Skip to main content
XVI Domenica del Tempo Ordinario

XVI Domenica del Tempo Ordinario

Ven, 17 Lug 26 Commento alla Parola - Anno A

Come già domenica scorsa, ci troviamo oggi in riva al mare, ad ascoltare il lungo discorso in parabole che Gesù rivolge alle folle.

Sette le parabole con le quali Gesù parla del Regno dei Cieli; e il numero Sette è il segno della pienezza, della completezza divina, della sua Sapienza e della sua misericordiosa pazienza.

Gesù parla in parabole perché non accada quanto detto dal profeta Isaia: “Udrete sì, ma non comprenderete, guarderete sì, ma non vedrete” (cfr 6,9 ss); senza un cuore aperto all’ascolto, nemmeno la parabola è in grado di germogliare….

Il regno dei cieli è simile a un uomo che ha seminato del buon seme nel suo campo.

In primo piano non c’è subito il frutto, ma l’atto di seminare; poi ci sarà il germogliare del grano, la sua maturazione, la mietitura. Tutta la nostra vita realizza il regno dei cieli quando facciamo della Parola del Padre, che è il Verbo fatto carne, la via per dare senso alla nostra esistenza; allora è già in atto, qui e ora, il regno di Dio, che troverà il suo pieno compimento nella vita che seguirà la nostra risurrezione.

Amare dell’amore del Padre è seminare del buon grano. È donare a piene mani.

E il buon grano cresce, anche se spunta in mezzo ad esso la zizzania che vorrebbe soffocarlo e impedirgli di fruttificare.

Amare è non lasciarsi deludere da chi sembra seminare zizzania, non corrispondendo al nostro dono, come purtroppo anche noi non corrispondiamo al dono del Padre.

Nel mondo, la sovranità di Dio sembra affidata alla fragile fedeltà dell’uomo; e se dimenticai di prendersi cura del campo del suo cuore, la siccità indebolisce le radici del grano, lasciando spazio alla zizzania, opera del nemico. Nonostante ciò, il seminatore evangelico non vede opportuno che venga sradicata, perché: Amore è saper attendere e lasciare liberi.

Solo quando sarà arrivato il tempo della mietitura si potrà strappare la zizzania senza rischiare di sradicare insieme il buon grano.

Dobbiamo essere vigilanti perché, nonostante i nostri buoni propositi, l’impegno, la generosità, il male spesso tenta di insinuarsi in noi e sembra voler vanificare ogni nostra opera, fiaccando la nostra fiducia, la nostra speranza, la nostra fede! Siamo chiamati perciò a discernere e a chiederci seriamente chi sia il nemico che semina la zizzania nella nostra vita. Occorre farlo con onestà, prendendo in mano le nostre fragilità ed evitando di puntare subito il dito contro I’altro, anzi, chiedendoci personalmente: “Io, ho mai seminato zizzania là dove era stato seminato del buon grano da cui il seminatore attendeva un buon frutto?”.

È nostro dovere entrare in noi stessi e discernere: quali sentimenti abitino il nostro cuore. Da dove nascono? Nascono da Dio? Ecco la pace. Nascono dal Male? Ecco il tormento. Nascono dalla nostra storia? Ecco la fatica.

Seguire Gesù vuol dire lasciarci Amare dal Padre, lasciarci liberare dal Male, lasciarci Guarire dal dolore e dalla fatica.

Non spetta all’ uomo, perciò, giudicare e condannare, sradicare e liberare.

Solo Colui che Ama, Dio, può giudicare e lo farà alla fine, quando il frutto sarà maturo.

Ma il regno dei cieli non è soltanto il regno del dopo, è il regno che ha le sue radici nel presente, che chiede oggi di crescere per portare frutto, che chiede oggi che ci asteniamo dal giudizio, per rimetterlo nelle mani del Padre.

Quante vite vengono ogni giorno sacrificate nel tentativo di sradicare ciò che I’ uomo si arroga il potere di giudicare! È l’amara verità del nostro tempo: l’uomo che si crede Dio vuole sradicare il male (che c’è, certo) spargendo morte e desolazione. Vuole liberare dal degrado e dalla violenza (che ci sono, certo) costruendo muri di dolore, indurendo il proprio cuore, facendosi disumano.

L’uomo che cerca la sua giustizia miete vittime e sparge dolore. Perché solo chi conosce l’Amore può operare davvero la Giustizia.

Dobbiamo allora restare a guardare, inattivi e scoraggiati?

No, perché il regno dei cieli, dice Gesù, è simile anche ad un granello di senape. Piccolo, piccolissimo, impercettibile sul palmo della mano, ma ricco di una vitalità insospettabile; capace di divenire uno degli arbusti più grandi e di offrire riparo a chi cerca sollievo.

Con la stessa umiltà di un minuscolo granello di senape, che nulla sembra poter promettere, siamo chiamati a germogliare e a crescere: come buon grano, come seme di senape.

Ma in che modo I’ umiltà del seme di senape può cooperare con il Padre, affinché nel mondo la nostra vita sia vita in Cristo?

Dice ancora Gesù: il regno dei cieli è simile al lievito che fa lievitare tutta la pasta.

Siamo chiamati a lavorare ogni giorno, impastando la nostra umanità con il lievito della Parola che salva. Solo così potremo offrire al mondo il pane che viene dal cielo.

È un lavoro impegnativo, che richiede pazienza, devozione, cura, rispetto. Basta mettere troppo sale perché I’ impasto non lieviti, basta una farina impura perché il pane sia acido, basta che l’acqua sia contaminata per avvelenare.

L’Amore vive nei nostri silenzi, nei nostri sguardi, nella cura con cui viviamo, nella mitezza con cui ci asteniamo dalla condanna, nella gentilezza con cui offriamo la mano a chi non riesce a sollevarsi, nell’impegno con cui curiamo il terreno del nostro cuore nonostante la presenza ingombrante della zizzania.

Non dobbiamo lasciarci ingannare: il regno dei cieli non è il regno che sarà. È Amore che si radica già qui, in mezzo a noi; Amore che cresce e offre riparo, Amore che fa lievitare la pasta.

Sono queste le cose nascoste fin dalla fondazione del mondo, nascoste però non dal Padre, ma dall’ottusità del cuore dell’uomo incapace di vedere. Ci incoraggia nel cammino la misericordiosa pazienza di Dio, che riconosce la nostra fatica e ci viene incontro al momento opportuno, affinché, secondo la sua Sapienza, tutto si sveli ai nostri occhi.

La Sapienza del Padre è forza, giustizia, mitezza. Sia la nostra sapienza forgiata dalla Sapienza del Padre e la nostra misericordia possa somigliare alla Misericordia del Padre.

Amen