Memoria della Beata Vergine Maria sotto la Croce

Memoria della Beata Vergine Maria sotto la Croce

Mar, 23 Mar 21 Formazione liturgica

La terza edizione tipica del Messale Romano contiene un significativo dettaglio per il venerdì che precede la Domenica delle Palme: una Orazione Colletta di chiaro sapore mariano, che si può utilizzare ad libitum in alternativa con l’altra colletta del giorno.

Tale inserimento rivela probabilmente la preoccupazione di far fronte alle istanze della pietà popolare che in questo giorno, in più parti del mondo, venera la Vergine Maria nel mistero del suo dolore davanti alle sofferenze del Figlio Salvatore.

Il testo della Colletta recita così: “O Dio, che in questo tempo concedi alla tua Chiesa di imitare la beata vergine Maria nella contemplazione della passione di Cristo, donaci, per sua intercessione, di conformarci sempre più al tuo Figlio unigenito e di giungere alla pienezza della sua grazia”. È un testo di nuova composizione che mentre richiama il concetto della esemplarità e dell’imitazione di Maria nella contemplazione della passione del suo Figlio, sviluppa nella petizione il tema dell’adesione e conformazione piena a Cristo.

La presenza di un elemento mariano nel venerdì precedente la Domenica delle Palme non è del tutto estranea alla tradizione liturgica romana, considerato il fatto che a partire dal XVIII secolo il Papa Benedetto XIII, domenicano, estese la festa in onore di Maria Addolorata a tutta la Chiesa latina, fissandola, secondo l’uso dei domenicani, al venerdì dopo la Domenica di Passione, adottando però il formulario eucologico della messa approvato per l’Ordine dei Servi di Maria nel 1668, anno in cui la Santa Sede autorizzava l’Ordine a celebrare solennemente la festa dei Sette dolori, la terza domenica di settembre (trasferita, poi con la riforma liturgica di Pio X del 1913, al 15 settembre).

Comunque diverse famiglie religiose celebravano tale festa già molto tempo prima e in giorni diversi, cogliendo nella celebrazione commemorativa la realtà e il senso della partecipazione di Maria alla sorte dolorosa del Figlio nel momento culminante della morte in croce e nel contesto naturale ed efficace del periodo quaresimale-pasquale.

Con la riforma rubricale del 1960, la festa del venerdì di Passione fu ricondotta a semplice commemorazione, a motivo della presenza di due feste identiche tanto nel titolo quanto nei testi. Il nuovo Calendario del 1969 ha soppresso la commemorazione mariana del tempo di Passione, riducendo il grado della celebrazione del 15 settembre a semplice memoria e mutando il titolo della festa dei Sette dolori in Beatae Mariae Virginis Perdolentis
Tuttavia, rimane ancora ufficialmente viva la presenza di testi eucologici che commemorano Maria presso la croce del Figlio in alcune famiglie religiose e in alcuni Paesi dell’America latina, laddove le manifestazioni della pietà popolare e la devozione verso la Vergine Addolorata continuano ad essere ancora oggi segno della fede e del patrimonio culturale e cultuale di quei popoli. 
La scelta operata dalla terza edizione tipica prende in considerazione tutto un movimento devozionale che si è evoluto lungo i secoli e che continua ancor oggi ad esprimere, attraverso le diverse manifestazioni della pietà popolare, la sua partecipazione al mistero della Passione del Figlio di Dio, con lo sguardo rivolto a Maria, per imitarne l’eloquente esempio della cum-passio.

La nostra Fondatrice ha sempre espresso la sua tenera devozione verso la Vergine Addolorata e l’ha trasmessa alla nostra Famiglia religiosa, con particolare cura per la celebrazione liturgica. Appena 14 giorni prima della morte, il 26 giugno 1976, M. Maria Oliva chiese al Card. James Robert Knox, Prefetto della S. Congregazione per i Sacramenti e il Culto Divino, il privilegio di celebrare l’Eucaristia in onore dell’Addolorata nel Venerdì della V settimana di Quaresima. Scriveva:

“Eminenza Rev.ma, avendo la nostra Congregazione particolare devozione alla Vergine Addolorata - devozione assimilata dalle Figlie della Carità Canossiane da cui provengo e da me trasmessa all'Istituto - ci permettiamo di domandare il permesso di celebrare in tutte le Chiese della Congregazione, il Venerdì dopo la V Domenica di Quaresima, la Messa di Santa Maria presso la Croce, secondo il proprio dell'Ordine dei Servi di Maria. Nel desiderio di essere esaudite, ma nella più cordiale sottomissione al volere della nostra Madre la Chiesa, presentiamo il nostro devoto ossequio”.

La risposta positiva giunse nella festa della Trasfigurazione, il 6 agosto successivo, quando la Fondatrice aveva già raggiunto la Casa del Padre, e noi sue figlie continuiamo a celebrare questa memoria nella fiducia di poter vivere intensamente con Maria i misteri della passione del Signore.

La sequenza Stabat Mater
Il Graduale Romanum ha conservato una serie di “sequenze”: testi di carattere lirico che sono stati introdotti nella “liturgia della Parola” per evidenziare l’importanza della festa che si celebra. Attualmente, nel corso dell’anno liturgico ne vengono utilizzate quattro: Victimae paschali (Pasqua); Veni, Sancte Spiritus (Pentecoste); Lauda Sion (Corpus Domini); Stabat Mater (Addolorata).

Lo Stabat Mater è la più famosa delle Laude composte da Jacopone da Todi (1230-1306): sono 20 strofe in cui il poeta descrive la profonda sofferenza della Vergine al momento della crocifissione e morte del Figlio Gesù; implora inoltre di poter essere partecipe con Lei dei suoi sentimenti e di ottenere la sua materna intercessione specialmente nel momento del passaggio finale da questa vita.
Lo Stabat ha ispirato moltissimi musicisti che nel corso dei secoli l’anno musicata attualizzando per i fedeli il bisogno di partecipazione alla com-passione della Vergine con il Figlio, sofferente per la salvezza dell’umanità.

 

 

 Libera traduzione da: 
Originale: Oscar Valado http://elcientoporuno.blogspot.com/