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L'Africa non si spiega, si vive... e noi abbiamo avuto l'incredibile opportunità di viverla.

L'Africa non si spiega, si vive... e noi abbiamo avuto l'incredibile opportunità di viverla.

Gio, 13 Ago 26 Insieme per il Malawi Giovani Comunità

L’idea, nata per caso una quotidiana mattina d’autunno, è diventata realtà e insieme ad altri 5 giovani siamo partiti per l’avventura incredibile del volontariato in Malawi. Non credo ci siano parole per descrivere quanto abbiamo vissuto! Proviamo a balbettare qualcosa, con la consapevolezza che le parole non potranno mai dire la traccia indelebile di responsabilità e stupore che ci accompagnerà per tutta la nostra vita.

Giovanni: Nel viaggio di andata verso il convento di St Pius X le persone che ci hanno accolto cantavano: “Dio li ha mandati”, una frase che ci appariva ancora strana. Nel viaggio di ritorno però anch’io avrei voluto cantare: “Dio li ha mandati”. Il Signore, durante la nostra permanenza in Malawi, si palesava di continuo nell’ospitalità che ci veniva offerta, negli incontri lungo quelle strade caotiche e polverose, negli occhi degli anziani le cui case abbiamo visitato per portare la comunione. Non ci sarebbe stato bisogno di partecipare alle messe, tra l’altro incomprensibili per noi per via della lingua, per avere una testimonianza di Chiesa che supera ogni ostacolo.

Anna: Tra le cose che ho più difficoltà a fare c'è sicuramente quella di dare consistenza, odore, volto, colore e risonanza emotiva alle parole. Troppo spesso mi accorgo di smerciarle senza troppe preoccupazioni: le spargo e diffondo senza averle incarnate, collaudate, senza coglierne davvero le implicazioni ritenendole... leggere. Le parole povertà, comunità e missione erano sicuramente tra quelle parole su cui essere d'accordo, senza bisogno di molti commenti, a cui far seguire un momento di silenzio a metà strada tra la gratitudine, profondo rispetto, ma anche una certa dose di senso di colpa, misto a rassegnazione, perché - in fondo - questi concetti hanno poco, pochissimo a che fare con noi, qui, incardinati nella vecchia e ricca Europa. Durante i 30 giorni trascorsi in Malawi, nella zona sud orientale del continente africano, nella parrocchia cattolica dedicata a San Pio X nella città di Blantyre, ospitati nella casa di Maria Pellegrina della Speranza delle Figlie della Chiesa, posso dire che è iniziato - ed è a un buono stadio di avanzamento - il processo di incarnazione, animazione, risveglio e risonanza emotiva di queste parole, che hanno smesso di essere anonime, trasparenti e inconsistenti. Invece hanno preso il numero delle centinaia di fedeli che al mattino di ogni domenica si ritrovano nella chiesa parrocchiale di S. Pio, il sapore della nzima (piatto tipico del Malawi a base di farina di mais) e di quello che le famiglie ti offrono per ringraziarti semplicemente di "esserci", l'odore acre dei fuochi accesi ai bordi delle strade, il suono delle voci dei bambini, che ti fanno festa e ti invitano a stare con loro, il colore rosso della terra e del sole infuocato dei tramonti, l'intensità dell'amicizia e la qualità altissima di ascolto, la fiducia della condivisione delle proprie storie, con l'aiuto del Signore.

Silvia: “L’Africa non la puoi spiegare, ci devi vivere”, così ci aveva risposto un prete missionario alle nostre domande su cosa avremmo dovuto sapere prima di andare in Africa. Dopo un mese in cui ci siamo addentrate/i in una comunità parrocchiale di Blantyre, abbiamo conosciuto volti, nomi, condiviso pasti, racconti, sogni, paure e speranze; dopo aver visto una fede per noi del tutto nuova, la difficoltà, la gratitudine, abbiamo capito che la verità è che io personalmente l’Africa non ve la posso spiegare, dovreste viverla. Perché ti prende, ti sconvolge, ti mette davanti a una realtà scomoda, ma è il dono più bello che la vita ti possa fare.

