Salmo 16

Salmo 16

Seg., 10 Out. 22 Lectio Divina - Salmos

Il salmo 16 contiene una preghiera di fiducia in Dio con un carattere così particolare e intenso, che deborda dallo schema del genere e per la professione di lealtà esclusiva al Signore potrebbe adattarsi ottimamente a un sacerdote che si offre al servizio del Signore.

“Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio” esordisce il v.1: il “rifugiarsi” nasce probabilmente dalla concezione del tempio come asilo, o anche dall'istituzione di “città-rifugio”; qui però il rifugio è personalizzato e non si riferisce a un ambito chiuso: è Dio stesso lo spazio che accoglie l’orante!

Il salmista perciò sente il bisogno di effondere davanti a Lui il suo cuore; nei vv.2-4 dichiara che il Signore è il suo unico bene e che il suo amore per Dio si dilata anche verso gli altri. Infatti entrando al servizio del Signore non cerca altri beni all'infuori di Lui, però è consapevole di unirsi a una categoria di persone con cui condividerà questo compito; pertanto fa la sua professione di lealtà anche verso i colleghi, ai quali dà il titolo onorifico di “uomini nobili” e prosegue facendo la sua abiura dagli idoli, che neppure vuole nominare.

Dopo questi versetti introduttivi, sintesi della relazione personale con Dio e anche dell’aspetto comunitario che ne consegue, i vv.5-6 alludono alla terra come dono di Dio e alla sua ripartizione. Secondo la visione anticotestamentaria, la terra è stata data a tutto il popolo e ogni famiglia ha diritto a possederne un lotto, che diventerà eredità inalienabile. I Leviti però ne sono esclusi, perché dedicandosi al servizio di Dio vivono delle tasse del tempio. Per il levita, se il tempio è la sua “porzione di terreno”, l'eredità è Dio stesso; ciò significa che i sacerdoti non sono semplici funzionari, ma uomini che vivono intensamente la loro relazione con Dio: il resto viene loro dato in aggiunta.

Tale relazione viene esplicitata nel v.7, dove il salmista benedice il Signore che gli ha dato consiglio, cioè lo ha aiutato ad orientare le sue scelte attento alla voce divina; egli conta su questo Consigliere sempre accessibile, disinteressato, desideroso del bene dell'uomo. Poi, osservando la propria reazione interiore, riconosce che il “suo cuore”, sede dei pensieri e delle decisioni, viene istruito “anche di notte” nel silenzio e nella solitudine.

Nel v.8 il salmista confessa: “Io pongo sempre innanzi a me il Signore; sta alla mia destra, non posso vacillare”; il fatto di sentire abitualmente la presenza di Dio come sovrastante ad ogni attività, di avere sempre il suo sostegno, gli dona sicurezza e gioia; e lo esplicita nel v.9: “Di questo gioisce il mio cuore, esulta la mia anima; anche il mio corpo riposa al sicuro”.

Si tratta di una gioia interiore profonda, come una sorgente che scaturisce da dentro e inonda di dolcezza.

In questa fiducia incondizionata anche il sonno è tranquillo e sereno: non c’è posto per il timore della morte. Sappiamo che per l'uomo dell'Antico Testamento la morte era una barriera finale insormontabile, da essa non si tornava più indietro (cf Gb 10,21). Colui che prega questo salmo ha avuto un'esperienza così personale di Dio da scoprire una dimensione nuova dell'esistenza, un’intensità di vita nel rapporto con Lui, che trabocca anche nel corpo; perciò nel v.10 proclama la sua speranza nella risurrezione: non vedere la fossa significa aprirsi alla luce della vita; negare la corruzione significa affermare l'immortalità.

“Mi indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza” conclude il v.11. Il percorso del salmista è un cammino che è vita autentica e conduce alla vita definitiva in Dio, che stando alla sua destra s’incarica di indicargli il percorso e con la sua compagnia lo conferma nella gioia.

 

Trasposizione cristiana

Questo salmo viene citato due volte dal Nuovo Testamento: nel discorso di Pietro a Pentecoste (At 2, 24-32) e nel discorso di Paolo ad Antiochia di Pisidia (At 13,34-36), e in tutti e due i casi viene riferito alla risurrezione di Cristo.

 

Domande per la riflessione personale

  • La mia consacrazione battesimale arriva fino a escludere ogni forma d’idolatria: potere, denaro, successo ad ogni costo?
  • Quanti dèi mentali o sociali in me vogliono far concorrenza all'unico vero Dio?
  • Come sperimento la presenza di Dio nel cammino quotidiano?

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