Avvento - L'attesa di Dio

Avvento - L'attesa di Dio

Lun, 21 Nov 22 Formazione liturgica

Con la festa di Cristo Re si è concluso l’anno C. La prima domenica di Avvento inaugura un nuovo anno liturgico con la guida e il sostegno dall’evangelista Matteo (anno A). Nella composizione dei singoli Vangeli, ogni evangelista segue orizzonti precisi, esprime aspetti della figura di Cristo, risponde alle esigenze della comunità cui indirizza il suo racconto. Matteo scrive a destinatari di origine ebraica convertiti al cristianesimo. Il suo è l’Evangelo più lungo, definito dal cardinale Martini il Vangelo del catechista, perché introduce alla vita della comunità, della Chiesa. Matteo sarà dunque il nostro tutor, la guida che ci orienterà ad ascoltare, celebrare, vivere Gesù e la Sua Buona Notizia nel nostro tempo, sempre denso di vicende liete e drammatiche. I giorni si alternano nei ritmi di attese e speranze, dolori e gioie, dubbi e certezze, ombre e spicchi di luce, crepe nei muri, ferite insanabili e voglia di ricominciare…

Non c’è nulla di sostanzialmente diverso dagli altri anni, né della storia passata, né di quella che viviamo oggi; è un via vai di onde che si inseguono tra tempeste e bonacce, venti contrari e brezze che ridanno coraggio. Nel ritmo del tempo la nostra vita sembra camminare a tentoni, chi cercando Dio, chi altro, chi il nulla. Papa Francesco ce lo ricorda nell’enciclica Lumen Fidei: “E così l’uomo ha rinunciato alla ricerca di una luce grande, di una verità grande, per accontentarsi delle piccole luci che illuminano il breve istante, ma sono incapaci di aprire la strada. Quando manca la luce, tutto diventa confuso, è impossibile distinguere il bene dal male, la strada che porta alla mèta da quella che ci fa camminare in cerchi ripetitivi, senza direzione”.

L’Anno Liturgico ci riporta al centro, dove ha dimora stabile il Natale e la Pasqua del Signore, inizio e pienezza della nostra storia di salvezza. Nel procedere ciascuno cammina come può. Il tempo di Avvento ci rieduca ancora una volta ad aspettare non passivamente ma operosamente, sperando oltre ogni umana speranza. Charles Péguy scriveva che la speranza è una bambina da nulla, sempre minacciata di morte. La speranza per la Scrittura è legata all'attesa, e l'attesa alla memoria.

Nel mondo finanziario aspettare non è produttivo; in quello materialista l'attesa di Dio è quella stessa proclamata da Samuel Beckett nell’opera teatrale "Aspettando Godot": un’attesa vana, che paralizza il desiderio e i sogni, che non produce fiducia e, al contrario, rende tristi e delusi perché tanto, secondo lui, nessuno arriverà.

Non è così per noi cristiani. Mi piace allora pensare all’Avvento come al tempo della pazienza e del desiderio, dell’ascolto e dello stupore: grazie all’ascolto della Parola e alla Preghiera che ci fanno tenere gli occhi aperti sulla storia, obbligandoci a guardare oltre l’apparenza per scorgervi le tracce della presenza di Dio anche nelle pieghe più nascoste della vita. Siamo affamati di sogni, “scalpita” in ciascuno la nostalgia di pace, giustizia, affetti.

Siamo in attesa, come sentinelle, perché la Vita verrà e non tarderà a farsi vedere, tutto dipende dalla pazienza di stare! Mi piace condividere un testo di Simone Weil (Scrittrice e pensatrice francese, nata a Parigi il 3 febbraio 1909, morta a Ashford -Inghilterra- il 23 agosto 1943); nel suo libro Attesa di Dio scrive: «Dio attende con pazienza che io voglia infine acconsentire ad amarlo. Dio attende come un mendicante che se ne sta in piedi, immobile e silenzioso, davanti a qualcuno che forse gli darà un pezzo di pane. Il tempo è questa attesa. Il tempo è l'attesa di Dio che mendica il nostro amore. Gli astri, le montagne, il mare, tutto quello che ci parla del tempo ci reca la supplica di Dio. L'umiltà nell'attesa ci rende simili a Dio. Dio è unicamente il bene. Per questo Egli è là e attende in silenzio»; E con parole immerse nel mistero: «I mendicanti che hanno pudore sono Sue immagini. L'umiltà è un certo rapporto dell'anima col tempo. È un’accettazione dell'attesa. È per questo che, socialmente, ciò che contrassegna gli inferiori è il farli attendere».

Noi ci mettiamo in attesa di Te, Signore Gesù!