Riti d'Ingresso

Riti d'Ingresso

Mer, 25 Ott 17 Formazione liturgica

 L'assemblea dei fedeli, già precedentemente convocata, si trova ora in Chiesa. La Celebrazione eucaristica inizia con la processione introitale. Essa va dalla porta all'altare: la Porta è Cristo, l'Altare è Cristo: si va da Cristo a Cristo. Si va spinti da Lui e con la tensione celebrativa che è quella di andare a fare Eucaristia; ovvero per rendere grazie al Signore partecipando pienamente, attivamente, ai divini misteri.

L’assemblea si unisce al celebrante e ai vari ministri col canto d'ingresso; esso ha la funzione di preparazione alla celebrazione e - adeguatamente preparato - deve sintonizzarsi alla Liturgia della Parola e al suo tema (può essere di aiuto l'Antifona d'ingresso).

I riti di ingresso comprendono il saluto del celebrante, l'atto penitenziale, il Kyrie eleison, il Gloria e l'Orazione Colletta. Il sacerdote saluta anzitutto Cristo tramite il bacio dell'altare; quindi con il segno di croce inizia la celebrazione nel ricordo di Dio Trinità e del Battesimo con cui siamo stati inseriti in Cristo e nella Chiesa suo Corpo.

L'atto penitenziale è la richiesta di perdono a Dio da parte della comunità per essere nella disposizione di cuore più giusta nell'accedere ai divini misteri. Deriva da formule di preghiera medievali (risalgono al IX secolo) chiamate apologie, con cui il sacerdote confessava la propria colpevolezza in forma privata. Segue l'acclamazione del Kyrie eleison (Signore pietà) e l'antichissimo inno del Gloria in excelsis Deo che è presente nella liturgia fin dal IV-V secolo: un inno di glorificazione e di lode.

Una breve riflessione merita il canto del Gloria, che appartiene al genere di quegli antichi inni cristiani, che sebbene non siano tralti dalla Bibbia, essendo frutto di composizione privata, da essa traggono ispirazione.

"Questa formula costituisce un rito a sé stante" (PNMR n. 17a). Appunto per questo, pur non essendo un elemento stabile della celebrazione eucaristica, ha una sua funzione tutta particolare. Il Gloria "è cantato da tutta l'assemblea, o dal popolo alternativamente con la schola, oppure dalla schola. Se non lo si canta, viene recitato da tutti, insieme o alternativamente" (PNMR n. 31).

La presenza del "Gloria" conferisce una speciale coloritura alle celebrazioni eucaristiche delle domeniche (fuori del tempo di Avvento e di Quaresima), delle solennità e delle feste, e ad altre celebrazioni più solenni (cfr. Principi e Norme per l'uso del Messale Romano [PNMR], n. 51).

I riti di ingresso si concludono con la preghiera della Colletta, chiamata anche Oratio nella liturgia romana; è la preghiera con cui il sacerdote raccoglie (da colligere= raccogliere) le intenzioni personali dei fedeli nella pausa di silenzio e a nome dell’assemblea le presenta a Dio Padre; inoltre il contenuto della Colletta offre in sintesi i contenuti della liturgia della Parola del giorno.

Con l'Amen detto dai fedeli al termine della Colletta hanno termine i Riti Introduttivi della celebrazione eucaristica. Questo "Amen" pone il suggello a quella intensa partecipazione, anche esteriore, dell'assemblea, che caratterizza la parte introduttiva della celebrazione.

Conclusi i riti d'introduzione, la celebrazione Eucaristica può svolgersi secondo il ritmo che le è proprio: inizia la prima grande parte della Messa: La liturgia della Parola.