovare la propria vita.
Le letture che la Liturgia ci propone ci sollecitano con forza:
- il profeta Gioele insiste sul “ritorno a Dio con tutto il cuore” chiedendo di lacerare il cuore e non le vesti (2,12-13);
- San Paolo: invita i credenti a non ricevere invano la grazia di Dio (2 Corinti 6,1);
- Gesù, nel Vangelo di Matteo ci mette in guardia dal praticare la giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro (6,1)
Non possiamo rimandare la nostra conversione: la vita è adesso. Ora è il momento di tornare al Signore, perché il Suo è un grido d’amore, un invito a donargli il nostro cuore.
La conversione però non è solo cambiare rotta, né soltanto tornare indietro; come ben spiega padre Raniero Cantalamessa, la conversione è come un “balzo in avanti” nella via del Vangelo.
E cosa ci chiede il Signore Gesù nel Vangelo odierno?
State attenti a non praticare la vostra giustizia davanti agli uomini per essere ammirati da loro. Ciò significa che per la nostra conversione è necessario cercare lo sguardo di Dio e non quello degli uomini.
Egli che nelle Beatitudini ci ha detto: Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio (Mt 5, 8) ci invita ora a riflettere sulla purezza delle nostre intenzioni:
Dunque, quando fai l'elemosina non fare come gli ipocriti
Quando preghi… non fare come gli ipocriti
Quando digiunate… non fate come gli ipocriti
Ci chiediamo: che cos’è l’ipocrisia e da dove deriva questo termine?
Ha origine dal linguaggio teatrale e conserva quel senso di finzione che appartiene al recitare, quando parole e atteggiamenti esteriori non riflettono la verità interiore dei sentimenti. Questo significato era ben chiaro agli antichi e resta attuale anche oggi, tanto che nessuno arriverebbe mai a vantarsi di essere ipocrita.
Quali rimedi all'ipocrisia?
Cristo condanna con parole dure l’ipocrisia. Tuttavia, sappiamo che non è facile liberarsene del tutto: è naturale sentire, quasi d’istinto, il desiderio di apparire sotto una buona luce, di fare bella figura, di piacere agli altri. Per questo è necessario, giorno dopo giorno, ricorrere a un’arma spirituale fondamentale: il raddrizzamento dell’intenzione. Non è il sentimento spontaneo a fare la differenza agli occhi di Dio, ma l’intenzione della volontà, la scelta consapevole di orientare il cuore verso il bene autentico.
Padre Raniero Cantalamessa suggerisce un atteggiamento preciso per contrastare l’ipocrisia: “Se l’ipocrisia consiste nel mostrare anche il bene che non si fa, un rimedio efficace è nascondere, a volte, anche il bene che si fa.”
Gesù stesso insiste su questo esercizio spirituale: “Prega nel segreto, digiuna nel segreto, fa’ l’elemosina nel segreto, e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”.
Non si tratta, però, di una regola rigida. Infatti, Gesù afferma anche: “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,16).
La vera sapienza sta allora nel discernere, cercando di capire quando è giusto che gli altri vedano e quando, invece, è meglio che non vedano. Non per nascondere, ma per custodire la purezza dell’intenzione e offrire ogni cosa a Dio solo (cfr. VATICAN NEWS, Adriana Masotti Prima predica dei venerdì di Quaresima nella Cappella Redemptoris Mater, ai membri della Curia Romana, 15 marzo 2019).
Se l’ipocrisia e la doppiezza nascono dal desiderio di essere visti e approvati dagli uomini più che da Dio, nella preghiera troviamo il rimedio più efficace per vivere e agire nel segreto, davanti al solo sguardo amorevole del Padre, seguendo il suggerimento di Gesù:
Quando preghi, entra nella tua stanza, chiudi la porta e prega il Padre tuo che è nel segreto, e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà (Mt 6,6).
