Ascoltare la Parola

Ascoltare la Parola

Mar, 24 Ott 17 Formazione liturgica

 La Liturgia della Parola è la parte della Messa che viene celebrata con un suo proprio libro, chiamato Lezionario. C'è un Lezionario feriale, che viene utilizzato nello spazio di due anni (pari e dispari) e c'è un Lezionario festivo, distribuito nello spazio di tre anni, denominati A B C.

La Liturgia della Parola consta di due Letture (tre nelle domeniche e solennità) e del Salmo responsoriale.

La prima lettura è tratta dall'Antico Testamento (eccetto il Tempo pasquale, durante il quale si leggono gli Atti degli Apostoli). Solitamente è scelta in relazione al Vangelo del giorno; c’è sempre un sottile legame fra la prima lettura e il vangelo.

Fra i due Testamenti vi è una continuità reale e, insieme, ambedue contengono la divina Rivelazione.

La seconda lettura è tratta da una lettera degli Apostoli: normalmente sono brani piuttosto brevi, ma densi di significato.

Il dialogo tra Dio e i fedeli nella celebrazione della Parola è realizzato attraverso il Salmo responsoriale (detto anche graduale, perché anticamente veniva cantato dal salmista sui gradini dell'ambone). Esso viene cantato dopo un momento di silenzio che ha permesso ai fedeli di riflettere brevemente su quanto hanno appena ascoltato (cfr. PNMR n.6)

Il canto al Vangelo è una breve acclamazione, orientata a festeggiare Cristo che sta per venire ad annunciarci il suo Vangelo. È Lui in persona che viene, perché «Egli è presente nella sua Parola, ed è Lui che parla quando si leggono le Scritture ed in particolare il Vangelo». Infine si proclama (o si canta) il Vangelo.

A questa lettura viene tributato un particolare onore. È la sola lettura ad essere preceduta da una Processione, da un'Acclamazione e da una Benedizione. È pure preceduta da un richiamo all'attenzione: "Il Signore sia con voi!". Inoltre il celebrante e i fedeli fanno un triplice segno di croce: sulla fronte, sulle labbra, sul cuore, come impegno a lasciarsi coinvolgere nei pensieri, nelle parole e nei sentimenti dalla Parola che sta per essere proclamata. La particolare attenzione al Vangelo è l'espressione del massimo rispetto verso Cristo, nel quale si compiono tutte le Scritture e nel quale risplende tutta la Verità e la Luce.

“La lettura del Vangelo costituisce il culmine della stessa Liturgia della Parola; all’ascolto del Vangelo l’assemblea viene preparata dalle altre letture, proclamate nel loro ordine tradizionale, prima cioè quelle dell’Antico Testamento e poi quelle del Nuovo” (ORDO LECTIONUM MISSAE, n. 13). Cristo è “presente nella Sua Parola: è Lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura” (Cost. Liturgica Sacrosanctum Concilium, n. 7).

Essere lettori è un compito esigente: si tratta di prestare la propria voce al Signore. Per questo non ci s’improvvisa lettori, né tantomeno si arriva impreparati! È necessario dunque che chi legge conosca prima quando e quale lettura gli è assegnata, per capirne il genere letterario, meditandola da solo o in gruppo. L’uso di incaricare qualcuno poco prima della celebrazione non è opportuno. È importante leggere prima il testo ed interiorizzarlo per poterlo leggere in modo comprensibile e adeguato. Nelle parrocchie di si ddovrebbe arrivare a formare un'équipe di lettori avvertiti ed attenti alle esigenze della lettura in assemblea. Ricordiamo che è PROCLAMAZIONE!!!

LA PROFESSIONE DI FEDE

Dopo l’omelia il presidente della celebrazione invita a pregare insieme Il Simbolo, o Professione di Fede, cioè il Credo. In tal modo l’Assemblea manifesta il suo assenso di fede a Dio Padre Creatore, a Gesù Suo Figlio e allo Spirito Santo e si unisce personalmente e comunitariamente alla fede di tutte le altre Chiese cristiane sparse nel mondo.  

Il Simbolo Niceno-Costantinopolitano (Credo in un solo Dio…) è l’espressione di impegnativi approfondimenti teologici e di una volontà di precisione nell’espressione della fede, che è patrimonio della storia della Chiesa.
Il Messale Romano permette l’utilizzo anche del cosiddetto “Simbolo degli Apostoli” (Io Credo in Dio…), di formulazione più breve; inoltre nella Veglia Pasquale e nel Rituale del Battesimo si usa la triplice Professione di Fede rinnovando le Promesse Battesimali.

LA PREGHIERA UNIVERSALE

“Nella Preghiera Universale, o Preghiera dei Fedeli, il popolo, esercitando la sua funzione sacerdotale, prega per tutti gli uomini” (PNMR, n. 45).

Questa breve espressione dei "Princìpi e norme" spiega al meglio il ricco contenuto teologico della Preghiera dei Fedeli, non solo, ma della Liturgia stessa.

Occorre ricordare anzitutto che la comunità riunita non prega prima di tutto per se stessa! Al contrario, la Preghiera Universale ha proprio la funzione di far uscire ogni concreta comunità da se stessa, avendo presente la Chiesa intera: il Papa, i vescovi,i governanti, la salvezza di tutto il mondo, quelli che si trovano in difficoltà, presentare infine le intenzioni proprie dell'Assemblea.

Dopo esserci nutriti alla Mensa della Parola, possiamo accedere con animo più pronto e vigilante alla Mensa del Corpo del Signore.