XXVIII Domenica del Tempo Ordinario

XXVIII Domenica del Tempo Ordinario

Ven, 13 Ott 23 Lectio Divina - Anno A

La Liturgia ci propone ancora una volta una parabola del Regno: dopo quella della vigna, su cui abbiamo meditato domenica scorsa, oggi ecco quella del banchetto di nozze per il figlio del Re (Matteo 22,1-14), rivolta anch’essa ai capi dei sacerdoti e ai farisei.

Il racconto di Gesù si apre con una similitudine molto bella: “Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio”; c’è nell’aria il profumo e il sapore della festa, della gioia, dell’allegria: un re vuole festeggiare con un grande banchetto il figlio che si sposa...

Più di una volta incontriamo nel Vangelo situazioni di festa, in cui la tavola apparecchiata diventa occasione per stare in relazione, per vivere momenti di vicinanza, per respirare l’amore di Dio verso tutti gli uomini.

Qui però il dramma è dato dal fatto che la festa rischia di rovinarsi perché gli invitati si rifiutano di andare, per vari motivi; rinunciano a questa opportunità, alla possibilità di costruire e rafforzare relazioni attraverso l’incontro, il dialogo, la musica, il vino… insomma, dicono “no” a un’offerta speciale, a un abbraccio di Dio e alla sua compagnia.

Certo, ogni volta che Dio fa un invito contempla anche la possibilità del rifiuto di qualcuno, che “liberamente” può dire “No, grazie, non mi interessa”… Ed è ciò che accade nel brano evangelico odierno: “Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire”.

Invece di ritenersi onorate per un evento così importante, queste persone ritengono di avere altre priorità; trovano qualcosa di più importante da sbrigare; chi vuole dedicarsi ai suoi campi, che ai propri affari, chi alla sua sposa... Scelte legittime, che però per alcuni si trasformano in un disprezzo così forte da sconfinare nella violenza non soltanto verbale, ma anche fisica: “Presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero”...

Come nella vicenda della vigna di domenica scorsa, anche questa volta l’uomo raggiunge il culmine dell’indifferenza e crudeltà nei confronti di Dio e dei suoi messaggeri.

Anche oggi, purtroppo, si può ripetere questa vicenda che sembra lontana nel tempo… Quanti di noi, ormai, hanno rinchiuso Dio in qualche cassetto, lontano dagli sguardi, chiuso a chiave e gettando la chiave chissà dove… Dio non ci serve, non ne sentiamo il bisogno, è scomodo e a volte imbarazzante… ci pone troppi interrogativi, mentre noi, in realtà, abbiamo già tutto ben chiaro, sappiamo benissimo cosa fare, dove andare e da chi andare... di conseguenza abbiamo smesso di cercare il “regno”, convinti come siamo di bastare a noi stessi.

Ma ecco la svolta nella parabola: Dio prende lui l’iniziativa e tutto riacquista significato: ecco la sua pazienza e la sua perseveranza! Egli rispetta la libertà dell’uomo anche quando sembra perduto e disperso per sempre; ma non si ferma, continua a cercarlo ancora sulle strade, mandando i suoi servi agli incroci, dove tante vite umane si scontrano e si incontrano. Proprio lì va a cercare nuovi invitati, perché “la festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni... Tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. E i suoi servi, “usciti per le strade, radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali”.

Che bello questo Dio che non si ferma ai “meritevoli” ma vuole tutti al banchetto; non seleziona e non incasella le persone in categorie, lasciando a tutti la libertà di poter scegliere se sfruttare l’opportunità di un incontro con Lui oppure di lasciar perdere. Oggi, come ieri, cerca servi che continuino a portare il suo invito per le nozze del Regno.

Una cosa però non piace a Dio: l’ambiguità, la falsità, l’ipocrisia. Per entrare degnamente alla festa di nozze lo devi “volere”, lo devi “sentire”, ci devi “credere”.

Ecco perché, alla fine della parabola, il Re si rivolge con severità a quell’uomo seduto tra i commensali, ma sprovvisto dell’abito festivo: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?” E quell’infiltrato tra gli invitati che non si è premurato di vestirsi in modo adeguato sarà definitivamente escluso dal banchetto e dal Regno.

Anche in questa domenica, la pagina evangelica offre tanti spunti di riflessione per noi, uomini e donne del XXI secolo! Forse pensavamo che quella vecchia pagina di Vangelo contenesse vicende antiche molto lontane dalla nostra vita quotidiana… Invece Dio riesce a sorprenderci ancora una volta, proponendoci di partecipare anche noi alla sua festa: conosceremo gli sposi, ci sarà il vino, tanta allegria e tanti, tanti invitati. Alcuni buoni, altri cattivi…
Questa è la grande lezione: già Matteo era consapevole che la Chiesa non può essere formata da soli “santi”; buoni e cattivi siamo mescolati… però la santità è la vocazione a cui tutti siamo chiamati. Si tratta di fare insieme un percorso: sempre in un cammino dinamico, chiamati continuamente alla conversione… È solo questione di incontri ai crocicchi delle strade...

 Diamo la nostra risposta orante alla Parola che abbiamo ascoltato con il testo di Proverbi 9,1-6.10-11:

 Cantico per le nozze del Figlio
La Sapienza costruisce la sua casa
scolpisce le sue sette colonne
immola gli animali e prepara il vino
imbandisce anche la tavola.
Invia messaggere a proclamare
sui luoghi più alti della città:

“Accorra chi è inesperto
e venga chi è senza discernimento.

“Venite, mangiate il mio pane
bevete il vino che ho preparato,
abbandonate la stoltezza e vivrete,
camminate sulla via della ragione.

“Principio della Sapienza è il timore del Signore
discernimento è la scienza dei santi,
a causa mia si allungheranno i giorni
e saranno aggiunti anni di vita”.