Introduzione al Vangelo di Marco

Introduzione al Vangelo di Marco

Lun, 23 Nov 20 Formazione liturgica

L’Anno Liturgico sta per concludersi e già possiamo prendere contatto con il Vangelo di Marco che ascolteremo lungo il nuovo anno 2020-2021. Come generalmente si dice, gli diamo il benvenuto, sperando che, come sempre, ci aiuti anche lui a prendere contatto e a fidarci della bontà del Padre, della misericordia del Figlio e dell’azione positiva dello Spirito Santo in noi.

Autore
Quello di Marco è il più antico Vangelo: è arrivato a noi in lingua greca intorno al 70 d.C.  Secondo la testimonianza di Papias, l'evangelista Marco, discepolo di Paolo (cfr At 12.12-25; 13.5-13; 15.27-39) e interprete di Pietro (cfr 1 Pe 5,13), ha scritto il suo Vangelo a Roma. L'argomento della sua storia è la gioiosa notizia che Gesù Cristo è il Figlio di Dio, è il Messia salvatore del mondo (cfr Mc 1,1; 15,39).

Questo Evangelo, in cui la storia è messa al servizio della teologia, è stato considerato come il "Vangelo del catecumeno”, di chi cerca l'identità del Signore per scoprire la sua persona, la sua umanità e la sua divinità. Narra la vita di Cristo sia tenendo conto del fatto storico, che si sviluppa dalla predicazione di Giovanni Battista e si conclude con la morte e la risurrezione di Gesù, sia dell’aspetto catechetico - kerigmatico, che presenta un itinerario di fede in cui il lettore viene gradualmente introdotto nel capire chi è Gesù e chi è un discepolo, e come può iniziare a seguire il Maestro di Nazareth per realizzare una positiva esperienza di vita.
Nel Libro degli Atti, Giovanni Marco viene descritto come il cugino di Barnaba, che lo ha accompagnato con Paolo nel loro primo viaggio missionario: Pietro lo menziona come suo figlio in una delle sue lettere e lo storico Papias dice che Giovanni Marco seguì Pietro fino a Roma, dove scrisse i suoi insegnamenti accuratamente.
Questo nuovo anno dunque leggiamo e riflettiamo sul Vangelo secondo Marco. Con quale obiettivo? La risposta è semplice: Per imparare ad essere discepoli di Gesù! Fin dalle prime battute c’è una domanda: Chi è Gesù per te?

In ciascuna delle sue pagine emerge che Gesù è la rivelazione definitiva di Dio: Gesù, il semplice maestro venuto dalla Galilea (1.9), è il Cristo, il Messia che il popolo d'Israele aspettava da secoli (8.29; 9.41; 14.61-62). L'evangelista annuncia la presenza di Gesù nel mondo come segno immediato della venuta del regno di Dio (1.14-15; 4.1-34). Tuttavia, la personalità di Gesù non soddisfa le aspettative ebraiche; lui non si presenta come un Messia, politico o militare. Tutt’altro! È un Uomo umile, la cui attività e insegnamenti non corrispondono all'immagine trionfante di un liberatore nazionale. Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio, è anche il Figlio dell'uomo, partecipa ai sentimenti umani ed è soggetto a sofferenza e morte (8.31).

Diamo un'occhiata più in dettaglio alla struttura letteraria del testo, che ci permetterà di comprendere meglio lo sviluppo del lavoro:

Il prologo (1,1-13):
1,1: Il tema
1,2-13: Introduzione

 Il mistero del Messia (1,14–8,30):
1,14–3,6: Gesù manifesta la sua autorità
3,7–6,6a: Gesù manifesta il suo regno
6,6b-8,30: Gesù manifesta la sua potenza

 Il mistero del Figlio dell'uomo (8,31-16,8):
8,31–10,52: La via del Figlio dell'uomo
11: 1-13, 37: Giudizio su Gerusalemme
14.1–16.8: La passione e la risurrezione

 L'epilogo (16,9-20)

La prima parte del libro (capitoli 1–8) contiene il racconto della vocazione dei primi discepoli (1,16-20) e l'istituzione dei Dodici (3,13-19); le parabole sul Regno di Dio (4,1-34) e i miracoli di Gesù, che portano al riconoscimento della sua vera identità di Signore con potere sugli spiriti maligni, sulle malattie e sulla natura (4.35–5.43); la missione e il ritorno dei Dodici (6,6-29) con le due moltiplicazioni dei pani (6,31-56; 8,1-10) e la conclusione che Gesù è Messia, a Cesarea di Filippo.

La seconda parte del Vangelo, contenuta nei capitoli 9–16, sviluppa il tema delle esigenze della sequela di Gesù. Il discepolo, che ha compreso la vera identità del Maestro, è adesso in grado di comprendere anche le esigenze che implicano camminare con Gesù verso Gerusalemme, attraverso i tre annunci della Passione (cfr. 8,31-34; 9,32-3. 4; 10,32-40) e la storia della sofferenza legata alla morte in croce.

Il Vangelo di Marco si chiude con le parole di un giovane vestito di bianco che sfida le donne che si erano avvicinate al sepolcro: «Stai cercando Gesù di Nazareth [...] ti precede in Galilea; lì lo vedrai» (cfr.16,6s). Noi credenti non possiamo fermarci alla tomba del Signore, ma, con la fede che ci viene dalla tomba vuota e gloriosa, dobbiamo metterci in cammino nella nostra "Galilea dei Gentili" (cfr Mt 4, 15), per seguire la strada che il Risorto ci ha indicato e incontrarlo in una vita di solidarietà con tutti e di umile servizio, soprattutto con quanti sono maggiormente fragili e poveri.

