
Riscoprire la rinascita: meditazione sul Sacramento della Riconciliazione
Mer, 03 Dic 25 Figlie della Chiesa Comunità Spiritualità
Domenica 30 Novembre si è tenuto un profondo Ritiro spirituale presso il Centro Eucaristico nella chiesa di S. Domenico, guidato da Don Pasquale Infante. La riflessione si è concentrata sul Sacramento della Riconciliazione, inteso non solo come confessione dei peccati, ma come esperienza di gratitudine e rinascita spirituale.
Il Dono della Nuova Vita
Il cuore della meditazione, come sottolineato da Don Infante, si collega indissolubilmente al Battesimo e all'intera Iniziazione Cristiana. Pur essendo stati resi "santi e immacolati" in Cristo, la vita nuova non ha eliminato la "fragilità e la debolezza della natura umana", né la tendenza al peccato, o concupiscenza.
"Si tratta del combattimento della conversione in vista della santità e della vita eterna alla quale il Signore non cessa di chiamarci." (Catechismo della Chiesa Cattolica n. 1426)
Il sacramento, pur essendo chiamato "della Confessione" per la sua componente essenziale dell'accusa dei peccati, è in un senso profondo anche riconoscimento e lode della santità di Dio e della sua misericordia verso l'uomo peccatore (cfr. CCC n. 1424).
Annunciare la Rinascita
Per comprendere il significato della Riconciliazione, la riflessione ha preso avvio dal brano del profeta Ezechiele (37, 1-14), ambientato nel drammatico contesto dell'esilio babilonese. Quando ormai il peggio è accaduto, il profeta annuncia una rinascita che sembra "impossibile": una rinascita dalla morte.
"Ecco una bella missione del credente nel nostro mondo: annunciare possibilità che vanno oltre l'esistente... e che sono tutte collegate esclusivamente all'azione di Dio."
Questa esperienza di rinascita spirituale è richiamata anche dalla Parabola del Padre misericordioso (Luca 15, 11-32). Il racconto del figlio minore che ritorna alla casa paterna, accolto con gioia dal Padre che considera: "era morto ed è tornato alla vita", descrive le tappe di un vero percorso di conversione; dalla libertà illusoria alla miseria, dalla riflessione al pentimento, fino al "cammino del ritorno". L'abito nuovo, l'anello e il banchetto simboleggiano la vita nuova, pura, dignitosa e gioiosa che attende chi torna a Dio (cfr. CCC n. 1439).
La Giustizia dell'Amore e l'Impegno al Perdono
Il perdono ricevuto dal Sacramento genera una vita nuova, capace di vivere relazioni ispirate alla verità e di "camminare come un solo popolo sul percorso della conversione".
Riconoscere la propria colpa, infatti, significa mettere da parte il giudizio verso gli altri, ammettendo che tutti abbiamo limiti da superare e possiamo farlo solo aiutandoci reciprocamente. Nel Vangelo di Giovanni (8, 1-11), di fronte all'adultera, Gesù pronuncia le parole di una giustizia più grande, quella dell'amore: "Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei". La successiva assoluzione ("Neanch'io ti condanno, va' e d'ora in poi non peccare più") introduce la donna a una vita orientata al bene, come ricordato da Benedetto XVI.
Tuttavia, il perdono di Dio esige un impegno concreto: la riconciliazione con il prossimo. La parabola del servo spietato (Matteo 18, 21-35) è un monito:
"Se non perdoniamo, non abbiamo accolto realmente la misericordia di Dio."
Come ricordato da Papa Francesco, nel Padre Nostro Gesù ha messo in diretta relazione il perdono che chiediamo a Dio con quello che dobbiamo concedere ai nostri fratelli: "Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori". Il Sacramento della Riconciliazione, dunque, non solo ci libera dal male, ma migliora la nostra capacità di relazione, rendendoci "tolleranti e comprensivi verso gli altri" e consapevoli dell'amore straripante del Padre per tutti i suoi figli.
