II Domenica di Avvento

II Domenica di Avvento

Sáb., 09 Dez. 23 Lectio Divina - Ano B

La II domenica di Avvento dell'anno B è caratterizzata dallo spettacolare annuncio: “Ecco io mando il mio messaggero davanti a te … Voce di uno che grida nel deserto: preparate la strada del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Mc 1,2).

Siamo entrati nel tempo liturgico in cui i paramenti sacri sono di color viola e si vive/respira un'aura di contrizione e di attesa, di trascendenza e di mistero, di conversione e di penitenza.

La liturgia odierna è come un grande affresco dominato da due figure imponenti, una del Vecchio Testamento (Isaia) e una del Nuovo Testamento (Giovanni Battista).

Isaia non è ancora stato illuminato dalla figura del Cristo ma, ispirato dalla visione spirituale, parla sempre al futuro, infondendo speranza alla sua gente: Popolo di Sion, il Signore verrà a salvare le genti e farà udire la sua voce maestosa (cfr. 30,30).

Investito da Jahwe, apparsogli nel Tempio, egli dà inizio ad un’attività che lo pone al centro degli avvenimenti politico-religiosi sotto i re Jotan, Achaz ed Ezechia.

In questo grande affresco Isaia ha un ruolo profetico di grande rilievo: egli è forte soprattutto per la sua incondizionata fede in Jahwè, che non si stanca di additare ai capi e al popolo come l'unico Salvatore. E la nascita prodigiosa dell'Emanuele (7, 3-14) è uno dei più grandi vaticini di tutto il Vecchio Testamento.

Ed ecco l'altra figura: Giovanni il Battista, che fa il suo ingresso nel mondo come asceta vestito di peli di cammello e predicatore di penitenza. Le sue parole bruciano l'aria, le sue azioni frustano il vento. Predica “un battesimo di conversione per il perdono dei peccati” (Mc 1,4) ed immerge i suoi discepoli nelle acque del Giordano. Il suo messaggio, pur legato a un momento della storia, è eterno. Si rivolge anche a noi. Anche noi durante l'Avvento dobbiamo preparare la strada del Signore, poiché un sentiero si spinge fino ai nostri cuori, anche se, purtroppo, sono molte le distrazioni che ci ostacolano nell'accogliere spiritualmente il messaggio del Vangelo.

L'Antifona d'ingresso, che si ispira al cap. 30 di Isaia (vv.19-30) meriterebbe di essere recitata (o magari cantata in gregoriano!), perché contiene il solenne annuncio che il Signore verrà a salvare le genti e che una voce maestosa infonderà letizia al cuore dell'uomo.

La preghiera Colletta chiede che la Sapienza che viene dal cielo guidi il nostro impegno nel mondo e ci apra alla comunione con il Cristo, nostro Salvatore. In questa invocazione sentiamo vivo il sentimento del vivere quotidiano, che guarda il proprio futuro e aspetta che si realizzi la promessa dei cieli nuovi e della terra nuova: il mondo prefigurato dai Profeti sta divenendo realtà.

Nella I lettura il testo di Isaia (40,1-5.9-11) invoca consolazione per il suo popolo e annuncia che “la colpa è scontata, la tribolazione è compiuta”.

Nella sua visione il profeta ascolta la voce di un messo che annuncia la venuta del Re divino, che avanza alla testa del suo popolo (come nell'uscita dall'Egitto) e dà disposizioni per preparare una comoda pista che agevoli il cammino. Gli Evangelisti hanno visto in questo nunzio misterioso Giovanni il Battista, sulla cui bocca le parole di Isaia hanno un senso spirituale e morale. Con la venuta del Signore la potenza divina si manifesterà nella salvezza del popolo eletto e attirerà l'ammirazione degli uomini. Questo messaggero ora è invitato a salire in alto e ad annunciare con voce tonante alla città di Giuda l'arrivo del Re che, quasi come una visione michelangiolesca, con braccia potenti domina tutto il creato e lo raccoglie, come un pastore, attorno alla sua persona.

Nel Salmo 84, proposto come Salmo responsoriale, il Signore non si presenta con poteri di dominio: il suo intento non è quello di sottomettere, ma di annunciare la pace a tutti coloro che gli sono rimasti fedeli. Egli parlerà loro di amore e di verità, di giustizia e di pace: un messaggio attualissimo, perché di pace oggi abbiamo estremo bisogno.

Nella II lettura, tratta dalla seconda lettera di Pietro (2Pt 3,8-14), l'apostolo scioglie la difficoltà creata dal ritardo della parusia, cioè del momento della manifestazione del regno messianico. L’apostolo ci ricorda che le nostre impazienze non hanno senso di fronte al Signore, per il quale mille anni sono come un giorno... Il tempo di attesa anzi ci viene concesso affinché abbiamo il tempo di perfezionare la nostra conversione e così farci trovare senza macchia nel momento dell'incontro con i Signore.

Il Vangelo di Marco inizia proprio con la citazione del capitolo 40 di Isaia riportato nella prima lettura, là dove il profeta predice il ritorno del popolo di Giuda dall'esilio, sotto la guida di Dio. Un nuovo araldo (il Battista) deve andare avanti a Lui per far preparare un sentiero nel deserto. E con questa figura di Giovanni “il battezzatore” si chiude in maniera solenne e definitiva la funzione del profetismo dell'Antico Testamento che trova piena attuazione appunto con la venuta del Cristo mediante la “certificazione” (come si direbbe oggi con un linguaggio burocratico) del battesimo nel fiume Giordano. Giovanni quindi è l'ultimo profeta dell'Antico Testamento e il primo Apostolo di Gesù, perché gli ha reso testimonianza fino a dare la vita. Egli ci assicura che Colui che viene dopo di lui, e del quale non è degno di sciogliere i legacci dei sandali, battezzerà con la potenza dello Spirito Santo.

La figura di Giovanni ha avuto grande importanza nella nostra storia occidentale e ha ispirato tanti grandi artisti che hanno raffigurato il “Battesimo di Cristo”, dal famoso affresco di Pietro Perugino nella Cappella Sistina, a quello di Piero della Francesca, alla “Nascita di San Giovanni Battista” di Artemisia Gentileschi e a tanti altri artisti che hanno sentito la forza di questa singolare figura profetica.

Con l'annuncio del Battista, ha inizio l'itinerario pubblico di Gesù di Nazareth; infatti è con il Battesimo e, prima ancora, con la dichiarazione del Battista, che viene proclamata la missione di Gesù e questa “epifania” segna l'inizio del suo ministero.