
XVII Domenica del Tempo Ordinario
Lun, 20 Lug 26 Commento alla Parola - Anno A
Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda!
Inizia con questa domanda del Signore a Salomone la Parola di questa XVII domenica del T.O.
E noi, cosa vorremmo chiedere al Signore?
Salomone chiese un cuore docile, capace di discernere tra il bene e il male, per poter rendere giustizia al popolo che il Signore gli aveva affidato. Lo chiese per sé, ma a favore del popolo. Non si può sperimentare e moltiplicare l’Amore se non nella dimensione del noi.
E il Signore gli concesse un cuore saggio e intelligente.
La legge del Signore, i suoi comandamenti sono fonte di grazia, se ascoltati e accolti con sapienza e intelligenza, perché l’Amore che viene dal Padre e dal Figlio prenda forma nelle nostre vite e non rimanga solo lettera morta.
Cercare il Regno, dunque, è questione di Sapienza.
È la risposta al desiderio di una Casa in cui stare e di un Padre che ci Ama; al desiderio di fiorire e fare della nostra vita una fonte di luce per coloro che ci circondano; ed essere, così, strumenti di giustizia.
I versetti che il brano del Vangelo di Matteo oggi la Chiesa ci propone, portano a compimento il lungo discorso in parabole che Gesù rivolge alle folle dal piedistallo di una fragile barca di pescatori ormeggiata sulle rive del Mare.
Tutto, nell’agire di Gesù, ci illumina sul significato autentico della “piccolezza”.
Gesù, parlando in parabole, usa un linguaggio semplice perché tutti possano comprenderlo. Ciò che da sempre è, ma che fino a quel momento era rimasto incompreso, ora viene rivelato con parole chiare. Parole capaci di rivelare la Divina Sapienza; quella Sapienza che, fin da principio, aleggiava sulle acque. E questo parlare in parabole ben corrisponde alla semplicità dei segni del pane e del vino, che manifestano la sua presenza viva nell’Eucaristia.
Il Regno dei Cieli, dice Gesù, è simile ad un tesoro nascosto nel campo.
Non in un campo qualunque, ma nel campo. Quale campo allora? Mi piace pensare che sia la Vigna del Signore.
È lì il tesoro nascosto. Chi lavora nella vigna del Signore è già nel luogo dove esso è nascosto.
Del resto, è lo stesso Matteo che altrove, nel suo racconto (6,21) ci dice: Dov’è il tuo tesoro, lì sarà anche il tuo cuore.
L’uomo che trova il tesoro nel campo non lo trafuga di nascosto: prima vende tutto, poi compra tutto il campo. Il tesoro trovato è parte del campo, ed è lì che si manifesta come tesoro. Il che equivale a dire: vivere nel Regno, seguendo la Parola del Signore, rimanendo nel Suo Amore e amando del suo stesso Amore, ci fa scoprire quanto questa vita sia un tesoro inestimabile.
Nulla nel mondo può eguagliarne la ricchezza; e il suo valore non si misura in unità monetarie, ma con la gioia del cuore. È il cuore che riconosce il tesoro; sono le nostre viscere, la parte più intima di noi stessi, che lo riconoscono.
Chi può dire di non desiderare la gioia? Anche chi la cerca attraverso l’allegria, la spensieratezza, l’evasione, anestetizzandosi contro il dolore e ricercando la soddisfazione immediata dei propri desideri, in queste scelte effimere non nasconde forse un profondo desiderio di Gioia?
L’uomo che trova il tesoro nel campo non ha dubbi, è disposto a vendere tutto quello che ha per acquistarsi il campo nel quale è presente il tesoro e nel quale ormai ha posto il suo cuore.
Non è difficile comprendere che la felicità che viene dalle cose del mondo è fragile. Quello che abbiamo oggi potremmo non averlo domani, quello che il mondo ci dà è un anestetico rispetto al nostro vero bisogno di amore.
Il Signore è già gioia piena, è già salvezza eterna. È già qui. Chiede solo di essere scelto giorno per giorno.
Si, giorno per giorno.
Infatti, il Regno dei Cieli, prosegue Gesù, è simile anche ad un mercante che cerca perle preziose.
L’atteggiamento del cercare è proprio del cristiano che non subisce il trascorrere dei giorni, né cerca di vincere sul tempo per strappare un po’ di vita in più. Chi cerca è colui che conta i suoi giorni, riconosce in ognuno il valore di una opportunità di amore e lo fa fiorire, fiorendo lui stesso.
C’è forse un significato ulteriore nell’immagine del mercante in cerca di perle preziose. La perla è il frutto di una reazione di difesa dell’ostrica: è frutto di un dolore, di una lotta. Non sentiamoci travolti dal dolore quando arriva a visitarci, perché, in quel momento, abbiamo la possibilità di trasformarlo in dono: dipende tutto dalla certezza che il Signore non vuole la sofferenza, ma desidera che l’uomo si salvi, scoprendo il suo essere Figlio amato, capace di essere redento e salvato. In nessuna prova siamo lasciati soli. La sofferenza non è mai vana, ma essendo difficile da vivere il Signore ci assicura di viverla insieme a noi.
In questo è anticipato il messaggio della terza parabola: il regno dei cieli è simile ad una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci.
Non ci sono condizioni per essere accolti nel Regno. La rete accoglie tutti come una scialuppa di salvataggio. E in questa rete ognuno porta le sue difficoltà, le sue ferite, la sua rabbia, le sue paure.
Come nel campo seminato a buon grano cresce la zizzania, così nella rete convivono pesci di ogni sorta. Come nel campo seminato a buon grano il Signore si oppone a che la zizzania venga strappata prima della maturazione del grano, così nella rete siamo tutti invitati a non discriminare, non giudicare, non escludere, non emarginare.
Siamo tutti Figli di Dio e a ciascuno è dato il tempo della vita per fare esperienza di Lui; non solo nella preghiera e nei sacramenti, ma attraverso i suoi fratelli, attraverso di noi.
Siamo tutti responsabili della salvezza dell’altro.
Esattamente come il peccato non ferisce solo il peccatore ma tutti coloro che vi si trovano coinvolti, così l’Amore non salva solo chi ama ma anche chi viene amato.
Sono forse cose nuove tutte queste? No. È il messaggio d’Amore che da sempre il Padre insegna ai suoi figli.
Ecco allora che alla luce del nuovo Testamento, ogni scriba divenuto discepolo del Cristo nel Regno dei Cieli, può estrarre dal tesoro della Parola custodita e meditata cose nuove e cose antiche, che ora brillano della loro vera essenza.
Buona domenica!