
Trasfigurazione del Signore
Sab, 01 Ago 26 Commento alla Parola - Anno A
Ci prepariamo a meditare il brano evangelico della Trasfigurazione pregando la Colletta che sinteticamente ci introduce nel Mistero di questa giornata e sollecita ciascuno ad ascoltare la Parola di Gesù, Figlio amato.
Colletta
O Dio, che nella gloriosa Trasfigurazione del tuo Figlio unigenito
hai confermato i misteri della fede
con la testimonianza di Mosè ed Elia, nostri padri,
e hai mirabilmente preannunciato
la nostra definitiva adozione a tuoi figli,
fa’ che, ascoltando la parola del tuo amato Figlio,
diventiamo coeredi della sua gloria.
Il 6 agosto la Chiesa celebra la festa della Trasfigurazione del Signore, un momento luminoso della vita di Gesù, in cui Egli rivela la sua gloria divina a tre dei suoi discepoli. Siamo invitati a contemplare il volto glorioso di Cristo e a rinnovare la nostra speranza. In un mondo segnato da tante ombre e incertezze, la Trasfigurazione ci ricorda che la nostra vocazione ultima è la gloria con Dio, la partecipazione alla luce eterna che mai si spegne.
Non si tratta soltanto di un fatto del passato: è una profezia del nostro futuro e una lezione per il presente. Gesù si trasfigura per mostrarci che la Croce non è la fine, ma la via verso la gloria. Perciò, scendendo dal monte, si dirige risolutamente verso Gerusalemme, dove consegnerà la sua vita!
La festa fu istituita dal Papa Callisto III per celebrare e ricordare la vittoria dei cristiani sull'invasione islamica di Belgrado nel 1456, la cui notizia giunse a Roma in quella data. È interessante notare che questo evento viene commemorato nella liturgia cattolica in due occasioni: la seconda domenica di Quaresima e il 6 agosto.
Potremmo dire che è la Pasqua dell’estate, festa della bellezza di Dio, che altro non è che la nostalgia del Totalmente Altro!
Contemplando la Trasfigurazione del Signore, possiamo rinnovare la nostra speranza: soprattutto nei momenti bui, quando la fede è messa alla prova, quando la paura e la disillusione minacciano il nostro spirito, la luce del volto di Cristo ci conforta e ci incoraggia a proseguire il cammino. Come ha detto Papa Francesco, «la Trasfigurazione ci ricorda che le gioie senza la croce sono illusorie, ma le croci trasfigurate sono la via per la vita».
Gesù, “il più bello tra i figli dell’uomo” (Salmo 44,3), è venuto a rivelarci la vera bellezza. Non si tratta di una bellezza incantatrice, ma di una bellezza trasfigurata, pasquale, quella del “Pastore Bello” (Giovanni 10,11-18), che dà la vita per il gregge. Questa bellezza a volte è irriconoscibile, come quella del Servo di Yahweh: “uomo dei dolori… davanti al quale ci si copre la faccia” (Isaia 53,3).
Soltanto contemplando la bellezza dell’amore crocifisso possiamo essere a nostra volta trasfigurati ed essere testimoni della vera bellezza che trasfigurerà il mondo.
Come Pietro, vorremmo tutti chiedere al Signore di vivere sul Tabor. “Quando si ha la grazia di provare una forte esperienza di Dio – sottolineava Benedetto XVI - è come se si vivesse qualcosa di analogo a quanto avvenne per i discepoli durante la Trasfigurazione: per un momento si pregusta qualcosa di ciò che costituirà la beatitudine del Paradiso”.
“Si tratta in genere di brevi esperienze, che Dio a volte concede, specialmente in vista di dure prove. A nessuno, però, è dato di vivere “sul Tabor” mentre si è su questa terra. L'esistenza umana infatti è un cammino di fede e, come tale, procede più nella penombra che in piena luce, non senza momenti di oscurità e anche di buio fitto. Finché siamo quaggiù, il nostro rapporto con Dio avviene più nell'ascolto che nella visione; e la stessa contemplazione si attua, per così dire, ad occhi chiusi, grazie alla luce interiore accesa in noi dalla Parola di Dio" (Angelus del 12 marzo 2006).
