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Volontariato: l’esplorazione del mondo delle emozioni

Volontariato: l’esplorazione del mondo delle emozioni

Dom, 10 Mag 26 Insieme per il Malawi Solidarietà

Sabato 18 aprile 2026. A Siena c’è il sole e l’aria profuma d’estate. Siamo alla quarta tappa di un cammino che ci porterà a 10.000 Km da Siena e, forse, ad altrettanti chilometri da noi stessi e dalle nostre convinzioni, faccia a faccia con un ambiente esterno inedito, a temperature corporee più elevate e a piatti dal sapore nuovo. Ma nell’incontro residenziale di due giorni, avvenuto tra le antiche mura del Chiostro di San Cristoforo, abbiamo capito che a cambiare sarà il nostro paesaggio interiore e che a ricostruirci sarà il calore dell’accoglienza e il gusto delle relazioni, se sapremo guardare con gli occhi del cuore.
Con l’aiuto e la guida di Padre Simone Desideri, Rettore della Cappella Universitaria di Siena, ci siamo confrontati su alcuni temi succosi, quali la differenza tra emozioni e sentimenti; abbiamo gettato una luce sul risveglio delle emozioni già vissute in passato e che ritornano a visitarci; abbiamo provato a percepire il grado di consapevolezza di ciò che sentiamo e proviamo rispetto all’incontro con qualcuno, essere o raggiungere un luogo, vivere all’interno di una dinamica relazionale, agire in un contesto familiare, fare esperienza dell’appartenenza a una comunità. Abbiamo provato a condividere all’interno del gruppo la playlist delle emozioni che abbiamo provato durante la giornata fino a quel momento, cercando di guardare alle emozioni come sensori di movimento dei pensieri, in avvicinamento o in allontanamento da un pericolo sfiorato o da un ricordo piacevole. Attraverso l’ascolto di due esperienze contrastanti di espressione e di repressione delle emozioni da parte dei due giovani Liana e Giovanni, abbiamo riflettuto sulle azioni cui le emozioni possono portare e sul sentimento che ne può conseguire: la risonanza della percezione sulla nostra volontà. Come riconoscerle e scegliere di aderirvi o lasciarle andare senza che esse ci abitino e a volte pilotino le nostre azioni. Soprattutto come sospendere il nostro giudizio su di esse: cercare di accettarle per come arrivano e si presentano e poi svaniscono e se ne vanno, perché non ci sono emozioni buone ed emozioni cattive, ma solo quelle che in quel momento ci rimandano qualcosa di noi.
E noi alla fine, ci chiede Padre Simone, che cosa ci guadagniamo? Cosa guadagniamo dalla percezione di gioia, paura, rabbia e tristezza? “[…] il colore del grano”, dice la volpe addomesticata dal piccolo principe, che aveva i capelli proprio di quel colore altrimenti inutile.
Domenica 19 aprile. Il sole scalda le pietre del chiostro e le campane spandono il loro suono nella città.
Grazie all’intervento della Dott.ssa Debora Niccoletti, psicoterapeuta familiare specializzata in psiconcologia, abbiamo avuto l’occasione di mettere a terra quanto ascoltato e immaginato il giorno precedente. All’ombra del campanile di San Cristoforo il gruppo si è riunito in cerchio e ciascuno dei componenti si è presentato con un oggetto che descrivesse l’atteggiamento con cui si sarebbe apprestato ad affrontare il viaggio nell’altrove. Con nostra grande sorpresa e un pizzico di commozione abbiamo appreso lì per lì che Debora ha alle spalle un’esperienza diretta di missione in Africa, che ha iniziato a conoscere 25 anni fa grazie al lavoro di ricerca per la sua tesi di laurea e a cui non ha mai smesso di pensare, per la verità.
Per partire, beh, serve organizzarci coi bagagli: divisi in coppie abbiamo deciso quali delle nostre aspettative positive mettere in valigia e quali paure lasciar fuori, così piegate sul letto per il momento. Dopo la condivisione di molte aspettative e paure in cui ci siamo rispecchiati, su cui ci siamo confrontati e da cui ci siamo lasciati interrogare, abbiamo deciso di portare tutto con noi, in fondo ogni esperienza, se condivisa e comunicata all’interno del gruppo, può accendere comprensione, meraviglia, consolazione in un modo a cui non avremmo forse mai potuto pensato da soli.
Viaggiare è un’arte che non può prescindere dalle coordinate di spazio e tempo: ci insegna ad andare lontano per imparare a stare in un luogo. Anche le nostre emozioni sono un luogo, non fisico, interiore, ma non per questo meno vero. Ecco che ci siamo fatti scultori e statue per essere osservatori della realtà e per essere da questa ri-creati. Straordinario scoprire come incarnare e lasciarsi abitare dalle emozioni concentrandosi sull’immobilità del corpo per un lasso di tempo, possa far scendere in profondità le emozioni che in un primo momento sembrano colpirci solo in superficie. Abbiamo intuito come sia necessario e vitale fermarsi a osservare e valutare il contesto prima di intervenire e/o re-agire in situazioni che per noi sono difficili da comprendere e/o accettare.
Infine, con l’espediente di un gomitolo e di uno spago, che ci aiutasse a visualizzare il legame che tiene unito il gruppo collegandoci vicendevolmente, abbiamo esplicitato il ruolo di accompagnatore e dei compagni di viaggio, scambiandoci le nostre fragilità e speranze per apprezzare la ricchezza e la varietà delle risorse di tutti e di ciascuno. Ed è con trasporto che ringraziamo padre Simone e la Dott.ssa Niccolini per averci accompagnati con entusiasmo e competenza nella quarta tappa del nostro cammino sulla via della novità. Buon viaggio!

Anna Passarini