Ci può essere di aiuto il Salmo 139 (138):
Signore, tu mi scruti e mi conosci,
tu conosci quando seggo e quando mi alzo,
intendi da lontano i miei pensieri.
Mi scruti quando cammino e quando riposo,
ti sono note tutte le mie vie.
La mia parola non è ancora sulla lingua
ed ecco, Signore, già la conosci tutta.
Alle spalle e di fronte mi circondi
e poni su di me la tua mano.
Meravigliosa per me la tua conoscenza,
troppo alta, per me inaccessibile.
Dove andare lontano dal tuo spirito?
Dove fuggire dalla tua presenza?
Se salgo in cielo, là tu sei;
se scendo negli inferi, eccoti.
Se prendo le ali dell’aurora
per abitare all’estremità del mare,
anche là mi guida la tua mano
e mi afferra la tua destra.
Scrutami, Dio, e conosci il mio cuore,
provami e conosci i miei pensieri:
vedi se percorro una via di menzogna
e guidami sulla via della vita.
NON È IL VANGELO MA INCARNA IL VANGELO
In un passo molto bello e significativo del capitolo XXIV dei Promessi Sposi, Alessandro Manzoni, attraverso la figura del sarto, offre un esempio concreto di quella “carità operosa” che si oppone tanto all’ipocrisia quanto all’ostentazione.
Nel contesto del romanzo Il sarto è una figura minore, ma emerge con una grandezza morale straordinaria. È l’opposto dell’ostentazione, della vanità e dell’egoismo che Manzoni condanna in altri personaggi. In questa scena, lo pone come modello di carità evangelica, proprio come l’Innominato convertito viene posto come modello di redenzione.
Inoltre, il gesto avviene subito dopo la conversione dell’Innominato, quasi a mostrare come la fede autentica si traduca in gesti concreti di amore verso il prossimo.
Si tratta di cose semplici, ordinarie, prese dalla propria tavola. Questo sottolinea come la carità non richieda gesti eclatanti, ma un cuore attento ai bisogni altrui, disposto a condividere ciò che si ha.
La finalità non è solo dare da mangiare, ma restituire dignità, offrire un momento di sollievo, di gioia, quasi di normalità a chi è nel bisogno.
Qui sta forse il punto più profondo del passo: il sarto non vuole umiliare chi riceve. Insegna alla figlia che anche il modo in cui si compie un gesto buono conta: la carità vera è rispettosa, discreta, delicata.
“Interruppe il discorso da sé, come sorpreso da un pensiero. Stette un momento; poi mise insieme un piatto delle vivande ch’eran sulla tavola, e aggiuntovi un pane, mise il piatto in un tovagliolo, e preso questo per le quattro cocche, disse alla sua bambinetta maggiore: – piglia qui –. Le diede nell’altra mano un fiaschetto di vino, e soggiunse: – va’ qui da Maria vedova; lasciale questa roba, e dille che è per stare un po’ allegra co’ suoi bambini. Ma con buona maniera, ve’; che non paia che tu le faccia l’elemosina”.
ALCUNE DOMANDE PER LA RIFLESSIONE PERSONALE
- Dove cerco maggiormente l’approvazione: negli occhi degli uomini o nel cuore di Dio?
- In quali situazioni mi capita di “recitare una parte” per piacere o apparire?
- Come posso imparare a vivere più autenticamente, senza bisogno di mostrare tutto agli altri?
- Spostare lo sguardo dall’esterno (il giudizio degli altri) all’interno (la coscienza davanti a Dio).
PREGHIERA
Signore insegnami a compiere ogni gesto con sincerità, anche quando nessuno osserva.
Cercare autenticità e verità, non consenso o approvazione.
CONTEMPLAZIONE
Nel Tuo sguardo Signore non c’è giudizio, ma accoglienza e amore infinito.
Coltivare una vita nascosta ma vera, che trova il suo senso nello sguardo amorevole di Dio, e non nello sguardo incostante degli uomini.
