V Domenica del Tempo Ordinario

V Domenica del Tempo Ordinario

Ven, 02 Feb 24 Lectio Divina - Anno B

Le prime frasi del brano evangelico odierno contengono, al loro interno, un concentrato susseguirsi di azioni di amore. Con poche parole l’evangelista Marco mette in evidenza tre azioni principali: “parlare di”; “avvicinarsi e prendere per mano”; “servire”. Questi tre punti ci possono aiutare a riflettere su come ciascuno di noi, in prima persona, vive e instaura le relazioni con gli altri, provando ad immedesimarsi nei diversi personaggi presenti.

 

L'inizio del brano narra che Gesù si dirige verso la casa di Simone e di Andrea, dove si trovava la suocera di Simone ammalata; e, dice l’evangelista, “subito gli parlarono di lei”. Mi ha colpito leggere come la prima cosa che i discepoli fanno è raccontare a Gesù della suocera di Simone. E non lo fanno semplicemente per avvisarlo della sua malattia ma, dice il testo, gli parlano di lei. Che cosa avranno detto a tal proposito? Avranno detto bene di lei?

Subito ho pensato a come non sia sempre semplice parlare agli altri di ciò che avviene dentro le nostre case; le relazioni, i mali che le abitano... forse non ne parliamo per chissà quante e quali ragioni... A volte da bambini, da adolescenti e magari pure da adulti ci si vergogna delle malattie di qualche nostro familiare, ci sembrano pesi da dover portare, cose scomode che non fanno parte della nostra vita, anzi che la ostacolano. Allora, in certi ambiti o situazioni, decidiamo di passarle sotto silenzio, di tenerle distanti dagli altri e forse anche da noi stessi e da quello che viviamo.

I discepoli, invece, non tengono nascosta la situazione della suocera di Simone, sicuramente perché hanno fiducia in Gesù; e decidono di raccontare subito di lei. Chissà con quali parole d’affetto ne avranno parlato!

Allora mi sono domandata: io come parlo di un mio familiare, di un mio amico, di un mio vicino alle altre persone? Lo faccio con l’attenzione che traspare dal comportamento dei discepoli?

 

Così, da una prima azione d’amore dei discepoli, che passa attraverso le parole, arriviamo alla seconda, compiuta da Gesù: “Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per mano”. Quanto è bello immaginarsi questa scena, quanta cura emerge! Gesù non parla, ma si fa vicino, si fa presente e aiuta la donna a rimettersi in piedi, prendendola per mano. Sono gesti umani che ben conosciamo e che spererei che ognuno di noi possa aver provato in prima persona almeno una volta nella vita...

Ma quanto sono faticosi da fare o da accettare certe volte?

Ripenso a mia nonna durante la malattia e a quanto fosse spesso difficile starle accanto senza dire tante parole e facendosi presenti a lei con delicatezza e dolcezza. Ma, ancor di più, quanto è stato duro provare a mettersi nei suoi panni e capire che per lei era altrettanto faticoso stare dall’altra parte… dalla parte della suocera di Simone. Ricordo mia nonna impegnata sempre a farsi in quattro per tutti, si è sempre presa cura degli altri... ed ora l’altro era lei...

Certamente nel Vangelo il primo grande passo lo fa Gesù, nell’andare incontro alla suocera, ma è vero anche che il secondo grande passo lo fa lei, riconoscendo di aver bisogno di aiuto e accettando di lasciarsi prendere per mano.

A questo punto mi chiedo: mi sono mai sentita come la suocera? Ho accettato l’aiuto di altri?

E quando invece mi son trovata dall’altra parte, ho agito come Gesù?

 

Dalla seconda azione di amore, compiuta da Gesù, arriviamo alla terza ed ultima azione che vede come protagonista attiva la stessa suocera di Simone. Infatti - dice il testo - “Ella li serviva”.

È in questo momento che avviene la svolta del racconto e su ciò mi è ritornato alla mente un detto: “L’amore genera amore”. È proprio quello che accade qui. La suocera ha ricevuto attenzioni, cure e affetto; ora lei stessa torna ad essere strumento di amore. Un amore che non può essere custodito gelosamente, ma che per essere vivo deve rimanere continuamente in circolo, un po’ come il sangue nel nostro corpo. Questa donna ci testimonia che quando siamo amati e riconosciamo di esserlo, allora siamo chiamati a generare noi stessi amore.

E anche questa è una scelta.