Presentazione del Signore

Presentazione del Signore

Gio, 01 Feb 24 Lectio Divina - Anno B

Secondo la testimonianza della pellegrina Egeria, a Gerusalemme, già nella seconda metà del IV secolo, il 2 febbraio veniva solennemente celebrata con luminarie questa ricorrenza liturgica; sebbene non ci fornisca il nome di tale festività, afferma che “il quarantesimo giorno dopo l’Epifania è qui celebrato veramente con grande solennità … Vi è una processione fino alla basilica dell’Anàstasis (Santo Sepolcro) e tutto avviene con grande letizia, come per Pasqua”.

Sempre la stessa Pellegrina testimonia che il Vescovo in questa occasione legge e commenta il brano del Vangelo di Lc 2, 21-39.

La Chiesa Bizantina celebrando questa festa concentra la sua attenzione e sottolinea l’importanza dell’incontro (hypapantì) di Gesù con l’anziano Simeone, cioè dell’incontro dell’Uomo nuovo con l’uomo vecchio.

Sono trascorsi 40 giorni dal Natale, giorno santo in cui abbiamo potuto contemplare “la Luce vera, quella che illumina ogni uomo”; nel giorno dell’Epifania ci siamo nuovamente rivestiti di luce seguendo la stella che ha manifestato ai Magi la presenza di Dio incarnato; ed ecco che con la festa odierna siamo di nuovo sotto il riflesso luminoso di Gesù, che si fa incontrare nel contesto di una pratica rituale riguardante la purezza cultuale (Lv 12,1-8). Secondo le prescrizioni dell’Antico Testamento una donna dopo il parto di un bambino era impura per quaranta giorni e terminato quel periodo doveva offrire al tempio, come sacrificio di espiazione, un agnello; se era povera, due colombe.

A Dio, da cui proviene ogni cosa, si doveva offrire ogni primizia, tra cui il primo figlio maschio; pertanto anche Gesù viene portato da Maria e Giuseppe al tempio e presentato a Dio per la cerimonia di purificazione e per essere riscattato.

Il Figlio dell’Onnipotente, che certamente non aveva bisogno di purificazione, entra quindi nel tempio santo del Padre suo con Maria, sua madre e con Giuseppe, suo custode silenzioso ... Entra nelle strutture umane, si affaccia nel tempo e nello spazio degli uomini, per essere simile a noi in tutto, tranne che nel peccato. Soren Kierkegaard dice che, Gesù “è la punta di fuoco dell’infinito nel finito”… Egli viene a purificare come il fuoco; viene in una famiglia ebraica e nelle strutture legali e rituali degli uomini; viene nella piccolezza della carne di un bambino tra le braccia dei suoi genitori; si presenta come un bambino qualunque; l’Eterno si fa piccolo e indifeso perché in Lui possano riconoscersi tutti i piccoli e i poveri della storia di ogni tempo. L’Immenso consegna un frammento di eternità al mondo con la santa e benedetta Incarnazione!

Dal versetto 25 in poi del brano evangelico offerto alla nostra meditazione entrano in scena due personaggi significativi, che non hanno un ruolo istituzionale nel tempio, e ci vengono presentati come persone in attesa, non però immobili o rinchiusi in una sorta di nostalgia per un passato che non ritorna … Aspettano, già anziani, i tempi della lunga attesa aperta alla “consolazione’” che certamente verrà.

Il primo personaggio è Simeone, uomo dallo spirito libero, avvolto dallo Spirito Santo che fa di lui un vero sapiente: ha ricevuto e custodisce l'annuncio per cui non vedrà la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore (v. 26). Ci piace pensare che Simeone abbia vissuto esercitandosi, nello scorrere dei giorni, a “prendere tra le braccia il Santo Bambino” (v.28); e quando può farlo realmente, dalle sue labbra sgorga il Cantico detto Nunc dimittis, che scaturisce dal cuore di un vecchio sazio di giorni. Per questo chiede al Signore di poter “andare in pace” ora che il suo ardente desiderio è compiuto. Simeone prende in braccio Gesù e in quest’abbraccio può benedire ciascuno e imparare a restare nell’abbraccio di Dio; dopo aver assaporato il calore del Bambino Gesù può anche morire, ringraziando per tutto quello che è avvenuto prima, comunque sia stata la sua vita, fatta di cadute e rialzate, di ombre e fili di luce …

Il Cantico si sviluppa in tre strofe: la prima (v. 29) è la richiesta di poter andare “in pace secondo la tua parola”. La pace di cui qui si parla non è da intendere semplicemente come assenza di guerra o di violenza; la parola ebraica shalom proviene da “shalem” e da “shelemut”, che significano completezza ed integrità. Shalom, per essere tale, presuppone uno stato di tranquillità, quiete, calma, concordia, armonia, amicizia.

Simeone esplicita quindi il motivo per cui può andare in pace: “Perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli" (vv. 30-31) … Egli ha intuito che tutta la storia si ricapitola nel Bambino che tiene tra le braccia; è Lui la Salvezza, il principio e termine ultimo della storia passata, presente e futura; salvezza che è offerta non soltanto a Israele, ma a tutti indistintamente, con apertura universale.

Infatti Gesù è “luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele” (v. 32).Ecco che ritorna il tema della luce, una Luce che illumina i nostri passi anche quando si fa sera e stentiamo a camminare. Per questo il Nunc dimittis viene proposto dalla Liturgia delle Ore a Compieta, ultima preghiera che ci viene consegnata dalla Chiesa al termine della giornata; di sera in sera siamo ancora illuminati da Dio Padre che nel Figlio tutti ci abbraccia.

Il secondo personaggio che troviamo nel tempio con Simeone è un’altra persona anziana: la profetessa Anna. Luca ce la presenta come una donna sempre dedita al servizio di Dio e alla preghiera: “Non si allontanava mai dal tempio, servendo Dio notte e giorno con digiuni e preghiere”. Una lunga vita di dedizione e di contemplazione, che la rende immediatamente capace, dopo che ha visto il Volto santo di Dio bambino, di lodare e “raccontare”: la sua missione, infatti, la sua profezia, è quella di annunciare la presenza del Signore nella storia umana.

Anche ciascuno di noi è e può divenire testimone profetico di quello che ha visto e vede: Gesù presente nelle vicende degli uomini e delle donne comuni, specialmente di coloro che anche inconsapevolmente cercano redenzione e salvezza.

Il Signore Gesù ci aiuti a vivere noi pure questo incontro benedetto con Lui, a riconoscerlo e benedirlo come Signore della nostra vita. Possiamo farlo con le parole di S. Efrem, il Siro:

 

Nel Tempio santo Simeone portava il bambino cantando:
«Sei venuto, o Compassionevole,
hai avuto pietà di questo vegliardo,
alle mie ossa tu hai concesso
di trovare la pace nello Sheol.
Dalle tue mani io sarò elevato
fino al cielo dalla mia tomba».
Anna abbracciò il bimbo
e pose la sua bocca sulle sue labbra
e lo Spirito riposò su di esse,
e come Isaia, la cui bocca fu muta
finché un carbone infuocato non si accostò alle sue labbra
e gli sciolse la lingua,
anche Anna ardeva per lo Spirito
uscito dalla bocca del Cristo.
E anche lei si mise a cantare:
«Figlio regale e sprezzato, mentre tu taci comprendi,
nascosto tu vedi, tenuto all'oscuro tu sai,
Dio-uomo, sia gloria al tuo Nome».