Beatrice: Questo mese in Malawi è stata un’esperienza profondamente intensa, capace di aprire gli occhi e il cuore in modi che non avrei immaginato. Una delle cose che mi ha colpito di più è stata la possibilità di visitare le comunità: siamo stati accolti nelle case delle persone per celebrare la masika (la messa) e portare la comunione ai malati. In quei momenti ci siamo affacciati, anche solo per pochi istanti, nella loro quotidianità così diversa dalla nostra. Entrare in abitazioni che mai avrei pensato potessero essere la casa di qualcuno, camminare in quartieri poverissimi, mi ha fatto capire quanto ciò che per noi è scontato, come avere muri solidi o delle finestre, altrove non lo è affatto.
Un’altra esperienza che porterò sempre con me è stata quella di insegnare fisica (elettromagnetismo) e biologia (DNA) ai ragazzi delle varie comunità. Alcuni di loro hanno percorso chilometri per poter partecipare alle lezioni. Mi ha colpito la loro curiosità, la loro voglia di capire, la loro gratitudine. Sono ragazzi della nostra età: l’unica differenza è che noi eravamo alla lavagna a spiegare, mentre loro cercavano di afferrare ogni concetto con un entusiasmo che raramente vediamo nelle nostre scuole. Sfogliando i loro libri ho notato quanto spesso gli argomenti siano trattati in modo superficiale, quando non del tutto assenti. Eppure, nonostante questo, la loro sete di conoscenza era immensa.

Ho incontrato giovani ricchi di desiderio di imparare, ma con pochissimi strumenti per farlo. Questo mi ha fatto riflettere su quanto sia ingiusto il divario educativo che esiste nel mondo. Noi abbiamo tutto, ma spesso non ce ne rendiamo conto, e finiamo per sprecare opportunità che per altri sarebbero un tesoro. Il Malawi mi ha lasciato un senso profondo di gratitudine, di responsabilità e di consapevolezza. È un’esperienza che continuerà a lavorare dentro di me, ricordandomi ogni giorno quanto sia prezioso ciò che abbiamo e quanto sia importante condividerlo.

Samuele: Fare volontariato non è semplice, dicono. Ma la vera questione è che non è semplice se non sei disposto a metterti in gioco ed accogliere ciò che ti capita. Fare volontariato è quindi la cosa più semplice del mondo, solo se si è disposti ad essere più felici. Per fortuna io cerco sempre la felicità e quindi questa esperienza di volontariato è stata per me una parte fantastica della mia vita. Non solo mi sono trovato bene in un posto culturalmente diverso dall'Italia, ma ho incontrato persone fantastiche e geniali. Durante questo mese abbiamo lasciato una parte di noi a loro, un'idea, un pensiero o persino un oggetto, ma soprattutto tanti momenti. Aiutare gli altri aiuta te stesso. Questo perché tutto ciò che fai ha sempre un ritorno più grande. Perciò questo mese di volontariato è stato fondamentale per me, e mi porto dentro ogni istante, ogni sorriso e ogni discorso. Ho imparato che non serve avere tutto per essere felici, bastano le amicizie e il supporto reciproco. In Malawi c'è chi non possiede niente eppure ha sempre il sorriso stampato sul volto. Io quindi mi porto dentro questa idea: per essere felici serve sorridere e ringraziare in ogni momento di essere vivi, così che possiamo divertirci sempre un giorno in più.

Il ritorno è carico di desideri, di progetti, di speranze di continuare ad aiutare questi nostri fratelli nei quali abbiamo riconosciuto il volto di Dio. Riprendiamo il cammino con una certezza: noi saremo testimoni di una dignità che non può essere dimenticata e per questo ci metteremo la faccia!
                                                                                                                                                                                                                                                    sr Anna Cipro ef