
XVIII Domenica del Tempo Ordinario
Lun, 27 Lug 26 Commento alla Parola - Anno A
Il vangelo di questa XVIII domenica del Tempo Ordinario ci mostra l’amore inclusivo di Cristo, che invita tutti e accoglie soprattutto gli ultimi e coloro che per la società sono invisibili: i piccoli, i poveri, gli emarginati. L’evangelista Matteo sembra collegare in modo antitetico il banchetto in cui Erode decide la morte violenta di Giovanni Battista con il banchetto che Gesù imbandisce per sfamare il suo popolo.
Come Mosè (cfr. Es 16, 3-4), Gesù sfama il popolo nel deserto, non però con la manna piovuta dal cielo, ma con un pane che anticipa l’istituzione dell’Eucaristia: Pane che fa vivere in eterno (cfr. Gv 6,48-51).
Tutti gli evangelisti raccontano la moltiplicazione dei pani, tuttavia Luca e Giovanni ne fanno il racconto una sola volta (Lc 9, 10-17; Gv 6, 1-13), mentre Marco e Matteo riferiscono due eventi di moltiplicazione (Mc 6, 30-44; 8, 1-10; Mt 14, 13-21).
Il brano odierno di Matteo ci presenta Gesù che si ritira in disparte, «in un luogo deserto» (Mt 14, 13). Si tratta di una scelta che lo caratterizza e che è riportata anche dagli altri evangelisti. Quasi sempre lo fa per immergersi nella preghiera, secondo le testimonianze che ci sono state trasmesse e che brevemente riportiamo: Matteo 14, 23 afferma: «Congedata la folla, salì sul monte, solo, a pregare. Venuta la sera egli se ne stava ancora solo, lassù»; e Marco narra: «Al mattino si alzò quando era ancora buio e, uscito di casa, si ritirò in un luogo deserto e là pregava» (1, 35); Luca conferma: «Gesù si ritirava in luoghi solitari a pregare» (5, 16) «condotto dallo Spirito». Altre volte Gesù chiama con sé i suoi discepoli, come ci racconta Marco: «Venite in disparte, in un luogo solitario, e riposatevi un po’» (6, 30-44).
Ora, tornando al testo odierno, vediamo che di fronte alla morte violenta del Battista, Gesù si ritira nel silenzio e nella solitudine, affidando il tumulto del suo cuore nelle mani del Padre, attraverso la preghiera. La folla riesce a raggiungerlo nel suo ritiro, ma i discepoli vivono questa esperienza con crescente fastidio, forse preoccupati solo di se stessi e dei propri bisogni, però devono ben presto rendersi conto che Gesù, invece, vedendo quella grande folla è preso dalla grande compassione e si attarda con pazienza e amabilità a guarire i malati.
Si fa sera ormai, e i discepoli si accostano al Maestro, per metterlo in guardia: il luogo è deserto, è tardi, è ora di rifocillarsi e riposare: bisogna che congedi la folla. Ma Gesù è di tutt’altro pensiero. Nel suo cuore compassionevole ha già deciso di sfamarla, di non far languire persone già deboli.
E provoca i suoi, esortandoli a scuotersi dal loro egoismo e a spendersi in prima persona: “Voi stessi date loro da mangiare!”.
Una parola che interpella anche ciascuno di noi oggi, perché tutti coloro che accolgono Gesù eucaristia devono imparare a loro volta a “farsi pane”, a donarsi gli altri. Non si tratta soltanto di distribuire il pane alla folla affamata, occorre “farsi pane”, dare se stessi: ciò che veramente sazia è il dono gratuito di sé.
I discepoli però non hanno ancora compreso che solo nella condivisione si crea la vera abbondanza e replicano di avere soltanto cinque pani e due pesci: davvero poco, per tutta quella gente! Non viene loro in mente che se si sommano cinque pani e due pesci, si raggiunge in totale il numero di sette e che, nella simbologia ebraica, il numero sette rimanda alla totalità.
Gesù vuole raggiungere davvero tutti e chiede la partecipazione dei suoi per imbandire il banchetto di cui parla anche il profeta Isaia: si fa portare i pani e i pesci e ordina alla folla di sedersi sull’erba per rifocillarsi.
Ci troviamo davanti al momento solenne in cui l’’evangelista descrive Gesù mentre compie gli stessi gesti che farà nell’ultima cena: alza gli occhi al cielo, benedice il Padre, spezza il pane… Ed è interessante il fatto che Matteo non dice che Gesù ha “moltiplicato” i pani e pesci, ma che li ha “condivisi”; dalle mani di Gesù il cibo arriva alle mani dei discepoli e questi a loro volta lo distribuiscono ai presenti. Così, nella condivisione, tutti ricevono vita, sono saziati abbondantemente e addirittura raccolgono dodici ceste di avanzi.
Sappiamo che dodici è il numero delle tribù di Israele; ed equivale a dire tutti, perché nessuno è escluso dalla tenera provvidenza di Dio
In conclusione, l’evangelista annota: “Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini.” Gesù ha saziato il popolo eletto di Dio, Israele, composto da dodici tribù; ma sazia anche i pagani nella seconda moltiplicazione, raccontata dallo stesso Matteo nel capitolo 15 (vv. 32-39), dove troviamo sette panieri, che possono corrispondere sia al numero delle nazioni di Canaan (Atti 13, 19) sia al numero dei diaconi ellenisti (Atti 6, 5; 21,8) che avevano il compito di provvedere alla distribuzione quotidiana nelle mense.
La comunità cristiana, raccolta attorno a Gesù, primizia del Regno dei Cieli, accoglie in sé Ebrei e Gentili: tutti sono chiamati ad accettare l’invito a partecipare alla mensa con il Signore. Il numero cinquemila indica che la comunità cristiana accoglie tutti coloro che praticano le beatitudini e che sono disponibili alla condivisione.
Domande per orientare la meditazione e l’attualizzazione
- Quale degli atteggiamenti di Gesù ti colpisce di più in questo testo?
- Che cosa pensi che Dio vuole comunicarti con questo racconto?
- L’eucaristia è sedersi a mensa con Gesù: come rispondi al suo invito?