Giovedì Santo - Messa nella Cena del Signore

Giovedì Santo - Messa nella Cena del Signore

Sáb., 01 Abr. 23 Lectio Divina - Ano A

“Beati gli invitati alla cena del Signore.”

Ad ogni Messa, con queste parole il celebrante invita i fedeli ad avvicinarsi e a partecipare al banchetto eucaristico che viene offerto “gratuitamente” a tutti. Persone che giungono dalla parrocchia vicino a casa, altre da lontano dalla campagna, altre ancora da fuori città o da altri stati e continenti: tutti si trovano al banchetto eucaristico, invitati alla stessa mensa, magari senza conoscersi; tutti però conoscono l'invitante: il Signore Gesù.

Ma per poter accedere al banchetto eucaristico c'è una condizione chiara e vincolante: bisogna essere mondi, puliti.

E Gesù stesso, nell'ultima Cena, mette in pratica questo momento di pulizia con un gesto inaspettato e sorprendente nei confronti dei suoi discepoli, quando dice loro: “Se io, il Signore e il maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni degli altri”.

Mentre gli altri evangelisti sottolineano le parole che Gesù pronuncia circa il tradimento di uno di loro e si interrogano su chi possa essere, l'evangelista Giovanni è così colpito dalla visione di Gesù prostrato ai piedi degli apostoli per lavare loro i piedi e dal rifiuto di Pietro ad accettare questo gesto (No, non mi laverai i piedi in eterno! E Gesù gli risponde: “Se non ti lavo, non avrai parte con me!) che quasi si dimentica di raccontare l'istituzione dell'Eucaristia, per tramandare alla memoria di tutti i credenti il gesto di umile servo che Gesù compie a favore dei suoi amici.

L'evangelista vuole sottolineare con forza il legame che deve esistere tra Eucaristia e servizio, forse perché la sua comunità ne aveva smarrito il senso.
Il gesto che Gesù compie esprime la totalità dell'amore per i “suoi”, la pienezza del dono della sua vita nel momento in cui si compie l'ora di passare da questo mondo al Padre.
Il compimento del progetto del Padre passa attraverso questo gesto, tanto semplice quanto impegnativo.

In questo testo ci sono due situazioni contrapposte: da un lato l'infedeltà di Giuda, che subito dopo la cena uscirà per andare a vendere Gesù; dall'altro l'amore immenso del Cristo, fedele sino al dono della sua stessa vita.

Pietro è perplesso e non comprende la via che Gesù ha scelto per guarire il nostro peccato, per donarci la sua vita.
In fondo è più difficile farsi lavare i piedi che lavarli agli altri: l'amor proprio (la superbia che tutti ci domina) non accetta volentieri che un'altra persona si prenda cura di noi, che ci riteniamo totalmente autonomi, ma deve rivolgersi soltanto verso chi è infermo e incapace di pensare a sé.

Si tratta infatti di rinunciare a noi stessi per lasciarci lavare: chi si fa lavare i piedi afferma di non essere autosufficiente, di non bastare a se stesso.
Eppure solo chi è disposto a lasciarsi amare in questo modo può aver parte con lui, solo chi accetta di rinunciare alla propria autosufficienza può conoscere il volto di Dio e incontrarlo veramente.

L'Eucaristia ci presenta un Dio che si getta ai piedi dell'uomo in segno di amore totale, di un Dio che perde la sua dignità per farsi servo, schiavo nel più umile dei servizi.
Questo gesto è un segno che deve restare come memoriale perenne: “Eucaristia dei piedi sporchi”!

Ma quante storie e vicissitudini hanno vissuto i piedi di quanti si accostano al banchetto del Signore?
È l'Eucarestia dei piedi sporcati dal tradimento, dal rinnegamento, dalla gelosia. 

   I piedi raccontano della vita di un uomo:
il suo cammino,
le sue fatiche,
il suo vagare,
le sue ferite,
i sogni che lo hanno messo per via,
i fallimenti che lo hanno fatto arrestare...
   Nei piedi: i progetti, i pensieri, i palpiti;
nei piedi: i dubbi di ogni scelta,
i batticuori di ogni svolta,
le paure di ogni incrocio.
Nei piedi: tutta la fatica della vita.

   E Dio è lì, prostrato, a sollevare la fatica di ogni vita,
inebriato dell'odore della lotta e della sconfitta,
della tenacia che non arresta il passo.

Dinnanzi ad un Dio così non possiamo fare gli schizzinosi. 
Anche per noi, lavare i piedi degli altri è il riconoscimento di quanto possa valere la vita di ognuno e del tributo di rispetto che ogni esistenza merita.
Solo chi sa inebriarsi dell'odore dei piedi dei fratelli, sarà in grado di gustare la fragranza del pane spezzato.

Lava, o Signore, i miei piedi! sono stanchi e rovinati dal cammino, sporchi e pieni di fango.
Lavali perché possa tornare a camminare sulla via del tuo amore, ristorato dal tuo perdono.