 Lo stile

È povero e allo stesso tempo dotato di grande vivacità e realismo. Il vocabolario limitato, la sintassi semplice, ma l'uso del presente storico contribuisce al realismo. La sua narrazione è schematica in alcuni casi,  in altri è piena di vivacità e persino di dramma.

 La Cristologia

I titoli che Gesù riceve in tutto il Vangelo sono:

  • Gesù: 81 volte
  • Figlio dell'uomo: 14 volte
  • Cristo: 7 volte
  • Figlio di Dio: 5 volte

È il Vangelo che più sottolinea la condizione umana di Gesù. Gesù si definisce "Figlio dell'uomo", espressione che proviene dall'AT (Dn 7,1-14). Evita di essere chiamato Cristo e lo ammette solo nei momenti solenni (confessione di Pietro, davanti al Sinedrio). Il Figlio di Dio è l'oggetto del Vangelo di Marco: Scoprire che Gesù è veramente il Figlio di Dio!

 L’evangelista Marco morì probabilmente tra il 68 e il 72, forse martire ad Alessandria d'Egitto. Così scrivono gli Atti di Marco del IV secolo: "Il 24 aprile venne trascinato dai pagani per le vie di Alessandria, legato con funi al collo. Gettato in carcere, venne confortato da un angelo ma il giorno dopo subì lo stesso atroce tormento e morì". Il suo corpo era destinato alle fiamme, ma venne salvato dai fedeli e sepolto in una grotta. Da lì nel V secolo fu traslato in una chiesa. Secondo una leggenda, nell’828 due mercanti veneziani avrebbero portato il corpo, minacciato dagli arabi, nella città di Venezia, dove è tuttora custodito nella Basilica a lui dedicata. Alcune sue reliquie sono conservate anche al Cairo, in Egitto, nella cattedrale di San Marco, sede del patriarca copto ortodosso Tawadros II.

 Marco, Patrono di Venezia

Già nel 1071 San Marco fu scelto come titolare della Basilica e Patrono principale della Serenissima. Nel tempo, Venezia restò indissolubilmente legata alla sua persona, il cui simbolo di evangelista, il leone alato che poggia la zampa su un libro con la scritta: “Pax tibi Marce evangelista meus”, divenne lo stemma della città, posto in ogni suo angolo ed elevato in ogni luogo dove la Serenissima portò il suo dominio.

San Marco è patrono dei notai, degli scrivani, dei vetrai, degli ottici. È venerato come santo da varie chiese cristiane: oltre a quella cattolica, anche dalla chiesa ortodossa e da quella copta, che lo considera proprio patriarca.

 San Marco nell'arte sacra

Tutti e quattro gli evangelisti vengono simbolicamente rappresentati da un’icona, specialmente nell’arte pittorica e scultorea.
Ci sono parecchie opere pittoriche su San Marco, così come molte basiliche a lui dedicate. Tintoretto è stato tra i pittori che hanno dipinto la vita e i miracoli dell’evangelista.
La raffigurazione di San Marco compare sin dalla prima arte cristiana assieme a quella degli altri Evangelisti. San Girolamo (IV sec.) sottolineò una connessione stretta tra i simboli degli evangelisti e quelli delle profezie di Ezechiele, ripresi poi nelle visioni dell’Apocalisse: “Il primo vivente era simile a un leone, il secondo essere vivente aveva l'aspetto di un vitello, il terzo vivente aveva aspetto d'uomo, il quarto vivente era simile a un'aquila mentre vola….”.
Nell’iconografia dell'inizio del V secolo – come si osserva ad esempio nei mosaici della Basilica di Santa Pudenziana a Roma – al posto degli evangelisti furono rappresentati i loro simboli e San Marco vi appare come leone alato. Già nell'arte bizantina, tuttavia, alcuni mosaici - ad esempio quelli di San Vitale a Ravenna - raffiguravano i quattro Evangelisti in forma umana, con in mano il Vangelo e con a fianco i loro simboli. Tale iconografia divenne diffusissima nell'arte romanica, poi in quella gotica. Nelle chiese di tale periodo i quattro evangelisti vennero molto spesso raffigurati allo scrittoio, intenti alla stesura dei vangeli. Nel Battistero di Parma sono invece riprodotti in forma mostruosa: su un corpo umano alato si erge la testa del loro simbolo.

Le figure degli Evangelisti – e tra esse quella di San Marco – compaiono poi nelle rappresentazioni degli Apostoli che troviamo numerose in ogni espressione dell’arte sacra. Alcune pale d’altare esprimono una speciale devozione per San Marco, come la celebre tela di Tiziano raffigurante San Marco in Trono nella chiesa di Santa Maria della Salute a Venezia.

In occasione del 25 aprile si ricorda S. Marco Evangelista e se ne recita la efficace preghiera:

Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen
O Glorioso S. Marco,
che foste sempre in onore specialissimo nella chiesa,
non solo per i popoli da voi santificati, per il vangelo da voi scritto,
per le virtù da voi praticate, e per il martirio da voi sostenuto,
ma ancora per la cura speciale che mostrò Iddio
per il vostro corpo portentosamente
preservato sia dalle fiamme a cui lo destinarono gli idolatri
nel giorno stesso della vostra morte,
sia dalla profanazione dei saraceni
divenuti padroni del vostro sepolcro in Alessandria,
fate che possiamo imitare tutte le vostre virtù.
Amen
Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen

  • Bibliografia

www.ernandes.net
www.santiebeati.it
www.culturacattolica.it
www.sapere.it