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V Domenica di Pasqua

V Domenica di Pasqua

Mer, 29 Apr 26 Commento alla Parola - Anno A

Siamo ormai al cuore del cammino pasquale. La Chiesa ci offre l’opportunità di rimanere più e più volte sulle stesse realtà affinché possano essere assimilate gradualmente nel nostro spirito e soprattutto nella nostra vita. Abbiamo incontrato in diverse occasioni il Vangelo dei due discepoli di Emmaus, percorso paradigmatico per ognuno di noi, processo che ci apre ad accogliere la verità di Dio. Anche noi, come i due in cammino, abbiamo bisogno di tempo per scoprire, dopo l’evento vissuto, che “ci ardeva il cuore mentre ci spiegava le Scritture”.

Il Vangelo secondo Giovanni è il più tardivo, quello che offre già una lettura teologica degli episodi che racconta. Domenica scorsa Gesù si è presentato come “la porta”, “il buon pastore” che conosce le sue pecorelle per nome. In altri contesti Gesù si presenta come “il pane”, “la vite”, “la risurrezione”. Oggi ci dà altre tre indicazioni precise, affinché possiamo comprendere e soprattutto credere chi è veramente e che cosa ha compiuto. Si tratta, infatti, non semplicemente di capire con l’intelletto o di comprendere a livello razionale chi è Gesù Cristo; su questo punto Lui stesso ci mette in guardia, sottolineando che anche i demoni lo conoscono bene! Il salto qualitativo è dato dal credere in Lui: il sapere è in funzione del credere, dell’aver piena fiducia in Lui, affidandoci senza remore e tentennamenti al suo amore, che tutto copre e tutto può.

Siccome però è un Amore vero e quindi attento all’altro, non si impone mai, non obbliga ad obbedirgli e ad ascoltarlo: lascia liberi.

Tuttavia suggerisce di non lasciarsi travolgere dalla paura e indica quale sia il rapporto vincente da instaurare con Lui: “Non sia turbato il vostro cuore; abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me!” (Gv 14, 1). Sembra quasi che Dio, l’onnipotente, supplichi la sua creatura affinché si fidi di Lui! E ancora Gesù invita a credere per le opere che ha compiuto, mostrando così che la fede non si appoggia sul vuoto, ma su ciò che Egli ha già compiuto nella nostra vita.

Tante volte però a noi mancano gli occhiali giusti: sbagliamo angolazione, sbagliamo interpretazione. Per questo oggi ci dice: “Io sono la Via!” Non una delle tante: quella principale! Ci sono certamente tante altre strade, ma l’unica che può portarci alla pienezza è la sua, è Lui stesso, perché nessuno ci ha amati tanto da dare se stesso per noi.

“Io sono la verità”: ci sono tanti frammenti di verità e pretese assolute di relative verità. L’unico che sa tenere tutto e tutti insieme è il Padre, perché proveniamo da Lui ed è Lui all’origine di tutto.

“Io sono la vita”: quante volte tentiamo di darci la vita da noi stessi, oppure la pretendiamo dagli altri ed entriamo in crisi quando qualcosa non avviene come volevamo. La vita può arrivare solo dalla Vita! Gli altri sono solo meri surrogati o artefatti taroccati.

Questi passaggi del Vangelo secondo Giovanni, sollecitati dall’inquieto Tommaso che dimora in ciascuno di noi, sono l’occasione per consolidarci e rafforzarci nelle realtà (non semplicemente nelle ritualità) che abbiamo celebrato nella Pasqua.

Tutto è già in nostro possesso: Cristo è la pietra d’angolo, il centro propulsore di tutta la storia e noi ne siamo stati resi partecipi.

È anche l’opportunità per dare stabilità alla nostra identità, affinché ciò che ci ha trasformato possa trasfondersi negli altri e portare luce nuova a chi ci sta accanto. La croce non è l’ultima parola! La relazione di totale fiducia tra il Padre e il Figlio è ora aperta anche a noi. Non siamo più schiavi della legge, della paura, della morte, perché stiamo tanto a cuore al Padre, da aver sacrificato per noi il suo Unigenito. Chi rimane in Lui e crede in Lui, compirà opere ancora più grandi. Credere è allora avere ferma stabilità e fiducia in questo amore che non delude, che mai abbandona.

Lo strumento principale che ci è dato per incontrarlo è l’ascolto della Parola di Dio. Questo tema emerge in modo trasversale in tutte le letture di questa domenica. È il primo servizio da non trascurare (I lettura), è ciò a cui dobbiamo obbedire per non inciampare (II lettura), è il Verbo incarnato, la Parola che il Padre ci ha voluto rivolgere. Abbiamo fede, crediamogli!

Per la riflessione personale:

  • Cosa significa per me oggi, credere che Gesù è il Cristo e vuole essere per me Via, Verità, Vita?
  • Dove riconosco che ancora non mi fido pienamente del Signore e credo di più nei miei ragionamenti/interpretazioni/desideri?