Noi siamo i suoi testimoni, come i tre prescelti dal Signore: "In quel tempo, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e salì con loro, da solo".
Gesù si trasfigura davanti a tre dei suoi apostoli, che aveva scelto come testimoni speciali: Li conduce su un'alta montagna, quasi a voler significare che questa vicinanza al Cielo non è una situazione ordinaria. "Salì in un luogo appartato, su un alto monte e fu trasfigurato davanti a loro". La tradizione colloca questo evento sul Monte Tabor. Si tratta, più che di una montagna, di un'alta collina, 17 km a ovest del Mar di Galilea, la cui cima si trova a 575 metri sul livello del mare, molto ripida su tutti i lati; da lì si può contemplare un panorama mozzafiato a 360 gradi; ed è considerato uno dei luoghi mistici della Terra Santa.
Gesù, in questa visione, si colloca al centro, tra Mosè. che rappresenta i Patriarchi, ed Elia, che raffigura i profeti di tutto l'Antico Testamento. Essi “apparvero loro, parlando con Gesù". il vero Messia, inviato dal Padre, che questi uomini di Dio non si stancavano mai di proclamare.
«Poi si verifica una teofania, una gloriosa manifestazione di Dio, simile a quanto accadde quando Gesù uscì dalle acque del fiume Giordano dopo il suo battesimo: apparve una nuvola che li avvolse, e dalla nuvola uscì una voce che diceva: “Questi è il Figlio mio, l'amato; ascoltatelo”».
Raccomandandoci di ascoltare Gesù, il Padre lo proclama Suo portavoce ufficiale, che ci rivela tutto e solo ciò che il Padre vuole comunicarci. Egli è l'ultima e definitiva Parola del Padre, che ci insegna a vivere come figli di Dio e ci guida verso il Cielo. “Ascoltarlo nella sua Parola, custodita nella Sacra Scrittura. Ascoltarlo negli eventi stessi della nostra vita, cercando di leggere in essi i messaggi della Provvidenza. Ascoltarlo, infine, nei fratelli, specialmente nei piccoli e nei poveri, in cui Gesù stesso domanda il nostro amore concreto. Ascoltare Cristo e ubbidire alla sua voce: è questa la via maestra, l'unica, che conduce alla pienezza della gioia e dell'amore” (Papa Benedetto XVI Angelus del 12 marzo 2006).
Ascoltare Gesù significa vivere e proclamare il Vangelo, accogliere il piano di Dio Padre e guardare agli eventi della vita con gli occhi della fede.
E Gesù Cristo continua a parlarci, non con nuove verità, ma con le stesse verità di sempre, nella Sua Chiesa, chiedendoci di tornare a valorizzare la vita ordinaria: "Ed ecco, guardandosi intorno, non videro più nessuno, tranne Gesù, che era solo con loro.
Gesù usa questo momento della Trasfigurazione come strumento pedagogico per spiegare ai suoi discepoli la sua missione e anche quella di coloro che vogliono seguirlo.
La missione non si svolge sul monte, lo si evince dal versetto 14, quando, scendendo dal monte, incontrano la folla e un uomo che chiede la guarigione del figlio. Essi devono continuare la missione con Gesù, donando la vita a tutti.
Possa la luce del Tabor raggiungerci in questo giorno, possa riscaldare i nostri cuori, illuminare le nostre ombre e ispirarci a irradiare questa gloria a coloro che ancora vivono senza speranza.
Domande per la riflessione:
- Sappiamo trovare momenti in cui stiamo con Gesù solo per poi servire i fratelli tornando alla quotidianità della vita?
- Siamo consapevoli che possiamo anche noi rivelare agli altri un aspetto del volto di Dio. con il nostro sguardo, i nostri atteggiamenti e le nostre azioni?